Incidenti: si al risarcimento Inail per chi va a lavoro in auto
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9 Mag 2016
 
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Incidenti: si al risarcimento Inail per chi va a lavoro in auto

Si considera “in itinere” l’infortunio del lavoratore che usa l’auto perché l’autobus impiega troppo tempo ad arrivare in azienda.

 

Il lavoratore che utilizza l’auto privata per arrivare sul lavoro e, nel tragitto casa-azienda, subisce un incidente stradale, può chiedere il risarcimento all’Inail come infortunio sul lavoro (cosiddetto infortunio in itinere). A condizione, però, che l’utilizzo del mezzo proprio sia reso necessario per via del fatto che il viaggio in autobus o con gli altri mezzi pubblici comporta un dispendio notevole di tempo per arrivare in ufficio. Lo ha chiarito il Tribunale di Milano con una recente sentenza [1].

 

 

L’infortunio in itinere

Ha diritto al risarcimento dell’ Inail il dipendente che subisce un incidente stradale nel tragitto da casa a lavoro, poiché il tempo impiegato per recarsi in azienda viene equiparato alla normale attività lavorativa e, di conseguenza, anche l’infortunio è come se fosse avvenuto sul posto di lavoro. È quello che viene comunemente chiamato infortunio in itinere, ossia “durante il tragitto”. È necessario, però, che il rischio non sia stato provocato volontariamente dal danneggiato il quale, quindi, non deve aver corso rischi inutili, come la scelta di strade più impervie o lunghe. Anche l’utilizzo dell’auto privata è consentito solo in casi eccezionali, quando cioè non sia ragionevole andare al lavoro a piedi o coi mezzi pubblici per via delle elevate distanze o delle concrete difficoltà (si pensi a una zona poco servita dai pullman). In questi casi, quindi, il danno non viene più coperto dall’Inail, ma – se l’automobilista non ha responsabilità – solo dalla compagnia di assicurazione per via della normale polizza rc auto.

 

 

Quando la distanza casa-lavoro è elevata

Nella sentenza in commento si precisa che, se l’impiego di mezzi pubblici comporta un notevole dispendio di tempo per arrivare in ufficio e prevede di affrontare a piedi un tratto di strada a traffico intenso anche in orari serali, il dipendente può usare l’auto privata. Pertanto, nel caso di infortunio in itinere sarà indennizzato direttamente dall’Inail come se si trattasse di un comune infortunio sul lavoro.

 

È necessario, comunque, che il lavoratore abbia cura di dimostrare il proprio diritto al risarcimento con idonee prove che attestino le lesioni riportate e, per quanto riguarda l’uso dell’auto privata, il fatto che i mezzi di trasporto pubblico comportino l’impiego di molto tempo per recarsi dall’abitazione all’ufficio.

 

Si potrebbe dimostrare altresì che l’uso di un autobus, ad esempio, costringerebbe il dipendente a percorrere a piedi un lungo tratto di strada a traffico intenso, per giunta anche in orari serali.


[1] Trib. Milano, sent. n. 585/16.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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Commenti
10 Mag 2016 Paolo Palermo

Nell’ipotesi che l’Autobus non abbia gli stessi orari e non porta nel cantiere di lavoro ” come nel mio caso”, allora c’è bisogno dell’auto privata, se poi il lavoro si trova in un altro paese, a maggior ragione, è, quindi, nel riconoscere l’inai l’ infortunio in itinere, vuol dire che l’orario del percorso, sia l’andata che il ritorno, risulterebbe come orario lavorativo? ma, ammettiamo che l’inail abbia riconosciuto il risarcimento del danno subito, l’assicurazione di chi ti investe, non deve risarcire nulla? queste sono le domande di cui aspetto risposte dal giudice dove ho fatto ricorso, per il diritto ad avere indennizzato il chilometraggio, casa lavoro e viceversa.