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Lo sai che? Pubblicato il 12 maggio 2016

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Lo sai che? IRAP: come chiedere il rimborso per gli anni passati

> Lo sai che? Pubblicato il 12 maggio 2016

La Cassazione a Sezioni Unite specifica i criteri quantitativi per definire l’autonoma organizzazione e, nel determinare finalmente quali siano i professionisti o le ditte individuali tenute a pagare l’Irap, dà il via alle richieste di rimborso all’Agenzia delle Entrate.

Sono migliaia i professionisti che potranno, da oggi, chiedere il rimborso per l’IRAP pagata in tutti questi anni: la sentenza di ieri delle Sezioni Unite della Cassazione apre spiragli inaspettati per tutti quei contribuenti con partita IVA che, sino a ieri, confinati in una zona d’ombra, per evitare problemi con il fisco, hanno preferito versare l’imposta sulle attività produttive. Ora però – finalmente – la Corte è stata chiara e ha fissato un criterio quantitativo per determinare quando si verifichi la cosiddetta autonoma organizzazione che è il presupposto d’imposta per far scattare l’obbligo di pagamento dell’Irap. Lo ha fatto rivolgendosi, in particolar modo, a tutti quegli studi professionali monopersonali (che ruotano, cioè, intorno alla figura del dominus) e alle ditte individuali. In buona sostanza, il principio è il seguente:

  • il pagamento dell’IRAP non è dovuto se il contribuente si vale di un solo dipendente con funzioni meramente esecutive (come una segretaria, un addetto alle pulizie, un collaboratore ancora inesperto che subisce le direttive e le indicazioni del capo, senza le quali non è in grado di gestire autonomamente la produzione o l’attività). Si deve trattare, in particolare, di mansioni che esulano dalla specifica professionalità che caratterizza la sua attività;
  • il pagamento dell’IRAP è dovuto se i collaboratori con funzioni esecutive sono più di uno o se, anche uno soltanto, non ha funzioni esecutive, ma svolge attività di concetto che gli consentono di gestire con autonomia (a prescindere dalle direttive del capo) la produzione o l’attività.

Per via di questa rivoluzionaria pronuncia (che finalmente va a colmare la lacuna legislativa), molti contribuenti che sino a ieri sono stati debitori dello Stato, diventano da oggi automaticamente creditori, avendo diritto a richiedere il rimborso dei pagamenti effettuati negli scorsi anni, benché non dovuti.

In realtà, conoscendo le condizioni delle casse del nostro Stato, c’è da immaginare che alla richiesta di restituzione delle somme non farà seguito alcuna riposta e, in tal caso, l’unica via da calcare sarà quella del ricorso in Commissione Tributaria Provinciale. Ad ogni modo, poiché l’istanza di rimborso, è gratuita e può essere presentata in carta semplice, senza formalità, val la pena tentare.

 

Come chiedere il rimborso dell’Irap versata

L’istanza con la richiesta di rimborso va presentata, in via amministrativa, direttamente all’Agenzia delle Entrate competente per territorio. Esiste un termine entro cui la stessa va inviata: 48 mesi dalla data di effettuazione del pagamento di cui si chiedere il rimborso. Ovviamente il contribuente dovrà dimostrare e provare i fatti che fondano il diritto al rimborso e, cioè, l’aver esercitato la professione in assenza di un’autonoma organizzazione o con mezzi minimi e collaboratori addetti a mansioni meramente esecutive ed estranee al nucleo dell’attività del professionista istante.

Inoltre bisognerà fornire copia dei pagamenti effettuati negli scorsi anni, quantificarli e specificare l’importo del quale si chiede la restituzione.

Se all’istanza non fa seguito alcun riscontro o viene rigettata, è possibile rivolgersi alla Commissione Tributaria Provinciale. Il ricorso può essere presentato personalmente se l’importo di cui si chiede la restituzione non supera 3.000 euro, altrimenti ci sarà bisogno di un difensore (avvocato, commercialista, ragioniere).

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Autore immagine: 123rf com

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