Mensa scolastica nel 730, ultimi chiarimenti
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12 Mag 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Mensa scolastica nel 730, ultimi chiarimenti

Detrazione delle spese per la mensa scolastica nella dichiarazione dei redditi: limiti, documentazione necessaria.

 

L’Agenzia delle Entrate, con una recente circolare [1], ha fornito alcuni importanti chiarimenti in merito alla detraibilità delle spese relative alla mensa scolastica. Vediamo chi può detrarre tali costi, sino a quale limite e quali documenti devono essere conservati per l’eventuale controllo formale da parte dell’Agenzia.

 

 

Detrazione spese mensa scolastica: chi può beneficiarne

Possono beneficiare della detrazione delle spese della mensa scolastica i genitori di bambini o ragazzi iscritti all’asilo nido, alla scuola dell’infanzia (scuola materna) primaria (elementari), secondaria inferiore o superiore (medie inferiori e superiori). Non è stato invece chiarito se sia possibile detrarre le spese della mensa universitaria, ma la risposta sembrerebbe affermativa, in quanto i costi della mensa sono ricompresi tra quelli previsti per la frequenza: essendo detraibili i costi sostenuti per la frequenza universitaria, dovrebbe dunque essere esteso tale principio.

Beneficia della detrazione, di norma, il genitore al quale è intestato il documento di spesa: se il documento è intestato al figlio, il beneficio è suddiviso al 50% tra i genitori. Se la spesa è stata sostenuta in percentuali differenti, nel documento di spesa deve essere riportata l’esatta percentuale di ripartizione.

 

 

Mensa offerta da soggetti terzi

La detraibilità può essere applicata anche quando il servizio di mensa non è erogato direttamente dall’istituto scolastico, ma è erogato da soggetti terzi, come il Comune o una ditta esterna.

Dato che il servizio è previsto istituzionalmente dall’ordinamento scolastico, per tutti gli alunni delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie e secondarie di primo grado, non è necessaria una delibera in merito da parte del consiglio d’istituto.

 

 

Mensa scolastica: documenti da conservare

Per poter dimostrare, in caso di eventuali controlli, la legittima detrazione delle spese relative alla mensa, è necessario conservare i seguenti documenti:

 

– ricevuta del bollettino postale di pagamento;

 

– ricevuta del bonifico bancario;

 

– in alternativa al bollettino o al bonifico, può essere esibita un’attestazione rilasciata dall’ente che ha ricevuto il pagamento o dalla scuola (se il servizio è stato pagato in contanti o tramite bancomat, o sono stati acquistati buoni mensa cartacei o elettronici), nella quale siano riportati:

 

– l’ammontare delle spese sostenute nell’anno;

– i dati dell’alunno o studente.

 

In ogni caso, la documentazione da verificare deve sempre riportare:

 

– l’intestazione del soggetto destinatario del pagamento (che può essere, come abbiamo detto, la scuola, il Comune o l’azienda fornitrice del servizio);

– la causale del servizio mensa;

– la scuola di frequenza;

– il nome e cognome dell’alunno o studente.

 

Solo per il 2015, visto che i primi chiarimenti in merito sono arrivati tardivamente, è possibile annotare a penna i dati elencati, direttamente da parte del contribuente, nel documento di spesa.

 

La certificazione della spesa rilasciata dalla scuola o dal diverso ente è esente da bollo, così come l’eventuale istanza del contribuente volta all’ottenimento della certificazione.

 

 

Detrazione mensa: quanto spetta

La detrazione relativa alla mensa è pari al 19% della spesa, sino a un massimo di 400 euro annui per studente, per le scuole materne, elementari e medie.

Il limite di 400 euro va inteso come limite complessivo, relativo alle spese di istruzione e frequenza: ciò significa che, per ogni alunno, può essere detratto un massimo di 400 euro annui “tutto compreso” e non 400 euro per la mensa e 400 euro per l’iscrizione e la frequenza.

Relativamente agli asili nido, il limite è pari a 620 euro annui, mentre per l’università non esiste un tetto massimo, posto che le rette delle università private devono essere parametrate alle tasse pagate nelle corrispondenti università pubbliche, secondo i limiti disposti annualmente dall’apposito decreto del Miur.


[1] Circ. n. 18/E/2016.

 


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