Detrazioni sulle spese di istruzione e mensa scolastica
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7 Mag 2016
 
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Detrazioni sulle spese di istruzione e mensa scolastica

La circolare 18/E dell’Agenzia delle Entrate: per fruire dell’agevolazione, nella causale del bonifico o del bollettino postale andranno indicati il servizio mensa, il nome e cognome dell’alunno e la scuola di frequenza.

 

Con la circolare diramata ieri [1], l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni importanti chiarimenti in materia di detrazioni su spese di istruzione e mensa scolastica.

Le spese per la frequenza di asili, scuole elementari, medie e superiori godono di una detrazione dall’Irpef al 19% fino a 76 euro.

Dall’anno scorso, tra queste spese rientrano pure le spesa per la mensa scolastica, anche quando tale servizio è “reso per il tramite del Comune o di altri soggetti terzi rispetto alla scuola”. A tal fine, non è necessario che il servizio di ristorazione scolastica sia deliberato dagli organi di istituto, in quanto è istituzionalmente previsto dall’ordinamento scolastico per tutti gli alunni di queste scuole.

 

Per fruire dell’agevolazione, nella causale del bonifico o del bollettino postale andranno indicati il servizio mensa, il nome e cognome dell’alunno e la scuola di frequenza. I contribuenti che pagano il servizio in contanti o con altre modalità diverse dal bonifico (es. bancomat o buoni mensa), dovranno chiedere alla scuola o al soggetto che riceve il pagamento un’attestazione che certifichi l’ammontare della spesa sostenuta nell’anno e i dati dell’alunno. L’Agenzia chiarisce che sia la domanda del contribuente sia l’attestazione sono esenti da imposta di bollo.

 

Relativamente alla modalità di certificazione delle spese sostenute per la mensa, il contribuente dovrà recuperare la ricevuta del bollettino postale o del bonifico bancario, effettuati per pagare la scuola, il Comune o altro fornitore del servizio. Come appena detto, tale ricevuta dovrà necessariamente riportare, nella causale, l’indicazione del servizio mensa, la scuola di frequenza e il nome e cognome dell’alunno.

 

Se il servizio mensa è stato pagato in contanti, con altre modalità (ad esempio, bancomat) o tramite acquisto di buoni mensa in formato cartaceo o elettronico, la spesa può essere documentata mediante un’apposita attestazione, rilasciata dal soggetto che ha ricevuto il pagamento o dalla scuola, che certifichi l’ammontare della spesa sostenuta nell’anno e i dati dell’alunno o studente. Solo per il 2015, se questi documenti di spesa risultano incompleti dei dati richiesti, i dati mancanti relativi all’alunno o alla scuola possono essere annotati a penna dal contribuente sul documento stesso.

 

La circolare – il cui testo è riportato a fine dell’articolo – chiarisce anche i termini del limite massimo di spesa detraibile per la frequenza delle università non statali come per quelle telematiche. In tali casi, poiché la disciplina legale distingue per area disciplinare (medica, sanitaria, scientifico-tecnologica e umanistico-sociale) e sede del corso di studio (nord, centro, sud e isole), per i corsi universitari all’estero occorre fare riferimento alla «zona geografica in cui ricade il domicilio fiscale del contribuente».

 

Riportiamo qui di seguito il contenusto della circolare

 

 


 

Spese per la frequenza scolastica – ulteriori chiarimenti

 

Si chiedono ulteriori precisazioni in merito alle spese per la mensa scolastica comprese, come chiarito nella circolare 3/E del 2016 al punto 1.15, tra le “spese per la frequenza scolastica”, detraibili ai sensi dell’articolo 15, comma 1, lett. e- bis) del TUIR. In particolare, si chiede se le spese in questione siano detraibili anche se il servizio di mensa scolastica è erogato da soggetti diversi dalla scuola, se sia necessaria la delibera degli organi scolastici e come deve essere certificata la spesa sostenuta.

