Pensione di inabilità: non vale il CUD
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8 Mag 2016
 
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Pensione di inabilità: non vale il CUD

La verifica del reddito non può essere fatta sulla base del 730 del beneficiario e del coniuge.

 

Nel giudizio avente ad oggetto la richiesta di concessione della pensione di inabilità non possono essere presi in considerazione documenti fiscali diversi da quelli indicati dalla legge. Pertanto, il richiedente non può limitarsi a esibire il modello CUD attestante il reddito dell’anno di riferimento, poiché non è rappresentativo della complessa situazione reddituale dell’aspirante al beneficio.

Lo ha chiarito la Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Per dimostrare la sussistenza del requisito di reddito richiesto dalla legge per la pensione di inabilità è necessario presentare le attestazioni degli uffici finanziari, specificamente richieste dall’art. 26 l. n. 153/1969, richiamato dall’art. 12 l. n. 118/1971 di cui si riporta qui sotto il testo. Tale documentazione può essere sostituita da autocertificazioni contenenti dichiarazioni emesse dall’interessato sotto la propria penale responsabilità solo in sede di procedimento amministrativo e non di giudizio civile.

 

Non possono quindi prendersi in considerazione documenti fiscali diversi come il CUD. Ciò in considerazione del fatto che tale documento attesta solo il reddito dell’anno di riferimento e non rappresenta, invece, la complessiva situazione reddituale dell’aspirante al beneficio.

 


 

Legge 30 aprile 1969, n. 153
“Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale”

(G.U. n. 111 del 30 aprile 1969).

Art. 26
Pensioni ai cittadini ultrasessantacinquenni sprovvisti di reddito
Ai cittadini italiani, residenti nel territorio nazionale, che abbiano compiuto l’età di 65 anni, che posseggano redditi propri assoggettabili all’imposta sul reddito delle persone fisiche per un ammontare non superiore a lire 336.050 annue e, se coniugati, un reddito, cumulato con quello del coniuge, non superiore a lire 1.320.000 annue é corrisposta, a domanda una pensione sociale non riversibile di lire 336.050 annue da ripartirsi in 13 rate mensili di lire 25.850 annue ciascuna. La tredicesima rata é corrisposta con quella di dicembre ed é frazionabile. Non si procede al cumulo del reddito con quello del coniuge nel caso di separazione legale.
Dal computo del reddito suindicato sono esclusi gli assegni familiari ed il reddito della casa di abitazione.

Non hanno diritto alla pensione sociale:
1) coloro che hanno titolo a rendite o prestazioni economiche previdenziali ed assistenziali, fatta eccezione per gli assegni familiari, erogate con carattere di continuità dallo Stato o da altri enti pubblici o da Stati esteri;
2) coloro che percepiscono pensioni di guerra, fatta eccezione dell’assegno vitalizio annuo agli ex combattenti della guerra 1915-18 e precedenti.
La esclusione di cui al precedente comma non opera qualora l’importo dei redditi ivi considerati non superi lire 336.050 annue.
Coloro che percepiscono le rendite o le prestazioni o i redditi previsti nei precedenti commi, ma di importo inferiore a lire 336.050 annue, hanno diritto alla pensione sociale ridotta in misura corrispondente all’importo delle rendite, prestazioni e redditi percepiti.
L’importo della pensione sociale di cui al primo comma é comprensivo, per il 1974, degli aumenti derivanti dalla perequazione automatica della pensione di cui al precedente articolo 19.
I limiti di lire 336.050 previsti nel primo, quarto e quinto comma del presente articolo sono elevati dalla perequazione automatica di cui al precedente art. 19.
Qualora, a seguito della riduzione prevista dal comma precedente, la pensione sociale risulti di importo inferiore a lire 3.500 mensili, l’Istituto nazionale della previdenza sociale ha facoltà di porla in pagamento in rate semestrali anticipate.
La pensione é posta a carico del Fondo sociale, nel cui seno é costituita apposita gestione autonoma, ed é corrisposta, con le stesse modalità previste per l’erogazione delle pensioni, dall’Istituto nazionale della previdenza sociale, al quale compete l’accertamento delle condizioni per la concessione sulla base della documentazione indicata nel comma successivo.
La domanda per ottenere la pensione é presentata alla sede dell’INPS nella cui circoscrizione territoriale é compreso il comune di residenza dell’interessato.
La domanda stessa deve essere corredata dal certificato di nascita e dalla certificazione da rilasciarsi, senza spese, dagli uffici finanziari sulla dichiarazione resa dal richiedente su modulo conforme a quello approvato con decreto del Ministro delle finanze, da emanarsi entro il mese di ottobre 1974, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, da cui risulti l’esistenza dei prescritti requisiti.
La pensione decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda e non é cedibile, né sequestrabile, né pignorabile. Per coloro che, potendo far valere i requisiti di cui al primo comma, presentino la domanda entro il primo anno di applicazione della presente legge, la pensione decorre dal 1° maggio 1969 o dal mese successivo a quello di compimento dell’età, qualora quest’ultima ipotesi si verifichi in data successiva a quella di entrata in vigore della legge.

Chiunque compia dolosamente atti diretti a procurare a sé o ad altri la liquidazione della pensione non spettante é tenuto a versare una somma pari al doppio di quella indebitamente percepita, il cui provento é devoluto al Fondo sociale. La suddetta sanzione é comminata dall’Istituto nazionale della previdenza sociale attraverso le proprie sedi provinciali.

Per i ricorsi amministrativi contro i provvedimenti dell’INPS concernenti la concessione della pensione, nonché per la comminazione delle sanzioni pecuniarie di cui al comma precedente e per le conseguenti controversie in sede giurisdizionale, si applicano le norme che disciplinano il contenzioso in materia di pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti di cui al R.D.L. 4 ottobre 1935, n. 1827, e successive modificazioni e integrazioni.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – L, ordinanza 10 marzo – 5 maggio 2016, n. 9010
Presidente Curzio – Relatore Pagetta

Fatto e diritto

La Corte di appello di Roma, in parziale riforma della decisione di primo grado, con la quale l’INPS era stato condannato al pagamento in favore della ricorrente S.S. della pensione di inabilità ex art. 12 L. n. 118 del 1971 a decorrere dal 1 ottobre 2009, ha dichiarato il diritto alla prestazione cori decorrenza dal 28.6.2013 ed ha condannato l’ente previdenziale al pagamento dei relativi ratei, oltre interessi legali o la rivalutazione, se di importo superiore . Il decisum del giudice di appello è stato fondato sulle seguenti considerazioni: dalla documentazione versata in atti risulta che il reddito della appellata, cumulato con quello dei coniuge, determina il superamento della soglia di legge per l’accesso al beneficio; la prestazione, pertanto, può essere attribuita con decorrenza dal 28.6.2013, data di entrata in vigore del d.l. n. 76 del 2013, che prende in considerazione ai fimi della pensione ex art. 12 della legge n. 118 del 1971 il solo reddito individuale dell’aspirante al beneficio; sussiste,
infatti, certamente il requisito reddituale poiché dalla documentazione in atti risulta che l’appellata supera i limiti

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[1] Cass. sent. n. 9010/16 del 5.05.2016.

 

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