Rumori molesti in condominio: come difendersi
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8 Mag 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Rumori molesti in condominio: come difendersi

I rumori molesti possono danneggiare la salute: per difendersi occorre capire se il rumore è davvero lesivo e porre in essere opportuni accorgimenti, fermo restando che le vie legali sono sempre percorribili.

  

S.O.S rumori in condominio: la nostra quiete, ogni giorno, viene intaccata da una serie di rumori e, se a quello del traffico o delle attività che noi stessi svolgiamo si aggiungono anche i vicini o i rumori provenienti da esercizi commerciali o da cantieri o ancora le chiacchiere dei passanti, l’amata casa – luogo che dovrebbe essere di tranquillità e serenità – può diventare un vero e proprio inferno. E quelle immissioni rumorose quali l’abbaiare di cani, il suono di uno strumento musicale come una batteria o di un pianoforte, i bambini che piangono e urlano, il rumore dei  tacchi, l’odioso martello o trapano della domenica mattina, possono seriamente danneggiare il nostro benessere psico-fisico.

 

Il diritto alla salute va tutelato. A tal proposito, iniziamo col dire che ormai da lungo tempo la legge riconosce al privato non solo la tutela della proprietà, ma anche quella del diritto alla salute e a un ambiente salubre [1], che potrebbero essere seriamente compromessi a causa di un notevole livello di inquinamento acustico.

 

Rumori molesti: come identificarli. Il parametro di riferimento per capire se un rumore è davvero molesto e in grado di creare effettivo disturbo è quello della “normale tollerabilità [2]: con tale espressione, si intende il limite entro il quale l’immissione (per ciò che a noi interessa l’immissione di rumore), pur comportando una parziale lesione del godimento della proprietà, è tuttavia ritenuta accettabile per il proprietario del fondo che la subisce. Va da sé che la valutazione circa la tollerabilità/accettabilità del rumore è rimessa alla determinazione del giudice competente.

 

Attualmente, si ritiene che il limite della normale tollerabilità è superato se la differenza tra il rumore complessivamente misurato e il rumore di fondo eccede i 3 decibel (di notte) o i 5 (di giorno); un concetto relativo, quindi, che tiene conto della situazione ambientale e della caratteristiche della zona. È chiaro che, ad esempio, la stessa fonte rumorosa risulterà intollerabile in un’area isolata quale potrebbe essere una vallata di montagna mentre sarebbe assolutamente innocua nel caos cittadino, così come è facilmente intuibile che le esigenze di un quartiere residenziale sono diverse da quelle di un villaggio turistico. Si tratta, perciò, di un concetto variabile, in base alle abitudini degli abitanti e soprattutto delle necessità collegate alle attività produttive.

 

Non solo: a sfavore di chi subisce il danno c’è anche la destinazione d’uso conosciuta al momento dell’acquisto della proprietà. In parole semplici, se una persona acquista un immobile in una zona residenziale vicino ad un disco pub, non può dolersi se dallo stesso arrivano rumori. Ma anche in questo caso è sempre necessario valutare il caso concreto. Chi infatti è proprietario di un’attività rumorosa come potrebbe essere quella di un disco pub, non può non tenere conto della necessità di adottare le necessarie cautele per evitare il propagarsi di rumori nelle proprietà dei vicini. Tutto quanto finora detto ci permette di concludere che, per capire se un rumore è più o meno tollerabile non si potrà prescindere dalla rumorosità di fondo che è propria di un determinato luogo e sulla quale vengono ad innestarsi i rumori denunciati come immissioni abnormi [3]. Non è un caso che la stessa Corte di Cassazione sostenga che in materia di immissioni, il superamento dei limiti di accettabilità stabiliti dalle leggi e dai regolamenti che disciplinano le attività produttive è sicuramente illecito, ma l’eventuale rispetto degli stessi non rende automaticamente legittime le immissioni stesse; sarà il giudice a cui il privato si rivolge a stabilire gli accorgimenti da porre in essere affinché i rumori divengano tollerabili e rispettosi della qualità della vita, della salute e – contemporaneamente – della proprietà e della produzione.

