Pensione anticipata APE, la guida completa
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9 Mag 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensione anticipata APE, la guida completa

Anticipo pensionistico APE: flessibilità in uscita, a quanto ammonta e come si calcola la penalizzazione, chi potrà beneficiarne.

 

Il nuovo anticipo pensionistico (il cui acronimo è, appunto, APE) darà la possibilità di uscire dal lavoro sino a 3 anni prima, con una penalizzazione annua che partirà dal 2% per le pensioni sotto i 1.500 euro ed arriverà sino all’8% per quelle più alte (solo nella parte retributiva dell’assegno).

Queste sono le ultime novità rese note dal Governo, che sta attualmente lavorando alla nuova normativa previdenziale. Non sarà, comunque, cambiata la struttura della Legge Fornero, ma soltanto previsti degli elementi di flessibilità aggiuntivi, dei quali potranno fruire i lavoratori scoperti dalla tutela del Salvacondotto e dell’Opzione donna.

Riassumiamo, in questa breve guida, le principali novità che ci aspettano con l’Ape.

 

 

Ape: come funziona

L’APE non è un nuovo regime di pensionamento, come la pensione anticipata o di vecchiaia, ma è uno strumento che dà la possibilità di anticipare la pensione sino a un massimo di 3 anni. In particolare, l’anticipo riguarda la sola pensione di vecchiaia ed è parametrato sul requisito di età. Restano fermi gli altri due requisiti previsti per il pensionamento di vecchiaia, cioè il possesso di almeno 20 anni di contributi (15 per i destinatari della Deroga Amato) e di un assegno non inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale.

In cambio dell’anticipo è prevista una penalizzazione, graduata in base all’ammontare della futura pensione ed applicata soltanto alla quota calcolata col retributivo.

Per questo motivo, l’APE non potrà essere utilizzata per anticipare la pensione di vecchiaia interamente contributiva, quella, cioè, che prevede il requisito di 70 anni e 7 mesi di età, ma di soli 5 anni di contributi: il sistema di calcolo, in questo caso, è difatti interamente contributivo e non si darebbe luogo ad alcuna penalizzazione.

 

 

APE: anticipo dell’età

In base alle notizie sinora emerse, si sa per “quasi certo” che la misura sarà introdotta assieme alla Legge di Stabilità 2017, che sarà approvata entro il prossimo dicembre e, con tutta probabilità, entrerà in vigore dal 1° gennaio 2017. È assai difficile che il Governo riesca a rendere le novità operative entro il 2016.

Partendo dal 2017 come riferimento e partendo dal fatto che gli anni massimi di anticipo concesso saranno 3, la data “non anticipata” di maturazione della pensione di vecchiaia cadrebbe, al più tardi, nel 2020.

Dobbiamo dunque considerare che:

 

 

– nel 2018 l’età per la pensione diverrà uguale per tutti, uomini e donne, dipendenti e autonomi, lavoratori  della PA e del settore privato: il requisito sarà pari a 66 anni e 7 mesi;

– nel 2019 il requisito sarà innalzato e pari, per tutti, a 66 anni e 11 mesi;

– il requisito salirà ancora nel 2021 e sarà pari a 67 anni e 2 mesi; da allora gli adeguamenti di vita saranno biennali e pari a tre mesi cadauno.

 

Partendo da quanto esposto, nel 2017 avrà diritto alla pensione di vecchiaia chi soddisferà il requisito di 66 anni e 11 mesi di età pensionabile nel 2020, quindi chi, entro il 31 dicembre 2017, compirà 63 anni e 11 mesi di età.

 

Se si anticipasse l’entrata in vigore del provvedimento al 2016 il requisito di età sarebbe ugualmente di 63 anni e 11 mesi, in quanto l’adeguamento scatta dal 1° gennaio 2019 e dal 2018 il requisito è uguale per tutti e pari a 66 anni e 7 mesi; logicamente, il compimento di 63 anni e 11 mesi di età sarebbe riferito alla data del 31 dicembre 2016.

 

Potrebbe anche capitare, però, che si prenda a riferimento come requisito non quello che l’interessato maturerebbe in un dato anno, ma il parametro vigente al momento della richiesta di anticipo: in questo modo, per chi richiederà l’anticipo nel 2016 o nel 2017, anni in cui il requisito per le donne sarà sempre pari a 65 anni e 7 mesi (escluse le autonome e le dipendenti pubbliche), sarebbe possibile pensionarsi a 62 anni e 7 mesi. Sarebbe dunque accessibile la pensione, nel 2016, per le nate sino al 1954 e, nel 2017, anche per le nate sino al 1955.

