L’email del dipendente non può essere spiata dal datore di lavoro
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5 Mag 2016
 
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L’email del dipendente non può essere spiata dal datore di lavoro

Scatta il reato di accesso abusivo a sistema informatico se il datore o il superiore gerarchico forzano la casella di posta elettronica protetta da password e nome utente.

 

Commette reato il datore di lavoro che accede furtivamente alla casella email del proprio dipendente, a prescindere dalle finalità: scatta infatti il delitto di “accesso abusivo a sistema informatico” sanzionato dal codice penale [1] con la reclusione fino a tre anni. A dirlo è la Cassazione con una sentenza di poche ore fa [1].

 

La casella di posta elettronica dei dipendenti, se protetta dalle credenziali di acceso (username e password) è, infatti, inviolabile, così come lo è la corrispondenza privata. Essa, peraltro, oltre ai caratteri della segretezza per principio costituzionale, rappresenta un vero e proprio “sistema informatico” protetto dalla norma penale.

 

 

La vicenda

Il responsabile di un ufficio pubblico si era introdotto nella casella email del un dipendente dello stesso ufficio, per leggere i messaggi di posta in essa contenuti. Il legittimo titolare dell’account se n’è accorto e subito è scattata la querela.

 

 

L’email è un sistema informatico

La difesa dell’imputato si è incentrata tutta sul tentativo di far ritenere al giudice che la casella della posta elettronica non costituirebbe un “sistema informatico” secondo la definizione che ne dà il codice penale. E questo perché si tratterebbe di una entità immateriale, rappresentata solo da una memoria virtuale.

Non è dello stesso avviso la Corte di Cassazione secondo cui anche l’account delle email rappresenta, inequivocabilmente, un “sistema informatico”. Tale concetto, infatti, è piuttosto ampio poiché la legge ha fatto riferimento a concetti già diffusi ed elaborati dal mondo della tecnica e della comunicazione, e ciò allo scopo di tutelare le nuove forme di aggressione alla sfera personale, rese possibili dallo sviluppo della scienza. Pertanto il “sistema informatico” cui fa riferimento il codice penale non è solo un complesso organico di elementi fisici (harware) e astratti (software). Vi rientra anche lo spazio di memoria di un sistema informatico destinato alla memorizzazione di messaggi, o informazioni di altra natura (immagini, video e così via), di un soggetto identificato da un account registrato presso un provider del servizio. E l’accesso a questo spazio di memoria rappresenta senz’altro un acceso a sistema informatico di cui la casella è un semplice elemento.

 

Pertanto, se in un sistema informatico pubblico sono attivate caselle mail protette da password personalizzate – in modo tale da rivelare la chiara volontà dell’utente di farne uno spazio a sé riservato, ogni accesso abusivo allo stesso costituisce reato. Infatti la casella email costituisce il domicilio informatico proprio del dipendente stesso.


[1] Art. 615 ter cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 13057/16 del 5.05.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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