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Editoriali Pubblicato il 9 maggio 2016

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Editoriali Sfratto bloccato: necessaria la prova della mediazione

> Editoriali Pubblicato il 9 maggio 2016

È improcedibile lo sfratto se non viene tentata la mediazione obbligatoria una volta disposto il mutamento del rito a seguito dell’esaurimento della fase di cognizione sommaria.

Il padrone di casa che abbia iniziato lo sfratto contro l’inquilino moroso deve, in caso di contestazione da parte di quest’ultimo, avviare il tentativo di mediazione dopo la prima udienza. Diversamente, la procedura di sfratto si blocca e il locatore viene anche condannato alle spese legali. È quanto ricorda il tribunale di Mantova con una recente sentenza [1]. Nel caso di specie non era stata data prova della mediazione perché nessuno aveva depositato il relativo verbale di esperimento negativo, documentazione che andava esibita all’udienza successiva.

Come noto, il procedimento di sfratto inizia con un ricorso in tribunale depositato dal padrone di casa. All’udienza che ne consegue, l’inquilino può decidere di partecipare o non partecipare. Nel secondo caso, lo sfratto viene sempre confermato, sempre che vi siano le prove dell’inadempimento. Nel primo caso, invece il giudice può accordare – su richiesta dell’inquilino – un termine di 90 giorni (cosiddetto termine di grazia) per consentirgli di adempiere. In alternativa, sempre l’inquilino può opporsi allo sfratto e, in tal caso, inizia una causa ordinaria [2]. Ma prima dell’avvio del regolare iter giudiziale, il giudice è tenuto a ordinare alle parti di presentarsi innanzi all’organismo di mediazione, per tentare una soluzione bonaria della lite [3].

Necessaria la prova della mediazione

Nel caso di specie, il giudice ha chiuso il procedimento di opposizione allo sfratto perché nessuna delle parti aveva depositato il verbale di mediazione per dimostrare l’esperimento del tentativo di conciliazione. Dunque il giudice ha dichiarato l’improcedibilità della domanda di sfratto.

Non è quindi sufficiente adempiere all’ordine categorico della legge e del giudice di procedere in mediazione, ma è anche necessario darne prova esibendo il relativo verbale. In mancanza di ciò (ed è chiaro che l’interesse è tutto del locatore), il procedimento di sfratto si chiude.

Nel caso di specie le spese del processo sono state poste a carico del locatore, avendo questi, con la propria condotta, dato avvio al procedimento “senza poi compiere gli adempimenti necessari per la sua prosecuzione”. Quindi, anche se il termine per l’avvio della mediazione viene assegnato a entrambe le parti processuali, è evidente che la parte chiamata in giudizio (l’inquilino) può non avere alcun interesse alla prosecuzione dell’azione.

note

[1] Trib. Mantova, sent. del 20.01.2015.

[2] Artt. 426 e 667 cod. proc. civ.

[3] Art. 5, co. 1-bis e 4, lettera b, d.lgs. n. 28/2010.

TRIBUNALE DI MANTOVA Seconda CIVILE

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Andrea Bulgarelli, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Nella causa civile di 1° grado iscritta al n. r.g. 1634/2014 promossa da: (…) con i patrocinio dell’avv. (…)

attore

contro

(…)

convenuto

CONCISA ESPOSIZIONI DELLE RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

(…) chiedeva la convalida di uno sfratto per l’asserita morosità del conduttore che vi si opponeva.

Il giudice rinviava quindi alla udienza di discussione del 20/01/2015 assegnando ex art. 84 D.L. 69/2013 conv. nella L. 98/2013 il termine di giorni 15 per la presentazione della domanda di mediazione – condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

All’udienza di discussione nessuna delle parti depositava un verbale di un Organismo di mediazione accreditato e il giudice eccepiva la circostanza.

Va dichiarata l’improcedibilità della domanda per mancato espletamento del tentativo obbligatorio di mediazione ai sensi dell’art. 5 D.Lgs. 28/2010.

All’esito, infatti, dell’esaurimento della fase a cognizione sommaria del procedimento, contestualmente al mutamento del rito ai sensi degli artt. 426 e 667 c.p.c., è stato assegnato alle parti termine per l’instaurazione della procedura di mediazione, rientrando le cause locatizie tra quelle obbligatoriamente assoggettate al predetto onere (in caso di sfratto per morosità una volta disposto il mutamento del rito, ex art. 5, comma 4, lettera b, D.Lgs. 28/2010).

Non avendo, pertanto, le parti dato corso alla procedura, la domanda sottesa all’intimazione di sfratto per morosità deve essere dichiarata improcedibile.

La declaratoria di improcedibilità assume la forma della sentenza, trattandosi di statuizione di ordine decisorio (benché solo in rito).

Le spese di lite si liquidano come da dispositivo e vengono poste a carico di parte intimante, quale parte che con la propria condotta ha dato avvio al procedimento senza poi compiere gli adempimenti necessari per la sua prosecuzione.

In forza, infatti, del criterio generale di cui all’art. 91 c.p.c., le spese di lite vanno poste a carico della parte che, azionando una pretesa accertata come infondata o resistendo ad una pretèsa fondata, abbia dato causa al processo o alla sua protrazione e che debba qualificarsi tale in relazione all’esito finale della controversia. Causare un processo, tuttavia, significa anche costringere alla sopportazione di un’iniziativa giudiziaria rivelatasi incompleta, per la mancata ottemperanza agli oneri procedurali sottesi alla sua definizione. Se, quindi, è vero che, in generale, il termine per la mediazione viene per legge assegnato ad entrambe le parti, è altrettanto evidente che in assenza di domande riconvenzionali la parte evocata in giudizio può non avere alcun interesse alla procedibilità dell’azione, sicché non sussistono le gravi ed eccezionali ragioni richieste dalla legge per la compensazione.

Le spese vengono liquidate in dispositivo in base ai valori minimi previsti dal D.M. 55/2014 alla luce dell’attività svolta e dello svolgimento del processo.

P .Q.M.

il Tribunale di Mantova in composizione monocratica, nella persona del giudice dott. Andrea BULGARELLI, definitivamente pronunciando sulla domanda, ogni contraria istanza, accezione e deduzione disattese, così provvede:

1. dichiara l’improcedibilità della domanda di risoluzione contrattuale sottesa all’intimazione di sfratto per morosità notificata da (…) a (…);

2. condanna (…) al pagamento in favore di (…) delle spese di lite che si liquidano in euro 811,00 per compenso tabellare per le fasi di studio, introduttiva e decisionale ex art. 4, comma 5, D.M. 55/2014, oltre spese generali (15%) I.V.A. e C.P.A. di legge.

Sentenza resa ex articolo 429 c.p.c., pubblicata mediante lettura in udienza e allegazione al verbale.

Così deciso in Mantova, il 20 gennaio 2015 Depositata in Cancelleria il 20 gennaio 2015.

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