Busta arancione: tutti costretti a integrare la pensione?
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9 Mag 2016
 
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Noemi Secci
 


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Busta arancione: tutti costretti a integrare la pensione?

Adesione ai fondi di previdenza complementare:  integrazione della pensione, devoluzione del TFR, agevolazioni fiscali, convenienza.

 

L’Inps, con l’arrivo della busta arancione, ha “scoperto le carte” e mostrato a milioni di italiani quale sarà la loro futura pensione: non molto alta, purtroppo, specie per coloro a cui mancano diversi anni alla quiescenza.

Se si considera, poi, che le previsioni sono effettuate in uno scenario ottimistico, ipotizzando la continuità lavorativa ed un incremento di Pil e stipendio costante, ci si rende conto che il futuro trattamento potrebbe calare anche di migliaia di euro, rispetto a quello previsto dall’Inps.

Per questo, in molti stanno iniziando a “correre ai ripari” e ad aderire a fondi di previdenza complementare per integrare la futura pensione. Ma questi fondi convengono davvero? Quali sacrifici richiedono? Si può dedurre dal reddito quanto versato?

Facciamo un breve punto della situazione, per dare una risposta ai principali dubbi in merito.

 

 

Previdenza complementare: di quanto è integrata la pensione?

L’adesione a un fondo integra il futuro assegno di pensione in maniera variabile. Dipende, ovviamente, da quanto versato ogni mese e dagli anni di adesione al fondo.

Secondo recenti stime della società Epheso, ad esempio, per un dipendente con reddito pari a 24.000 euro annui, che versa l’1% del reddito alla previdenza complementare e che vi destina il Tfr, con 35 anni di versamenti guadagna un tasso di sostituzione stipendio-pensione di quasi il 18%. Per essere più chiari, se la pensione corrisponde al 75% dell’ultimo stipendio, con l’aggiunta della pensione complementare si arriva a un reddito pari al 93% dell’ultimo stipendio.

Le stime si abbassano al calare degli anni di adesione al fondo: per esempio, lo stesso lavoratore, se effettuasse versamenti nel fondo per 30, anziché per 35, pur destinando il Tfr otterrebbe un tasso di sostituzione del 15%.

Il tasso di sostituzione crolla se non si destina il Tfr alla previdenza complementare: il medesimo lavoratore preso come riferimento, se decidesse di destinare alla previdenza non l’1 ma il 2% del reddito, senza vincolare, però, la liquidazione, otterrebbe un tasso di sostituzione che non arriverebbe al 5%.

 

 

Calcolo pensione complementare

La previdenza complementare non prevede un rendimento uguale per tutti, ma questo varia a seconda del fondo al quale si aderisce, in base agli impieghi delle risorse: in pratica, il sistema ha un funzionamento analogo a quello previsto nel sistema contributivo di calcolo della pensione, basandosi sui contributi accantonati e rivalutati secondo il tasso di rendimento del fondo (nel contributivo la rivalutazione si basa sulla variazione quinquennale del Pil nominale).

Dal 2007 non si può più aderire ai fondi a prestazione definita, la cui pensione è erogata in percentuale sull’ultima retribuzione (con un funzionamento analogo al calcolo retributivo o reddituale, il cui trattamento si basa sugli ultimi redditi percepiti).

I fondi attuali sono, invece, detti a contribuzione definita, poiché stabiliscono un contributo fisso, mentre a variare in base ai rendimenti ed all’ammontare dei versamenti è la pensione.

Al contributo fisso può aggiungersi la destinazione del Tfr, che in base alle nuove norme può essere totale o parziale: se totale, corrisponde al 6,91% della retribuzione. Se, però il lavoratore sceglie di destinare il TFR alla previdenza complementare,  non può più mantenere la liquidazione in azienda e, cambiando lavoro, potrà solo scegliere a quale fondo destinare il TFR.

Oltre al Tfr, si può aggiungere anche una quota integrativa pagata obbligatoriamente o volontariamente dal datore di lavoro: il versamento è obbligatorio se previsto nel contratto collettivo applicato, diversamente avviene dietro libera scelta dell’azienda.

 

 

Benefici fiscali pensione complementare

Nel calcolare la convenienza nell’adesione a un fondo di previdenza complementare, non si può non tener conto della rilevanza degli sgravi fiscali.

Nel dettaglio, le agevolazioni previste sono:

 

– deduzione dal reddito pari a un massimo annuo di 5.164,57 euro, a prescindere dal fondo al quale si è aderito; l’importo eventualmente non dedotto dà origine ad una quota di pensione o di prestazione in capitale esclusa da tassazione, oppure si può utilizzare nei 20 anni successivi, nel caso dei lavoratori con prima occupazione successiva al 1° gennaio 2007 (in questo caso l’ammontare non dedotto si può utilizzare fino alla differenza tra l’importo di 25.822,85 euro e i contributi effettivamente versati);

– tassazione dei rendimenti nella misura del 20% annuo (misura che dovrebbe essere ridotta dalla riforma della previdenza complementare attualmente allo studio);

– tassazione agevolata al momento dell’erogazione della pensione o del capitale maturato: è applicata una tassazione agevolata massima del 15% che può essere ridotta dello 0,30% per ogni anno di iscrizione successivo al 15° fino al raggiungimento di una tassazione finale minima del 9%.

 

Possono inoltre essere dedotti i contributi versati per i familiari a carico, in caso di loro incapienza.

 

 

Previdenza complementare: prestazioni erogate

Le prestazioni a cui l’adesione a un fondo di previdenza complementare può dare diritto sono:

 

– la pensione complementare (rendita vitalizia); questa può essere liquidata:

  • alla maturazione dei requisiti di accesso alla pensione obbligatoria (anticipata o di vecchiaia), se risultano versati almeno 5 anni di contribuzione al fondo; 
  • con un anticipo di 5 anni rispetto alla maturazione della pensione principale, se l’attività lavorativa termina e il lavoratore resta disoccupato per oltre 48 mesi;

– un’erogazione effettuata sotto forma di capitale, se non si raggiungono i requisiti per la pensione, o se la prestazione pensionistica complementare annua risulta inferiore al 50% dell’assegno sociale.

 

La rendita può essere reversibile, o soggetta ad incrementi al verificarsi di eventi che comportino la perdita di autosufficienza del beneficiario. Possono essere erogate anche delle anticipazioni, per diversi motivi (spese sanitarie, acquisto prima casa, formazione, ulteriori esigenze personali).


 


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