Come non lasciare la pensione di reversibilità all’ex coniuge
Lo sai che?
5 Mag 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Come non lasciare la pensione di reversibilità all’ex coniuge

La pensione di reversibilità, che spetta all’ex marito o moglie in caso di separazione o divorzio, non può essere percepita in caso di assegno divorzile pagato in un’unica soluzione.

 

Come sapranno bene le coppie di separati o divorziati, se uno dei due coniugi decede prima dell’altro, a quest’ultimo ancora in vita spetta (a determinate condizioni) l’intera pensione di reversibilità del primo (o solo una parte qualora questi, prima della morte, si era risposato: in tal caso, infatti, bisognerà dividere la reversibilità con l’altro coniuge).

 

La reversibilità, invece, non spetta, oltre che nei casi in cui non sussistono le condizioni previste dalla legge (ad esempio, quando il coniuge superstite ha subìto la dichiarazione di addebito nella causa di separazione) anche in un’altra ipotesi: se l’ex ha accettato di ricevere l’assegno divorzile in un’unica soluzione. In tal caso, infatti, egli rinuncia all’eventuale pensione di reversibilità del coniuge deceduto. E ciò perché il pagamento del mantenimento “una tantum”, consentito dalla legge [1], fa venir meno, in capo al beneficiario, qualsiasi ulteriore diritto di contenuto patrimoniale nei confronti dell’altro coniuge. Lo ha chiarito poche ore fa la Cassazione [2], intervenendo su una questione ancora molto dibattuta.

 

 

La vicenda

Alla morte di un uomo, l’ex moglie pretendeva dall’Inps la pensione di reversibilità del primo. L’Istituto di Previdenza, tuttavia, rigettava la richiesta in quanto la signora, in sede di divorzio, aveva ottenuto, oltre al diritto di abitare nella casa di proprietà del marito e al comodato sui mobili, un mantenimento versato con un unico assegno, rinunciando così al consueto mantenimento mensile.

 

 

La Cassazione

Quando le pretese economiche dell’ex sono soddisfatte in un’unica soluzione, e approvate dalla sentenza che scioglie il matrimonio, non si può riconoscergli anche la pensione di reversibilità del de cuius: diversamente, il beneficiario verrebbe a trovarsi in una condizione migliore rispetto a quella di cui godeva quando l’ex coniuge era in vita, dal momento che all’epoca non percepiva l’assegno di mantenimento.

 

Insomma, solo il pagamento mensile dell’assegno di mantenimento dà diritto alla pensione del de cuius.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 9 febbraio – 5 maggio 2016, n. 9054
Presidente Napoletano – Relatore Doronzo

Svolgimento del processo

1. La Corte d’appello di Genova, con sentenza depositata il 7 maggio 2010, ha rigettato l’appello proposto dall’INPS contro la sentenza resa dal Tribunale della stessa sede che, in accoglimento della domanda proposta da C.F. , aveva condannato l’Istituto previdenziale al pagamento in favore della stessa della pensione di reversibilità sulla pensione già in godimento all’ex marito, R.M. , dal quale era divorziata.
2. La Corte ha ritenuto che la costituzione in sede di scioglimento del matrimonio, in favore del coniuge, di un diritto di abitazione sull’appartamento di proprietà del de tatua e di comodato sui mobili esistenti, contestualmente alla rinunzia all’assegno di mantenimento già previsto in sede di separazione, aveva funzione alternativa all’assegno di divorzile e, pertanto, sussisteva il presupposto previsto dall’art. 9, comma 2, l. n. 898/1970, come modificato dall’art. 13 legge n. 74/1987, per il riconoscimento del diritto alla pensione di reversibilità.
3. Contro questa sentenza l’INPS propone ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo, cui resiste con controricorso la C. , che deposita memoria ex art.

Mostra tutto

[1] L. 898/1970, art. 5, co. 8.

[2] Cass. sent. n. 9054/16 del 5.05.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
 
Commenti