Tuttavia, questa seconda soluzione appare improbabile, non solo per l’esiguità delle risorse economiche a disposizione, ma soprattutto in quanto nei comunicati del Governo si è parlato di riforma accessibile alle nate sino al 1953 e, come già esposto, di operatività della riforma a partire dal gennaio del 2017: dunque le novità riguarderebbero i nati nel 1953 e sino al mese di gennaio 1954 (in quanto l’età da possedere entro il 31 dicembre 2017 sarebbe di 63 anni e 11 mesi).

 

Potrebbe comunque stabilirsi un parametro fisso, come avviene già per la pensione anticipata contributiva, il cui requisito è pari a 63 anni e 7 mesi di età sino al 31 dicembre 2018 e passa a 63 anni ed 11 mesi nel biennio 2019-2020.

 

 

APE: la penalizzazione

Come accennato, in cambio dell’anticipo della pensione è prevista una penalizzazione, graduata in base all’ammontare del futuro trattamento.

In particolare, se il futuro assegno ammonta a:

 

meno di 1500 euro mensili, la penalizzazione annua prevista non dovrebbe superare il  2-3%;

 

oltre 1500 euro mensili, la penalizzazione annua andrebbe da un minimo del 5% a un massimo dell’8%.

 

La penalizzazione sarebbe applicata sulla sola quota della pensione calcolata col metodo retributivo. Facciamo alcuni esempi per comprendere meglio.

 

 

Ipotesi penalizzazione con 3 anni di anticipo, calcolo misto, pensione sotto i 1.500 euro

Tizio si pensiona nel 2017, con 3 anni di anticipo, con una pensione annua totale di 17.000 euro, dei quali 10.000 calcolati col retributivo e 7.000 col contributivo.

La pensione mensile è dunque pari a circa 1308 euro.  Applicando, sulla sola quota retributiva, una penalità pari al 3% annuo (quindi del 9% totale), la pensione annua ammonterebbe a 16.100 euro (9.100- quota retributiva- più 7.000- quota contributiva che non viene toccata), dunque la mensile sarebbe pari a 1.238 euro circa.

 

 

Ipotesi penalizzazione con 3 anni di anticipo, calcolo retributivo, pensione sopra i 1.500 euro

Se Tizio, invece, avesse diritto al vecchio metodo retributivo di calcolo (quindi al calcolo retributivo sino al 31 dicembre 2011) e avesse diritto a 20.000 euro di pensione, dei quali 16.000 di quota retributiva e 4.000 di contributivo, considerando:

 

– che la pensione mensile sarebbe pari a circa 1538 euro;

– una penalizzazione annua pari al 5%;

 

avremmo la seguente situazione:

 

penalizzazione annua comlessiva pari a 2.400 euro (16.000- quota retributiva- per 15%);

– pensione mensile ridotta a 1354 euro circa.

 

Da questi due semplici esempi si può vedere quanto la quota retributiva e l’ammontare della pensione influiscano sulla penalizzazione: da 900 euro della prima ipotesi si passa, difatti, a 2.400 euro annui in meno.

Le differenze risultano ancora più marcate all’innalzarsi dell’ammontare della pensione (con un massimo dell’8% annuo per gli assegni più alti, quindi del 24% totale) e, ovviamente, in base agli anni di anticipo.

 

 

APE: calcolo retributivo e contributivo

Come mai non è applicata alcuna penalizzazione sulla quota contributiva della pensione? Semplice, in quanto la parte dell’assegno calcolata col sistema contributivo è di per sé altamente penalizzante.

Il metodo retributivo, difatti, è diviso in due quote, A e B e si basa:

 

– sugli ultimi 5 anni di stipendio e sulle settimane contribuite al 31 dicembre 1992 per la quota A;

– sugli ultimi 10 anni di stipendio e sulle settimane contribuite al 31 dicembre 2011, per la quota B, per chi possiede oltre 18 anni versati al 31 dicembre 1995;

– sugli ultimi 10 anni di stipendio e sulle settimane contribuite al 31 dicembre 1995, per la quota B, per chi possiede meno di 18 anni versati al 31 dicembre 1995 (quindi per chi applica il cosiddetto metodo misto).

 

Il metodo contributivo, invece, si basa sui contributi accantonati nell’arco della vita lavorativa, trasformati in pensione da un coefficiente, detto di trasformazione, che sale all’avanzare dell’età e va dal 4,246% per chi ha 57 anni al 6,378% per chi ha 70 anni. Le rivalutazioni dei contributi, effettuate anno per anno, sono basate sulla variazione media quinquennale del PIL e risultano molto meno vantaggiose di quelle applicate col retributivo.

