Separazione: figli neonati in affido condiviso
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6 Mag 2016
 
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Separazione: figli neonati in affido condiviso

Affidamento condiviso anche per il bambino di pochi mesi, nato quando la coppia si è già divisa.

 

La regola dell’affidamento condiviso dei figli, per le coppie che si separano o che divorziano, vale sempre, anche se il bambino è neonato o se i genitori si dividono durante la gestazione dello stesso. A dirlo è il tribunale di Roma con una recente sentenza [1].

 

Solo la mancanza dell’idoneità di uno dei genitori (o una carenza comportamentale) potrebbe mutare le sorti dell’affidamento del minore e trasformarlo da “condiviso” – come regola generale vuole – a “esclusivo”.

Del resto, tali criteri sono stati stabiliti dalla legge per garantire il rispetto dei principi in materia di famiglia e di bigenitorialità (il diritto, cioè, del figlio a vivere e crescere con entrambi i genitori, ossia a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori e di ricevere cura, educazione, istruzione ed assistenza morale e materiale da entrambi).

 

Si legge infatti nella sentenza del Tribunale romano: la tenerissima età della piccola, unitamente alla cessazione della relazione tra i genitori avvenuta nel corso della stessa gestazione della minore, con altalenanti visite del padre, impone di mantenere la collocazione della residenza presso la madre, nonché di graduare la frequentazione dell’altro genitore al fine di consentire alla piccola un corretto adattamento. Insomma, proprio la tenera età del figlio potrebbe giustificare il maggior tempo trascorso con la mamma. Il giudice ha, infatti, rilevato come per un neonato (15 mesi) la figura materna si ponga sostanzialmente come “unico referente” data la necessità di dover affrontare e superare il primo “percorso di crescita nel rispetto della sua evoluzione cognitiva e di progressivo consolidamento di un rapporto affettivo privo di impatti traumatici”.

 

Dunque, in questi casi, i tempi di permanenza con il padre dovranno essere regolati dal giudice con modi e calendari graduali nel tempo. Nella sentenza si legge infatti che “nella prima fase orientativamente fissata fino al compimento del secondo anno di età e comunque, secondo i più accreditati orientamenti della psicologia neonatale, quando la minore avrà acquisito l’abitudine di addormentarsi e risvegliarsi durante il riposo pomeridiano con il padre, è opportuno che dovendo privilegiarsi il mantenimento dell’habitat domestico della bambina, sia il padre a recarsi in visita presso l’abitazione materna, senza l’accompagnamento di parenti, la cui presenza, avuto riguardo al clima di tensione sussistente tra i due nuclei familiari, finirebbe con il compromettere l’instaurazione di un rapporto sereno tra i due genitori, con evidenti ricadute sulla minore”.


La sentenza

IL TRIBUNALE DI ROMA
SEZIONE PRIMA CIVILE
In composizione collegiale, così costituito: Dott.ssa Donatella Galterio – Presidente relatore Dott. Vincenzo Vitalone – giudice
Dott.ssa Cristiana Ciavattone – giudice

Letti gli atti della causa n.r.g._________/___ relativa alla regolamentazione del regime di affido della prole nata fuori dal matrimonio e degli obblighi di mantenimento nei confronti della medesima tra

GI.SP. (avvocati Ce. e Ca.Io.)
E
MA.CO. (avvocati Ma.Ma. ed avvocato Ma.D.)
sciogliendo la riserva di cui al verbale in data________, pronuncia il seguente DECRETO

rilevato che non sono ravvisabili ragioni che consentano di derogare in relazione all’affido della minore alla regola prioritaria sancita dall’art. 337-ter c.c., non evincendosi dalle condotte descritte in ricorso alcuna inidoneità genitoriale o manifesta carenza comportamentale in capo al padre che, malgrado la giovane età (22 anni), peraltro maggiore di quella della madre (20 anni) è apparso anche nel corso dell’audizione delle parti, un genitore consapevole delle proprie responsabilità;

rilevato tuttavia che la tenerissima età di Il., nata …, ad oggi di appena 15 mesi, unitamente alla cessazione della relazione tra i genitori

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[1] Trib. Roma, sent. del 26.06.2015.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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Commenti
6 Mag 2016 Pierpaolo Poldrugo

la madre debba comunque immediatamente attivarsi in ragione della sua integra capacità lavorativa per reperire sulla base delle attuali offerte di mercato un impiego consono alle sue concrete capacità ed aspirazioni, che dovrà presumibilmente, tenuto conto che il titolo di studio conseguito è il diploma di terza media, esplicarsi in attività di lavoro manuale, laddove uguale impegno non può essere al momento richiesto al padre, essendo colui che si occupa in via continuativa dell’accudimento della bambina, sia pur contando sull’aiuto materiale dei propri familiari;
una sentenza così avrebbe esattamente gli stessi fondamenti di legge di quella prodotta dalle Dott.sse Donatella Galterio e Cristiana Ciavattone, sotto la presidena del relatore Dott. Vincenzo Vitalone.
A quella riprodotta vengono a mancare, quindi, le necessarie motivazioni di legge.
Dott.ssa

 
6 Dic 2016 Lucio Lucino

Sentenza molto discriminante. Viene tutelata l’ infante praticamente togliendole la figura paterna. La bimba può stare col padre solo 30 ore al mese (poco più di 1 giorno) fino al 2°anno di età!!!!!!!!!!!!!! Assurdo.