Pensione anticipata, penalità legata al reddito
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6 Mag 2016
 
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Pensione anticipata, penalità legata al reddito

APE a 63 anni: penalità variabile sulla base degli anni di anticipo dalla pensione e dell’entità dell’assegno.

 

Il nuovo A.P.E., ossia l’Assegno pensionistico per chi intende uscire prima dal lavoro (pensione anticipata), comincia già a far parlare di sé: dopo che ieri il Premier Renzi ha ufficializzato, in rassegna stampa, la sua uscita con la legge di Stabilità di fine 2016 (leggi “Il nuovo assegno di pensione anticipata a 63 anni”), si passa ora a comprendere come saranno le penalizzazioni per chi opterà per la nuova flessibilità in uscita.

 

In particolare, l’Ape prevede delle penalità variabili sulla base dei seguenti parametri:

 

  • numero di anni dell’anticipo
  • entità dell’assegno percepibile al momento del raggiungimento della soglia di vecchiaia.

 

Secondo il Sole24Ore sarebbe proprio questo l’ingranaggio chiave della nuova pensione anticipata per chi ha raggiunto almeno 63 anni.

 

Tra le ipotesi di lavoro al momento più gettonate – sempre secondo quanto riportato dal Sole24Ore – e che dovrebbero trovare ufficializzazione in un documento che sarà emesso tra circa un mese, c’è quella di prevedere penalità molto contenute per gli assegni più bassi (fino a tre volte il minimo). Il taglio sarebbe del:

 

  • 2-3% per ogni anno di anticipo rispetto all’assegno di vecchiaia “pieno” fino a massimo 6-9% con uscita anticipata di tre anni;
  • per le pensioni più elevate dei nati tra il 1951 e il 1953 la decurtazione potrebbe essere del 5-8% per ciascun anno di anticipo, fino a un massimo del 20% nell’eventualità di un’uscita anticipata di tre anni.

 

La penalizzazione verrà calcolata solo sulla parte del montante della pensione determinata in base al metodo retributivo perché la quota contributiva determina da sé una penalizzazione con l’anticipo.

 

Il finanziamento dell’operazione sarà garantito in gran parte da banche e assicurazioni, che erogheranno le mensilità di pensione anticipata per il tramite dell’Inps, grazie al “prestito”, che sarà poi restituito dal pensionato a rate con un percorso pluriennale che scatterà nel momento del raggiungimento del requisito di vecchiaia. Invece gli interessi da garantire a banche e assicurazioni saranno a carico dello Stato.

 

Nella riforma previdenziale allo studio del Governo potrebbe entrare anche una semplificazione delle regole per il ritiro anticipato dei lavoratori esposti ad attività usurante (cosiddetti lavori usuranti). Dovrebbe scattare anche una mini­riforma della previdenza integrativa (fondi pensione).


 


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