Insultare il Consiglio dell’Ordine degli avvocati su Facebook è diffamazione
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8 Mag 2016
 
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Insultare il Consiglio dell’Ordine degli avvocati su Facebook è diffamazione

Reato di diffamazione anche se l’offesa è rivolta a un gruppo di persone costituenti un collegio; inutile invocare il diritto di critica.

 

Anche se non si tratta di una persona specifica e ben individuata, la reputazione del Consiglio dell’Ordine degli avvocati non può essere infangata con offese, specie se ciò avviene su un social network come Facebook: pertanto va condannato per diffamazione aggravata l’avvocato che critica aspramente, travalicando i confini della “continenza”, il Consiglio dell’Ordine degli avvocati con espressioni volgari. E ciò vale anche se, nel pubblicare il post diffamatorio, egli non si riferisce a persone specifiche ma al collegio.

A dirlo è una recente sentenza del Tribunale di Genova [1].

 

Pomo della discordia è stata la seguente frase pubblicata sul profilo personale Facebook dell’imputato: “Ordine degli avvocati prezzolato (avete presente le puttane? Peggio, molto peggio)“.

 

Tre sono gli aspetti principali su cui si sofferma il giudice.

 

Innanzitutto l’espressione “prezzolato” e quella, ancor più volgare ed offensiva, di “puttana“, rivolta al consiglio dell’Ordine degli Avvocati, anche solo nel suo insieme e non rivolti a una persona specifica, viene considerata comunque lesiva del decoro e del prestigio del collegio e degli avvocati che vi appartengono.

 

In secondo luogo, seguendo un orientamento ormai consolidato in giurisprudenza [2], la sentenza chiarisce che la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso di una bacheca Facebook integra un’ipotesi di diffamazione aggravata [3] poiché si tratta di condotta potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato o comunque quantitativamente apprezzabile di persone.

 

In ultimo, il Consiglio dell’Ordine professionale – si legge nella sentenza – può querelare e agire per il risarcimento del danno, anche in sede penale, nei confronti di chi lede l’immagine non solo del Consiglio stesso, ma anche di un numero indefinibile di avvocati.

 

 

La diffamazione su Facebook

Il Tribunale condanna l’imputato e spiega che le espressioni utilizzate nello specifico contengono nel loro insieme «una carica lesiva del decoro e del prestigio della persona offesa, in sostanza accusata di riceve denaro o altri vantaggi (anche non solo economici) per tenere un determinato comportamento e per (s)vendere i propri servigi». Inoltre, sussiste l’aggravante del mezzo di pubblicità in quanto l’utilizzo dei social network consente la diffusione ad un numero più o meno ampio di persone, soprattutto nei casi, come quello di specie, in cui l’accesso alla pagina personale è caratterizzato dall’assenza di filtri, ovvero dalla possibilità di visionare il suo contenuto per chiunque abbia un accesso ad internet.

 

Non ci si può scusare aggrappandosi al diritto di critica: quest’ultimo richiede, infatti, non solo la verità del fatto, ma anche la continenza dell’espressione che non deve risolversi in un attacco al decoro della persona con l’uso di espressioni gravemente infamanti.


La sentenza

Tribunale di Genova – Sezione I penale – Sentenza 25 gennaio 2016 n. 79

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI GENOVA

SEZIONE PRIMA

IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA

Dr. RICCARDO CRUCIOLI

in data 11/01/2016 ha pronunciato e pubblicato, mediante lettura del dispositivo, la seguente

SENTENZA

nei confronti di:

Ca.Ca. nato (…) residente a Genova Via (…) elettivamente domiciliato presso l’Avv. St.BO. del foro di Torino, con studio a Torino Via (…) bis

Assistito e difeso di fiducia dall’avv. An.Fi. del foro di Roma LIBERO PRESENTE
IMPUTATO

del reato di cui all’art. 595 comma 3 c.p. perché comunicando con più persone mediante l’inserimento del seguente “post” sul profilo del social network (…) intestato a Ca.Ca., offendeva la reputazione dell’Ordine degli Avvocati di Genova: “oggi alle ore 21 su Ra. è in onda uno speciale sul Dott. Ma.So., mio legale difensore nella lotta contro i magistrati (sentenze false, spaccio di droga e festini a luci rosse), radiato ingiustamente da un ordine degli avvocati prezzolato (avete presente le puttane? Peggio, molto peggio).

Nella mia vicenda entrano in gioco personaggi di primo livello, An., So. Tra

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[1] Trib. Genova, sent. n. 79/16 del 25.01.2016.

[2] Cass. sent. n. 24431/2015.

[3] Art. 595, comma terzo, cod. pen.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
8 Mag 2016 Mario Di Giambattista

Era ora che questi signori si incominciassero a preoccupare di quello che pensano gli Italiani di loro, basta fare il proprio dovere
e non si deve temere nulla.