La notifica va fatta prima a casa, poi al lavoro
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8 Mag 2016
 
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La notifica va fatta prima a casa, poi al lavoro

Accertamenti fiscali: nulla la notifica a mani proprie se il messo non è stato prima presso la casa di abitazione o nella sede del contribuente.

 

L’ufficiale giudiziario o il messo notificatore non può consegnare l’accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate, così come l’atto giudiziario, presso la sede del lavoro o della società del destinatario senza prima aver tentato la notifica presso la sua casa; se “inverte l’ordine dei fattori” e dalla relazione di notifica (la cosiddetta relata) non emerge la tappa presso l’abitazione, la notifica stessa è nulla. A dirlo è una recente e interessante sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Liguria [1].

 

Si salva dalla rettifica del reddito il contribuente che scopre l’irregolarità nell’iter che l’ufficiale giudiziario compie per portarlo a conoscenza dell’atto di accertamento. Si applica “alla lettera”, anche in ambito fiscale, la norma del codice di procedura civile [2] che stabilisce quanto segue: “L’ufficiale giudiziario esegue la notificazione di regola mediante consegna della copia nelle mani proprie del destinatario presso la casa di abitazione, oppure se ciò non è possibile, ovunque questi si trovi nell’ambio della circoscrizione dell’ufficio giudiziario”.

 

Dunque, l’abitazione è il primo posto dove il soggetto notificante deve andare a cercare il destinatario dell’atto. Solo dopo, in caso di esito infruttuoso, potrà recarsi altrove, per esempio presso il posto di lavoro o presso la sede dell’azienda di cui è legale rappresentante; ma sempre a condizione che, nella relata di notifica, egli scriva di non essere riuscito a reperire il contribuente presso la sua casa. In ultimo, quand’anche in tali luoghi non si riesca a trovare il destinatario, la notifica verrà effettuata con deposito presso il Comune.

 

È quindi nulla la notifica a mani proprie di un avviso di accertamento effettuata dall’agente notificatore che non si sia previamente recato presso il domicilio o la sede del contribuente.

 

Non è corretto, quindi, seguendo la linea che spesso l’Agenzia delle Entrate o Equitalia intraprendono, effettuare la notificazione prima presso il domicilio fiscale del destinatario in base a quanto stabilisce il testo unico sulle imposte sui redditi [3]. Tale norma – si legge in sentenza – si scontra con quella contenuta nel codice di procedura civile [2], prima richiamata, secondo cui la notificazione dell’atto deve essere effettuata tramite consegna della copia nelle mani proprie del destinatario, presso la casa di abitazione, oppure, se ciò non fosse possibile, nell’ambito della circoscrizione dell’ufficio giudiziario al quale è addetto.

 

In verità, tuttavia, proponendo opposizione contro l’atto notificato irregolarmente, il vizio si sana in automatico (questo è, infatti, l’orientamento ormai condiviso da tutti i giudici) e quindi non si ottiene più l’annullamento. Il contribuente allora dovrebbe attendere la consegna del successivo atto da parte dell’amministrazione finanziaria e, in quella sede, impugnare la notifica dell’atto presupposto perché nulla.

 

 

La vicenda

Nel caso di specie, i giudici, rilevando che dalla relata di notifica di un avviso di accertamento risultava che il messo si era recato direttamente presso l’indirizzo della sede della società, senza però far alcun accenno all’impossibilità della notifica presso l’abitazione, hanno ritenuto che la consegna a mani del legale rappresentante fosse da ritenersi nulla.


[1] CTRL Liguria, sent. n. 182/1/16 del 4.02.2016.

[2] Art. 138 cod. proc. civ.

[3] Art. 60 del Dpr 600/73.

 

Autore immagine: 123rf com

 

 


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