Assegno d’invalidità, se cambio lavoro lo perdo?
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11 Mag 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Assegno d’invalidità, se cambio lavoro lo perdo?

Assegno ordinario d’invalidità: quando spetta, limiti di cumulo, ipotesi in cui si perde il diritto.

 

Percepisco l’assegno di invalidità ordinario e ho appena vinto un concorso: se passo da dipendente pubblico a privato lo perdo?

 

L’assegno ordinario d’invalidità è un beneficio che spetta a coloro che possiedono una capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo, se in possesso di determinati requisiti contributivi (5 anni di contributi, di cui 3 anni versati nell’ultimo quinquennio).

L’assegno è compatibile con l’attività lavorativa, sia autonoma che dipendente, sia nel settore privato che nel pubblico. Non ci sono, difatti, preclusioni particolari per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, restando come unico limite alla prestazione il reddito percepito.

 

 

Assegno d’invalidità: limiti di reddito

In particolare, l’assegno ordinario d’invalidità, pur essendo compatibile con l’attività lavorativa, viene ridotto se sono percepiti redditi da lavoro dipendente, parasubordinato, autonomo o d’impresa, nella seguente misura:

 

– 25% se il reddito da lavoro è superiore a 4 volte il trattamento minimo INPS;

– 50% se il reddito da lavoro è superiore a 5 volte il trattamento minimo INPS.

 

In pratica, per chi percepisce il trattamento nell’anno 2016:

 

– non è prevista alcuna riduzione, se il reddito è inferiore a 26.098,28 euro;

– è prevista una riduzione del 25%, cioè pari a un quarto, se il reddito va da 26.098,28  fino a  32.622,85 euro;

– è prevista una riduzione del 50%, se il reddito va oltre 32.622,85 euro.

 

 

Assegno d’invalidità: capacità lavorativa

Come già esposto, per la spettanza dell’assegno ordinario è necessario che la capacità lavorativa sia ridotta a meno di un terzo.

La capacità di lavoro, requisito di riferimento per stabilire l’invalidità, è valutata secondo l’idoneità a svolgere:

 

– l’attività lavorativa concretamente effettuata;

– le altre attività che l’interessato è in grado di svolgere (a seconda delle condizioni fisiche, della preparazione culturale e delle esperienze professionali) senza esporre ad ulteriore danno la propria salute [1].

 

Pertanto, ad influire su una nuova valutazione della capacità lavorativa può essere non tanto il passaggio dal settore privato al settore pubblico, quanto un eventuale cambiamento di mansioni, in relazione alle quali l’idoneità allo svolgimento dell’attività sia differente.

La legge, difatti, stabilisce che l’assegno è riconosciuto per un periodo di tre anni e può essere confermato per periodi della stessa durata, su domanda del titolare dell’assegno, se restano valide le condizioni alla base della liquidazione della prestazione, tenuto conto anche dell’eventuale attività lavorativa svolta.

Di conseguenza, se cambia l’attività lavorativa, cambia anche la valutazione della relativa capacità allo svolgimento della stessa.

Il rischio di perdere il trattamento a causa della modifica dell’attività lavorativa, ad ogni modo, è quasi nullo dopo il terzo riconoscimento consecutivo: infatti, dopo tre riconoscimenti di seguito l’assegno di invalidità è confermato automaticamente, ferma restando la facoltà dell’INPS di procedere alla revisione della prestazione previdenziale.

 

 

Assegno d’invalidità: spettanza del diritto

In base a quanto esposto, per essere sicuri della spettanza del diritto, si deve:

 

– aver riguardo al reddito da lavoro percepito, per l’eventuale superamento delle soglie limite;

– aver riguardo all’eventuale cambio di mansioni o di attività, in quanto incidente sulla specifica capacità lavorativa.


[1] Cass. sent. n. 10714 del 22.07.2002.

 


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