 

Le spese sostenute per la mensa scolastica possono essere oggettivamente comprese tra quelle “per la frequenza di scuole dell’infanzia, del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo grado”, previste dall’articolo 15, comma 1, lett. e-bis) del TUIR – e quindi detraibili – anche quando tale servizio sia reso per il tramite del Comune o di altri soggetti terzi rispetto alla scuola. Non è, quindi, necessario che il servizio di ristorazione scolastica sia deliberato dagli organi di istituto essendo istituzionalmente previsto dall’ordinamento scolastico per tutti gli alunni delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie e secondarie di primo grado.
Ai fini della detrazione, la spesa può essere documentata mediante la ricevuta del bollettino postale o del bonifico bancario intestata al soggetto destinatario del pagamento – sia esso la scuola, il Comune o altro fornitore del servizio – e deve riportare nella causale l’indicazione del servizio mensa, la scuola di frequenza e il nome e cognome dell’alunno.
Se per l’erogazione del servizio è previsto il pagamento in contanti o con altre modalità (ad esempio, bancomat) o l’acquisto di buoni mensa in formato cartaceo o elettronico, la spesa potrà essere documentata mediante attestazione, rilasciata dal soggetto che ha ricevuto il pagamento o dalla scuola, che certifichi l’ammontare delle spesa sostenuta nell’anno e i dati dell’alunno o studente.
Tale attestazione, rilasciata dalla scuola o dal soggetto erogatore del servizio di mensa, rientra nell’ambito della previsione di esenzione dall’imposta di bollo di cui all’articolo 5, comma 1, della Tabella annessa al DPR n. 642 del 1972.

Si precisa, inoltre, che anche l’istanza presentata dal genitore per la richiesta dell’attestazione in commento è esente dall’imposta di bollo, ai sensi dell’articolo 14 della citata Tabella che espressamente prevede l’esenzione dall’imposta per le “Domande per ottenere certificati ed altri atti e documenti esenti dall’imposta di bollo…”.

Si rammenta, infine, che sui documenti rilasciati in esenzione dal pagamento del tributo di bollo è necessario indicare l’uso per il quale gli stessi sono destinati. Per l’anno d’imposta 2015, se la documentazione risulta incompleta, non essendo state fornite istruzioni in proposito, i dati mancanti relativi all’alunno o alla scuola possono essere annotati dal contribuente sul documento di spesa.

Si evidenzia, inoltre, che la detrazione spetta al genitore al quale è intestato il documento comprovante la spesa e che nel caso in cui il documento sia intestato al figlio, la detrazione spetta ad entrambi i genitori nella misura del 50 per cento ciascuno. Considerato, tuttavia, che ai fini della detrazione è necessario che gli oneri siano rimasti effettivamente a carico del contribuente, nel caso in cui la spesa sia stata sostenuta da uno solo dei genitori o da entrambi in percentuali diverse dal 50 per cento, nel documento comprovante la spesa deve essere annotata la percentuale di ripartizione della spesa medesima.

 

 

Si chiede in che misura possono essere detratte le spese sostenute per i corsi di laurea svolti dalle Università Telematiche, alla luce delle disposizioni dettate dal decreto ministeriale 29 aprile 2016 n. 288, che individuano l’importo massimo della spesa relativa alle tasse e ai contributi di iscrizione per la frequenza dei corsi di laurea, laurea magistrale e laurea magistrale a ciclo unico delle Università non statali.

 

Le spese per i corsi di laurea svolti dalle Università telematiche possono essere detratte, al pari di quelle per la frequenza di altre università non statali, sulla base dei criteri dettati dal decreto ministeriale 29 aprile 2016 n. 288 facendo riferimento all’area tematica del corso e, per l’individuazione dell’area geografica, alla regione in cui ha sede legale l’università.


[1] Ag. Entrate circolare n. 18/E

 

Autore immagine:123rf com

 


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