 

Cosa richiedere in sede civile? Quel che è certo è che il cittadino che si rivolge a un tribunale ritenendosi danneggiato da rumori, cattivi odori e immissioni in genere, chiede una tutela articolata su due fronti, una tutela che mira ad ottenere un risarcimento a fronte di tutte le attività pregiudizievoli che ha subito fino a quel momento e che, per il futuro, intende invece ottenere che le fonti di disturbo siano eliminate. Ovviamente, chi esercita l’azione legale dovrà dimostrare da un lato di aver subito danni e  che vi è un nesso di causalità tra tali danni e l’esposizione ai rumori. Allo stesso tempo dovrà dimostrare il superamento del limite della normale tollerabilità delle immissioni di rumore.

 

I rumori molesti sono punibili anche penalmente. Chi produce rumori molesti è punibile anche penalmente sia che ciò avvenga con azioni dirette espressamente a creare disturbo sia con comportamenti omissivi: si pensi a chi non impedisce gli strepiti degli animali, recando così danno al riposo e alle occupazioni delle persone. La pena prevista è fino a tre mesi di arresto o un’ammenda fino a 309 euro o fino a 103 euro per chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’Autorità.  Non è necessaria la querela da parte dell’interessato, essendo prevista la procedibilità d’ufficio. La persona offesa può costituirsi parte civile all’interno del processo penale e chiedere così anche in tale sede il ristoro dei danni [4].

 

Rumore sì ma prima… In generale, la legge prevede che chiunque voglia intraprendere un’attività che comporti qualche forma di inquinamento da rumore, ha l’obbligo di presentare al Comune una valutazione di impatto acustico (VIAC), redatta da un tecnico competente in acustica e vibrazioni ed effettuata con il fonometro, un sofisticato strumento che consente di misurare l’ampiezza dei suoni e delle vibrazioni, stabilendo se vengono superati i limiti stabiliti dalla legge. Se la perizia sarà valutata positivamente si otterrà un nulla osta di impatto acustico.

 

Se, invece, si intende tutelarsi da rumori in genere – più o meno forti ma che risultano molesti – una soluzione potrebbero essere pannelli fono-assorbenti o fono-impedenti, costruiti con materiale appositi, come legno e sughero, i quali permettono una riduzione del rumore e di ripristinare un ambiente di nuovo vivibile. Occorre però rivolgersi a consulenti specializzati. Da questo punto di vista, chi decide per le vie legali può anche chiedere ed ottenere proprio la realizzazione delle opere di isolamento acustico a spese di chi produce il rumore, sempre previa perizia effettuata da esperti.

 

Un’ulteriore strada che il cittadino può percorrere è quella di rivolgersi all’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente), che si occupa del controllo e verifica fonometrica, attraverso un esposto/segnalazione di inquinamento acustico, dettagliando orari e tipologia di rumore, e chiedendone l’intervento per effettuare i rilievi. Se i tecnici riscontrano che il rumore supera questi limiti di accettabilità, il Comune sanziona il soggetto disturbante e dispone la cessazione/contenimento del rumore.

 

Inoltre, in presenza di eccezionali ed urgenti necessità di tutela della salute pubblica o dell’ambiente il sindaco, il presidente della provincia, il presidente della giunta regionale, il prefetto, il Ministro dell’Ambiente e il Presidente del Consiglio dei Ministri, nell’ambito delle rispettive competenze, con provvedimento motivato, possono ordinare il ricorso temporaneo a speciali forme di contenimento o di abbattimento delle emissioni sonore, inclusa l’inibitoria parziale o totale di determinate attività.


[1] C. Cost., sent. n. 309/2013.

[2] Art. 844 cod. civ.

[3] Cass. Civ., sent. n. 17051/2011 del 05/08/2011.

[4] Art. 659 cod. pen.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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