Stalking anche il corteggiamento ossessivo e continui mazzi di fiori
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5 Mag 2016
 
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Stalking anche il corteggiamento ossessivo e continui mazzi di fiori

Stalking il corteggiamento oppressivo: per la Cassazione anche l’invio dei fiori, se non gradito, è un atto persecutorio: la circostanza che la donna sia stata costretta ad andare a vivere dalla madre è sufficiente.

 

Con due recenti sentenze la Cassazione ha chiarito che anche il corteggiamento ossessivo, come quello consistente in ripetuti mazzi di fiori inviati a casa, può integrare il reato di stalking.

 

Con una prima pronuncia [1], la Corte ha ritenuto che il comportamento della donna, costretta a lasciare casa propria e ad andare a dormire dalla madre, per sfuggire al pressing ossessivo di un uomo, è chiaro e palese segnale dell’esistenza del reato: reato che scatta, infatti, quando la vittima è costretta a cambiare le proprie abitudini di vita perché teme per la propria incolumità o perché soffocata da uno stato di ansia. Tale trasferimento è sintomo evidente della costrizione subita.

Con la seconda sentenza [2], la Corte se la prende con le forme di corteggiamento anche maldestro, qualora travalichino i limiti che sono loro proprie, anche nel rispetto della persona corteggiata: si tratta, insomma, del pressing che assume il carattere di estrema ed allarmante molestia, tesa a piegare la donna, a perseguitarla, a invadere la vita di costei con la sua presenza.

È comunque necessario che la donna abbia dimostrato un fermo disinteresse verso l’uomo, sia pure occasionalmente ringraziandolo per i regali e i mazzi di fiori.

 

Spesso il reato di stalking si risolve in una serie di comportamenti che, di per sé, non hanno alcuna valenza criminosa, e che la assumono invece per il fatto della loro maniacale ripetitività, assunta nei confronti di una persona che non la gradisce, rendendola insopportabile. Come appunto recapitare delle rose.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 18 dicembre 2015 – 4 maggio 2016, n. 18556
Presidente Nappi – Relatore De Gregorio

Svolgimento del processo

Con la sentenza impugnata la Corte d’Appello di Messina ha confermato la condanna alla pena di giustizia nei confronti di S.A., per il delitto ex art 612 bis cp, compiuto nel mese di Aprile 2013.
1. La motivazione della decisione ha rinviato alla puntuale e meticolosa sentenza di primo grado ed ha premesso che la responsabilità dell’imputato può ricavarsi anche dalle sole dichiarazioni della persona offesa, purchè sottoposte a vaglio critico e nel caso concreto vi ha fatto riferimento specifico, definendole chiare e precise nella complessiva ricostruzione dei fatti.
1.1 La sentenza impugnata ha in ogni caso dato conto di più deposizioni testimoniali a riscontro delle dichiarazioni della parte offesa, confutando nel contempo le osservazioni critiche svolte in proposito dalla difesa. I Giudici di Appello hanno dato atto, infine, del verificarsi degli eventi alternativi del cambiamento delle abitudini di vita, consistiti nella fattispecie concreta nel fatto che la donna andò a dormire presso la madre per un periodo e dovette accompagnare a scuola i figli scortata dai CC. Avverso la sentenza ha proposto ricorso il difensore per

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[1] Cass. sent. n. 18556/16 del 4.05.2016.

[2] Cass. sent. n. 18559/16 del 4.05.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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