Anche se non esiste una penalizzazione fissa, col metodo contributivo si può arrivare a perdere da un minimo del 15%, rispetto all’assegno di pensione calcolato col retributivo, ad oltre il 40% in alcuni casi-limite, con una media che si attesta attorno al 25-30%.

Ecco perché pensionarsi con l’APE risulta più vantaggioso, specie per chi ha redditi bassi,  rispetto alla pensione anticipata contributiva (raggiungibile per i contributivi puri o per chi effettua il computo nella Gestione separata a 63 anni e 7 mesi di età, con 20 anni di contributi effettivi ed un assegno minimo pari a 2,8 volte l’assegno sociale, calcolato interamente col sistema contributivo).

 

 

APE: prestito pensionistico

Risulta ancora piuttosto confuso il quadro inerente alle modalità concrete con cui avverrà l’anticipo: si parla di un prestito pensionistico, per il quale entrerebbero in gioco, oltre all’Inps, le banche, dunque la penalizzazione rappresenterebbe la restituzione delle rate del prestito.

Non si riesce a comprendere, allora, come mai la penalizzazione sia fissa, anche all’ipotetica estinzione del prestito.

La questione probabilmente è spiegata dal fatto che il prestito sarebbe richiesto non direttamente dal cittadino, ma dall’Inps, che erogherebbe le pensioni e si rifarebbe con le penalizzazioni.

Per le banche sarebbero previsti degli incentivi statali ancora da definire.

Si parla, comunque, di prestito erogato direttamente dalle imprese (con un meccanismo simile a quello previsto per l’isopensione) per le procedure di esodo volontario dei lavoratori prossimi alla pensione. È stata anche accennata la possibilità di prestito diretto, dalla banca al lavoratore, per le categorie non a rischio (non disoccupati, né coinvolti in operazioni di riduzione del personale) o con redditi più alti.

 

 

APE: quali beneficiari?

Resta da sciogliere, dunque, il “nodo beneficiari”. È stato detto che, di sicuro, potrebbero fruire dell’APE:

 

– i lavoratori disoccupati ai quali mancano meno di 3 anni per maturare il requisito della pensione di vecchiaia;

– i lavoratori a rischio esubero, per i quali, come abbiamo detto, gli oneri dell’anticipo dovrebbero essere sostenuti dalle aziende;

– gli addetti ai lavori particolarmente faticosi e pesanti.

 

Le categorie fuori tutela dovrebbero comunque poter accedere al pensionamento anticipato, forse con condizioni meno vantaggiose: lo stesso premier Renzi ha espressamente parlato delle lavoratrici che desiderano ritirarsi dal lavoro per dedicarsi a tempo pieno alla famiglia.

 

Alcuni “rumors” recentemente trapelati parlano, però, dell’esclusione dei dipendenti pubblici dall’APE, ma il loro fondamento non è stato verificato. Nulla si sa, invece, a proposito dei lavoratori autonomi, che sembrerebbero esclusi dal beneficio.


 


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Commenti
9 Mag 2016 nicola quarto

io al 31/12/216 avro’ circa 39 anni di servizio,compiuto 63 anni e 6 mesi. inoltre ,posso usufruire della legge 388 art. 80 comma 3 per almeno 20 mesi maturati. a questo punto se il conteggio parte dal 2017,quando vado in pensione? vado penalizzato o per la legge 388 non dovrei esserlo? grazie anticipatamente

 
10 Mag 2016 Luigi Metassi

In tema di prestiti, ancorché pensionistici, mi sorgono un paio di quesiti:

1) – In caso di fallimento della banca erogatrice del prestito (evento non certo peregrino di questi tempi), alla richiesta di rientro immediato dei crediti, chi restituisce il debito residuo alla banca?

2) – Dal punto di vista di un eventuale pignoramento, un prestito pensionistico è equiparabile ad una pensione? In altre parole, è pignorabile? In caso affermativo, è comunque considerato dalla Legge un bene indispensabile al sostentamento, per cui alienabile solo in misura frazionaria?

 
24 Lug 2016 mario panu

ritengo una cosa giusta anticipare la pensione per motivi familiari o per altre forze maggiori,purchè non ci sia una forte penalizzazione.

 
29 Lug 2016 giuseppe sabatino

salve ho compiuto 60 anni a gennaio io sono in mobilita dal 1 dicembre 2014 con 36 mesi di mobilita quindi fino al 30 novembre 2017 dovrei andare in pensione a 1 luglio 2018 rientro in qualche ipotesi in discussione? grazie

 
29 Set 2016 luigi montaruli

ho compiuto 63 anni afebbraio 2016 e ho 1040 settimane contributive e ho iniziato a 16 anni a versare i contributi posso andare in pensione dal 1 gennaio 2017 con Ape ? grazie