Pensione anticipata a 63 anni: meglio l’Ape o il computo?
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6 Mag 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Pensione anticipata a 63 anni: meglio l’Ape o il computo?

Pensionamento con 3 anni di anticipo col computo nella Gestione Separata o con le penalizzazioni previste dalla nuova Ape: quale sistema è più conveniente?

 

 

La nuova pensione anticipata a 63 anni di età sta per diventare realtà: il premier ha difatti recentemente annunciato che, con la Legge di Stabilità 2017, sarà resa operativa la nuova APE, una tipologia di pensionamento anticipato che prevede delle piccole penalizzazioni.

Sono, ad oggi, piuttosto esigui i dettagli in merito resi noti, mentre sono parecchi i dubbi che attanagliano i lavoratori più vicini alla pensione: ci si chiede, in particolare, se questo sistema di pensionamento con 3 anni di anticipo apporti delle effettive novità rispetto alla pensione anticipata a 63 anni già esistente, cioè a quella contributiva, ottenibile anche tramite computo nella Gestione separata.

Per scoprirlo, analizziamo le caratteristiche principali delle due opzioni di pensionamento.

 

 

Pensione anticipata contributiva a 63 anni

La pensione anticipata contributiva, una misura attiva già da tempo, consente il diritto al trattamento con i seguenti requisiti:

 

63 anni e 7 mesi di età;

20 anni di contributi;

– un assegno pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale.

 

Possono accedervi i lavoratori che:

 

– non hanno contributi precedenti al 1996;

– hanno meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 e almeno 5 anni di contributi versati dal 1996 in poi, se optano per il computo nella Gestione Separata (in pratica, tutta la contribuzione posseduta confluisce in tale gestione).

 

Il calcolo della pensione avviene col sistema interamente contributivo: anche se il metodo contributivo non prevede una penalizzazione unica, in quanto questa cambia in base alla carriera lavorativa, all’ammontare degli stipendi ed all’anzianità di servizio posseduta, la decurtazione dell’assegno di pensione, rispetto al metodo retributivo, è piuttosto elevata. In certi casi sono state calcolate penalizzazioni superiori al 30%.

 

 

Pensione anticipata APE

Considerate le penalità del contributivo, la via più veloce e indolore che si profila per la pensione, qualora risultino confermate le modifiche in corso d’opera alla Legge Fornero, risiederebbe nella nuova pensione anticipata a 63 anni di età, che è stata battezzata Ape dal Governo.

Ancora non sono chiari i requisiti di accesso: quel che è certo è che consentirà di anticipare la pensione di vecchiaia di 3 anni e che una corsia preferenziale sarà riservata ai lavoratori disoccupati, per i quali le penalizzazioni per l’anticipo saranno minori (in quanto graduate in base al reddito).

I requisiti previsti per la pensione di vecchiaia diverranno uguali per tutti nel 2018 (66 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi) ed aumenteranno nel 2019 (66 anni e 11 mesi): poiché l’accesso alla pensione sarà consentito a coloro cui mancano 3 anni per il pensionamento di vecchiaia, inizialmente, con tutta probabilità, potranno rientrare nella misura i nati sino al 1953 (quindi chi avrà, all’entrata in vigore della norma, un’età pari a 63 anni e 11 mesi).

Le penalizzazioni previste per l’accesso anticipato saranno calcolate sulla sola quota retributiva della pensione: ancora non è stata fornita una percentuale precisa, anche se si parla di una decurtazione che va dal 2% al 4% annuo, da graduarsi in base al reddito.

I costi della flessibilità sarebbero a carico dello Stato per i soli disoccupati, mentre sarebbero a carico delle aziende per i lavoratori in esubero; i lavoratori prepensionati volontariamente, invece, potrebbero accedere alla pensione anche col ricorso ad un prestito bancario.

 

 

Pensione anticipata contributiva e APE: quale la più conveniente?

In base a quanto esaminato, tra le due opzioni la meno penalizzante è senz’altro l’APE, in quanto il taglio dell’assegno è notevolmente minore: anche se non esiste una decurtazione fissa col contributivo, nella stragrande maggioranza dei casi la penalizzazione non è mai inferiore al 15%.

Non resta dunque che attendere gli ulteriori sviluppi del decreto di modifica della Legge Fornero, per prendere una decisione fondata su parametri corretti.


 


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