L’agevolazione fiscale o bonus prima casa
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8 Mag 2016
 
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L’agevolazione fiscale o bonus prima casa

Requisiti, condizioni e vantaggi per ottenere i benefici fiscali sull’acquisto della prima casa; l’ipotesi di chi compra l’immobile nel Comune ove lavora.

 

La legge consente, a determinate condizioni, uno sconto sulle tasse per chi acquista la prima casa: in particolare il beneficio consiste:

 

  • in caso di acquisto dal costruttore: riduzione dell’Iva dal 10 al 4%
  • in caso di acquisto da privato: riduzione dell’imposta di registro dal 9 al 2% (o all’1,5% se si tratta di un acquisto mediante leasing).

 

Dunque, chi acquista la prima casa da un privato versa l’imposta di registro del 2% (con un minimo di 1.000 euro) sul valore catastale dell’abitazione, indipendentemente dal prezzo, e le imposte ipotecarie e catastali nella misura fissa di 50 euro ciascuna; chi invece acquista la prima casa dall’impresa ristrutturatrice (entro i 5 anni dalla fine dei lavori) versa l’IVA del 4 % sul prezzo di acquisto dell’immobile, a cui si occorre poi aggiungere le imposte di registro, ipotecarie e catastali in misura fissa, l’imposta di bollo e le tasse di trascrizione e voltura.

 

Su dettagli delle due condizioni rinviamo alla nostra guida sull’Agevolazione prima casa.

 

 

Condizioni per l’agevolazione o bonus prima casa

L’agevolazione “prima casa” si può ottenere non solo l’acquisto della piena o della nuda proprietà di un immobile, ma anche per l’acquisto di altri diritti reali, come l’usufrutto e il diritto di abitazione.

 

I presupposti per ottenere il bonus sono i seguenti:

 

1- oggetto di compravendita deve essere un’abitazione classificata in catasto nelle categorie del gruppo catastale A diverse dalle categorie A/1, A/8 e A/9, che sono quelle in cui sono comprese le abitazioni di maggior pregio (nonché dalla categoria A/10, nella quale sono compresi gli uffici);

 

2- la casa oggetto di acquisto deve essere ubicata:

 

– nel Comune in cui l’acquirente ha già la sua residenza (oppure nel quale egli stabilisca la propria residenza entro 18 mesi dalla data del rogito d’acquisto); oppure:

– nel Comune in cui l’acquirente svolge la propria attività di lavoro o di studio; oppure:

– nel Comune in cui ha sede il datore di lavoro dell’acquirente, se si tratta di un acquirente trasferito all’estero per ragioni di lavoro; oppure:

– in qualsiasi Comune italiano, se si tratta di un acquirente cittadino italiano emigrato all’estero, che non abbia altre case sul territorio italiano;

 

3- l’acquirente non deve:

 

– essere titolare esclusivo (o in comunione con il coniuge) di altra casa di abitazione (in proprietà o in usufrutto) nel territorio del Comune in cui è situata la casa oggetto di acquisto;

 

– essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale, su tutto il territorio nazionale di altra casa di abitazione (in proprietà, in usufrutto, in nuda proprietà) acquistata dallo stesso acquirente o dal coniuge con le agevolazioni “prima casa”. Tuttavia, da gennaio 2016, se l’acquirente si trovi nella titolarità di un’altra abitazione, acquistata con l’agevolazione “prima casa”, è possibile compiere comunque un nuovo acquisto con l’agevolazione “prima casa”, ma a condizione che la casa già posseduta venga ceduta entro un anno dalla data del nuovo acquisto agevolato.

 

È essenziale che il contribuente dichiari tale situazione in occasione della stipula dell’atto pubblico di acquisto dinanzi al notaio. Quest’ultimo deve riportare in atti le dichiarazioni rilevanti che le parti hanno reso, nonché allegare all’atto tutta la documentazione prevista per legge o volontà delle parti in cui rientra quella riguardante il luogo di svolgimento dell’attività lavorativa dell’acquirente.

 

 

Il bonus prima casa per chi si trasferisce dove lavora

Per chi acquista l’immobile con il bonus prima casa nel luogo ove svolge la propria attività di lavoro, la richiesta dei benefici fiscali deve essere corredata dall’istanza relativa al luogo di svolgimento dell’attività lavorativa. In caso contrario l’Agenzia delle Entrate può revocare l’agevolazione. Lo ha chiarito la Cassazione con una recente sentenza [1].

Dunque il bonus può essere riconosciuto solo se il contribuente faccia richiesta ed opzione di tale requisito sostanziale in occasione dell’acquisto dinanzi al notaio.

La Suprema Corte ha ricordato che per la concessione del bonus prima casa costituisce un requisito essenziale lo svolgimento dell’attività lavorativa nel territorio del Comune dove è ubicato l’immobile.

 

Il contribuente che non riesca a trasferire la residenza nel Comune ove si trova l’immobile, nei 18 mesi successivi dal rogito, deve dare prova che ciò è dovuto solo a una forza maggiore non prevedibile al momento del trasferimento della proprietà [2].

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Tributaria Civile, sentenza 22 marzo – 27 aprile 2016, n. 8355
Presidente Chindemi – Relatore Stalla

Svolgimento del giudizio

L’agenzia delle entrate propone due motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 25 del 16 febbraio 2010 con la quale la commissione tributaria regionale di L’Aquila, sezione staccata di Pescara, ha ritenuto illegittimo l’avviso di liquidazione notificato il 21 agosto 2006 a F.R. , G. , A. e M.D. in revoca dei benefici fiscali prima casa provvisoriamente riconosciuti in relazione all’acquisto (omissis), da parte di questi ultimi (i genitori F.R. e M.D. , per quota di un mezzo ciascuno di usufrutto; i figli minori F.G. e A. , per la nuda proprietà), di un immobile abitativo in Pescara. Lamenta l’ufficio, in particolare, che la commissione tributaria regionale abbia ritenuto la sussistenza, nella specie, dei presupposti dell’agevolazione sotto il profilo (alternativo al trasferimento di residenza) dello svolgimento di attività lavorativa, o equiparata, nello stesso comune di ubicazione dell’immobile acquistato come prima casa; nonostante che tale profilo non fosse stato dichiarato nell’atto di acquisto, nel quale gli acquirenti si erano unicamente obbligati a trasferire in Pescara la propria

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[1] Cass. sent. n. 8355/16 del 27.04.2016.

[2] Cass. sent. n. 864/2016.

 


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