Il coniuge che allontana i figli dall’ex non perde l’affidamento
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10 Mag 2016
 
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Redazione
 


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Il coniuge che allontana i figli dall’ex non perde l’affidamento

Separazione e divorzio: anche in presenza di PAS, sindrome di alienazione genitoriale, non sempre è giusto allontanare i figli dall’unico genitore di riferimento.

 

Non sempre il genitore che tenta di allontanare i figli dall’ex coniuge, con il quale ha divorziato, ne perde l’affidamento. Ci sono dei casi in cui proprio l’interesse della prole suggerisce che i ragazzi continuino a vivere presso il genitore colpevole di tale condotta comunque deprecabile. Lo afferma il tribunale di Trani in una interessante sentenza [1]. Ma procediamo con ordine.

 

I coniugi, dopo la separazione o il divorzio, non possono “parlare male”, ai figli, dell’altro genitore, anche se questi, durante l’unione, ha violato i principali doveri matrimoniali (come la fedeltà). I figli hanno, infatti, diritto a crescere con entrambi i genitori (cosiddetto “diritto alla bigenitorialità”) e non è giusto che scontino le colpe del padre o della madre. Insomma, è assolutamente vietato (oltre che immorale) scaricare sui figli il proprio odio verso l’ex coniuge e trasferirli così, da un clima idilliaco come quello familiare, in una guerra di cui diventano involontari soldati e vittime.

 

Da queste considerazioni nasce l’orientamento di molti tribunali di negare la potestà genitoriale al coniuge che allontana (o meglio “aliena”) i figli dall’ex coniuge solo per danneggiare quest’ultimo. Insomma, non più affidamento condiviso, ma esclusivo in favore del genitore allontanato.

 

Peraltro, proprio sulla scorta di tali principi, un lato della dottrina, supportata da alcune consulenze tecniche e psicologiche, ha elaborato il concetto di PAS, la sindrome di alienazione genitoriale.

 

Ora, però, questi principi vengono messi in dubbio dalla sentenza del Tribunale di Trani. Il caso è piuttosto ricorrente: il marito scopre il tradimento della moglie da alcuni messaggini sul cellulare e, subito, chiede la separazione. I due figli maschi, però (forse per complicità di genere), dichiarano di voler continuare a vivere con il padre, mentre la figlia femmina, più piccola, viene collocata presso la madre.

Qui però inizia, da parte del padre, un’opera di demolizione della figura materna agli occhi dei due ragazzi, per allontanare gli stessi dall’immagine idilliaca che, della madre, questi avevano sino ad allora avuto.

 

L’ex moglie, così, si rivolge al giudice perché tolga i due maschietti dall’affidamento del padre, per andare a vivere presso di lei. Ma il giudice rigetta la domanda. E qui le particolari motivazioni fornite dal tribunale.

 

Anche nel caso di un comportamento così grave, come quello dell’allontanamento dei figli dal genitore, bisogna sempre chiedersi se ciò giustifica l’adozione del più grave provvedimento di decadenza dalla responsabilità genitoriale del medesimo.

La risposta è negativa per due ordine di ragioni.

 

Da un lato il provvedimento di “affidamento esclusivo” non ha una natura solo sanzionatoria, ma, al contrario, viene emesso nell’interesse dei figli minori. Per cui bisogna sempre tenere in considerazione le conseguenze che tale decisione avrebbe sui minori medesimi e sulla loro crescita.

 

Dall’altro lato, pur rappresentando l’atteggiamento di chi aliena i figli dall’altro genitore un comportamento gravissimo, lesivo del diritto dei propri figli a crescere con il sostegno di tutti e due i genitori, la decadenza dalla potestà genitoriale dello stesso comporterebbe (al pari dell’affidamento esclusivo) la perdita per i minori dell’unico genitore che in quel momento, a torto o a ragione, essi sentono di avere.

 

Fermo restando che il genitore colpevole dell’alienazione si assumerà tutte le responsabilità morali per il danno arrecato ai propri figli, danno di cui gli stessi ancora non si rendono conto, il giudice deve valutare se vi è un particolare attaccamento dei figli al genitore colpevole, anche se per via dell’allontanamento da questi perpetrato ai danni dell’ex.

 

In tutto questo, però, un peso decisivo lo avrà la valutazione, da parte del giudice, dell’età dei ragazzi e la loro maturità a saper scegliere e decidere per sé con quale genitore vivere.


La sentenza

7689/14 R.G.

TRIBUNALE DI TRANI

Il Tribunale di Trani, riunito in camera di Consiglio nelle persone dei magistrati:

sciolta la riserva di cui all’udienza del 22 marzo 2016, osserva quanto segue.

Con ricorso del 22 dicembre 2014, F. C., lamentando una serie di condotte vessatorie e persecutorie, di veri e propri maltrattamenti nei confronti della coniuge e della prole, ha chiesto di adottare in via immediata ed urgente idonee misure di protezione a tutela dei minori, ai sensi dell’art. 330 cod. civ.

In data 7 marzo 2015 si è costituito C. S. ed ha eccepito, in rito, il difetto di legittimazione processuale della ricorrente, stante il conflitto di interesse con la prole, e la necessità di nominare un curatore speciale, nonché l’inammissibilità del ricorso e, nel merito, l’infondatezza dell’avversa richiesta, di cui ha chiesto il rigetto.

Con ordinanza del 21 luglio – 27 agosto 2015, il Collegio ha confermato preliminarmente la competenza del Tribunale Ordinario sulla base di considerazioni che in questa sede si richiamano e si confermano integralmente.

Quanto, invece, all’eccezione del resistente circa la competenza del G.I. assegnatario della causa di separazione, va precisato che, nell’assoluto silenzio in proposito da parte del legislatore, l’orientamento – seguito

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[1] Trib. Trani, ord. del 26.04.2016 n. 5149/2016.

 


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