Giudice di Pace: appello limitato per cause fino a 1.100 euro
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11 Mag 2016
 
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Giudice di Pace: appello limitato per cause fino a 1.100 euro

 

Le controversie dal giudice di pace fino a 1100 euro sono sempre da considerarsi secondo equità e, pertanto, l’appello è possibile solo per violazioni di norme sul procedimento, di norme costituzionali o comunitarie o di principi regolatori della materia.

 

Stop all’appello incondizionato contro le sentenze del giudice di Pace fino a 1.100 euro: tali provvedimenti, infatti, si devono considerare sempre pronunciati “secondo equità” (anche se il giudice, nel caso di specie, applica una norma di diritto) e, pertanto, vale la limitazione all’appello [1] che, in tali casi, viene consentito solo per violazioni di norme sul procedimento, di norme costituzionali o comunitarie, ovvero di principi regolatori della materia. A dirlo è una recente sentenza del Giudice di Pace di Bari [2], che tuttavia non è isolata, trovando valido appoggio in un precedente del Tribunale di Milano [3] e della stessa Cassazione [4].

 

Secondo tale orientamento, che ormai può dirsi stabile, le sentenze del Giudice di pace rese in controversie di valore non superiore a 1.100 euro sono da considerarsi sempre pronunciate secondo equità, anche se il giudice ha applicato norme di diritto senza fare alcun riferimento ad una regola equitativa. In tale ipotesi, deve presumersi la corrispondenza della norma giuridica applicata alla regola di equità e, di conseguenza, la sentenza può essere appellata solo per i motivi indicati dal codice di procedura civile [1] ossia per violazione delle norme sul procedimento, delle norme costituzionali o comunitarie o dei principi regolatori della materia.

 

Pertanto, in caso di appello fondato sulla asserita violazione, da parte del giudice di pace, di norme di diritto sostanziale, esso è inammissibile. Insomma, non si può fare appello incondizionatamente, lamentando una non corretta interpretazione da parte del giudice dei fatti e delle regole di diritto.

 

La sentenza segna una notevole limitazione alla possibilità, per i cittadini, di impugnare la sentenza di primo grado in tutte le controversie fino a 1.100 euro, come ad esempio quelle relative a contravvenzioni o violazioni del codice della strada, impugnazioni di bollette e fatture di basso importo, acquisti di beni al consumo da parte di consumatori, ecc.


La sentenza

Tribunale di Bari – Sezione II civile – Sentenza 13 gennaio 2016 n. 122

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Bari, seconda sezione civile, in composizione monocratica e in funzione di giudice di appello, nella persona del giudice Carlotta Soria, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n. 11977/2011 r.g. proposta

da

Sc.Gi., rappresentato e difeso dagli avv.ti Do.Gu. e Fr.Gu., domiciliatari, giusta procura a margine dell’atto di citazione

– Appellante – contro

Tr. S.p.A. in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avv.ti Mi.La. e Al.Pa., domiciliataria, giusta mandato in calce alla copia notificata dell’atto di citazione

– Appellata –
Oggetto: appello sentenza G.d.P. Bari n. 4260 del 20/67/7/2011. MOTIVI

I. – L’odierno appellante aveva agito dinanzi al Giudice di Pace di Bari per il rimborso delle spese legali sostenute per tutelare le proprie ragioni nei rapporti con la società convenuta, a seguito dell’acquisto di un bene inficiato da vizi, a fronte del quale era stato ottenuto un buono spesa solo a seguito dell’intervento dei propri

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[1] Art. 339 cod. proc. civ.

[2] GdP Bari, sent. n. 122/2016 del 13.01.2016.

[3] Trib. Milano, sent. n. 1882/2014.

[4] Cass. sent. n. 24153/2010, n. 16318/2011 e n. 7255/2011.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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