Deposito telematico: quale PEC vale per il rispetto dei termini?
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5 Mag 2016
 
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Deposito telematico: quale PEC vale per il rispetto dei termini?

PCT: l’atto processuale si considera depositato nei termini all’esito positivo della terza PEC.

 

Solo la terza ricevuta relativa all’esito dei controlli automatici rileva ai fini della valutazione della tempestività o meno del deposito con il PCT. A dirlo è il Tribunale di Milano con una recente ordinanza [1].

 

 

La vicenda

Nel riassumere telematicamente un giudizio, l’avvocato riceveva le due mail con la conferma di accettazione e consegna ed, infine, anche la terza ricevuta di esito positivo dei controlli automatici. A distanza di 40 giorni da quest’ultima, la Cancelleria invece rifiutava l’atto, contestando la mancata indicazione del numero di Rg. Il legale ridepositava l’atto, questa volta però non potendo più rispettare il termine.

 

 

I passaggi del PCT

Ricordiamo i passaggi che avvengono nel momento in cui si deposita un atto per via telematica:

 

1) il depositante predispone il messaggio con destinatario l’indirizzo di PEC dell’ufficio giudiziario;

2) il messaggio viene inviato al gestore di PEC del depositante stesso;

3) il gestore di PEC del depositante restituisce la Ricevuta di Accettazione (RdA);

4) il gestore di PEC del depositante invia il messaggio al gestore di PEC del Ministero;

5) il gestore di PEC del Ministero restituisce la Ricevuta di Avvenuta Consegna (RdAC);

6) la RdAC viene resa disponibile nella casella di PEC del depositante;

7) il gestore dei servizi telematici effettua gli opportuni controlli automatici (formali) sulla busta telematica;

8) l’esito è inviato con un messaggio di PEC al depositante;

9) il gestore di PEC del depositante rende disponibile l’esito dei controlli automatici nella casella di PEC del depositante;

10) il gestore di PEC del depositante invia al gestore di PEC del Ministero la Ricevuta di Avvenuta Consegna (RdAC);

11) l’operatore di cancelleria, attraverso il sistema di gestione dei registri, accetta l’atto, che viene così inserito nel fascicolo informatico.

La Pec della cancelleria è necessaria ai fini del termine?

Esistono due orientamenti giurisprudenziali in materia di tempestività del deposito telematico di un atto. Il primo e più consolidato indirizzo considera tempestivo il deposito nel momento in cui la parte riceve le prime due notifiche PEC (RAC e RdAC). Il secondo invece ritiene che si possa verificare la tempestività e la ritualità del deposito telematico solo all’esito positivo dell’intera procedura e, quindi, anche con la PEC di conferma inviata dalla cancelleria.

 

Il problema è quando l’atto non viene accettato non per un errore tecnico, ma per una valutazione discrezionale del cancelliere che, però, così facendo, si sostituisce al giudice e impedirebbe a quest’ultimo la valutazione ultima che invece gli spetterebbe.

 

Sul punto si erano già espressi il tribunale di Milano e di Pescara (leggi “Processo civile telematico: la rimessioni in termini”) al cui articolo di approfondimento si rinvia per una più completa trattazione.

 

Di fatto, una circolare del Ministero di Giustizia [2] opera una distinzione, stabilendo che:

 

  • in caso di errore WARN o ERROR, la Cancelleria deve forzare il deposito, segnalando al giudice, unico soggetto competente a decidere in merito alla tempestività e ritualità del deposito, l’eventuale problema riscontrato;
  • in caso di errori FATAL la Cancelleria può rifiutare l’atto.

 

 

Il tribunale di Milano

Secondo la sentenza in commento, nel processo civile telematico, ai fini della valutazione della tempestività del deposito degli atti processuali, rileva la ricevuta rilasciata, a seguito di controllo formale sulla busta telematica, da parte del Gestore di Pec del dominio Giustizia. Per cui una volta che l’esito dei controlli automatici sia positivo, la Cancelleria non può rifiutare l’atto, se non nei casi più gravi di errori c.d. FATAL

Di conseguenza, il Tribunale di Milano ritiene che, pur essendo corretto l’orientamento giurisprudenziale che sostiene la necessità di ottenere tutte e quattro le ricevute ai fini della tempestività del deposito, soltanto la terza ricevuta relativa agli esiti dei controlli automatici può essere valutata come causa di deposito tardivo. Qualora l’esito di tali controlli, invece, risulti positivo, la Cancelleria non potrà più rifiutare l’atto se non nei casi più gravi di errori FATAL.

 

 

Le anomalie nel deposito

Le anomalie sono riconducibili a tre categorie: WARN, ERROR e FATAL; di queste però solo l’ultima inibisce materialmente l’accettazione e dunque autorizza il rifiuto dell’atto da parte della cancelleria. Negli altri due casi invece le cancellerie dovranno «forzare l’accettazione del deposito», segnalando comunque l’anomalia al giudice.


La sentenza

TRIBUNALE ORDINARIO di MILANO

QUARTA SEZIONE CIVILE Nella causa civile iscritta al n. r.g. promossa da:

contro

Il Giudice dott. Nicola Fascilla,
a scioglimento della riserva assunta all’udienza del 13/04/2016, letti gli atti e i documenti;
sentiti i procuratori delle parti;
ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

Occorre preliminarmente svolgere alcune osservazioni sul piano normativo e applicativo dei depositi telematici.
Il deposito telematico è in realtà costituito da una serie di passaggi logicamente e temporalmente susseguenti che, partendo dall’invio effettuato dal procuratore di una parte, si esaurisce con l’ultimo atto compiuto dalla cancelleria di accettazione dell’atto.

Come è noto, la fonte principale per i depositi telematici è il DM 44/2011, che all’art. 1 testualmente afferma come “Il presente decreto stabilisce le regole tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione ai sensi dell’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 29 dicembre 2009, n. 193, convertito nella legge 22 febbraio 2010 n. 24, recante «Interventi urgenti in materia di funzionalita’ del sistema giudiziario» ed in attuazione del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82,

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[1] Trib. Milano, ord. del 23.04.2016.

 


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