Equo compenso Siae: traballa il balzello sulle memorie esterne
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5 Mag 2016
 
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Equo compenso Siae: traballa il balzello sulle memorie esterne

Copyright: l’equo compenso su Cd, Dvd, hard disk, pen drive, sim e schede telefoniche potrebbe avere le ore contate.

 

La Corte di Giustizia Europea potrebbe abolire il balzello che, in Italia, i consumatori pagano sulle memorie esterne come Cd, Dvd, hard disk portatili, pen drive, sim di macchine fotografiche e schede telefoniche. Si chiama “Equo compenso per copia privata[1], è costituito da una percentuale del prezzo di vendita e, dopo averlo incassato dagli acquirenti, le società produttrici lo versano alla SIAE. La sua giustificazione risiede in una presunzione: che nella memoria verrà registrato materiale protetto dal diritto d’autore; pertanto, i proventi derivanti dell’Equo compenso, una volta incassati dalla Società Italiana Autori ed Editori, dovrebbero servire a remunerare i titolari dei contenuti “duplicati”, ossia gli autori stessi. Ma il pagamento, avvenendo a monte, ossia all’atto dell’acquisto della memoria, senza distinguere tra chi utilizza il supporto hardware per copiare materiale protetto da copyright da chi, invece, vi registra propri documenti (come file word, excel, composizioni musicali, filmati delle proprie vacanze, immagini scattate con lo smartphone). Insomma, a pagare sono tutti, indistintamente. Salvo rimborso che, in teoria, dovrebbe spettare alle società produttrici ma sulle cui modalità si è aperta una lunga critica.

 

Ebbene, secondo l’avvocato Generale presso la Corte di Giustizia, l’equo compenso è illegittimo e va eliminato. I consumatori, dunque, non dovranno più pagare il balzello ogni volta che compreranno una memoria esterna. E, probabilmente, in caso di accoglimento della domanda, si potrebbe aprire anche un discorso per eventuali rimborsi sui pagamenti avvenuti sino ad oggi.

 

La causa è stata intentata da Nokia Italia, Hewlett-Packard italiana, Telecom Italia, Samsung Italia, Dell, Fastweb, Sony mobile communication e Wind telecomunicazioni. Queste aziende avevano fatto ricorso al Tar Lazio per chiedere l’annullamento del decreto e dell’allegato tecnico connesso, perché ritenuto contrario alla legislazione europea.

 

Non solo. L’Avvocato generale non è convinto dell’ampio potere discrezionale concesso alla Siae che, in pratica, ammette esenzioni «qualora lo ritenga opportuno». «Eppure – osserva l’avvocato – i produttori e gli importatori devono essere esentati ex ante dal pagamento del prelievo quando possono dimostrare di aver fornito apparecchi e supporti per un uso manifestamente estraneo alla realizzazione di copie private», ad esempio quando procedono a una vendita diretta a professionisti o enti pubblici.

 

Insomma, l’Equo compenso per copia privata potrebbe essere contrario al diritto europeo e, in particolare, con una direttiva del 2001 [2] sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione. Questo perché manca, nella legislazione, la previsione dell’esenzione nel pagamento per copia privata da parte delle persone giuridiche che acquistano supporti per fini estranei alla riproduzione per uso privato. Ora la parola finale spetta ai giudici della Corte di Giustizia.


La sentenza

Avvocato Generale, conclusioni, 4 maggio 2016, causa C-110/15

«Proprietà intellettuale – Direttiva 2001/29/CE – Diritto d’autore e diritti connessi – Articolo 5 – Diritto esclusivo di riproduzione – Eccezioni e limitazioni – Equo compenso – Portata – Determinazione dei criteri per l’esenzione ex ante dal prelievo mediante negoziazione privata – Richiesta di rimborso limitata all’utente finale»

1. La presente domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta dal Consiglio di Stato (Italia), riguarda la corretta interpretazione dell’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2001/29/CE (2). Conformemente a tale disposizione, gli Stati membri possono prevedere un’eccezione al «diritto di riproduzione» riconosciuto in via esclusiva ai titolari dei diritti per quanto riguarda la riproduzione ad uso privato. Quando uno Stato membro decide di limitare in tal modo i diritti esclusivi dei titolari, la direttiva impone agli Stati membri di istituire un sistema con il quale sia garantito ai titolari un equo compenso per l’uso del materiale protetto da diritto d’autore.
2. In Italia, quando è consentita la riproduzione ad uso privato, tale compenso si configura come prelievo per copia privata previsto per attrezzature, apparecchi e supporti idonei alla riproduzione di opere e di

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[1] Previsto dal Decreto del Ministro per i beni e le attività culturali del 30.12.2019 (cosiddetto decreto Bondi).

[2] Direttiva UE n. 2001/29.

 


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