Isee: non fa reddito l’assegno al disabile
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13 Mag 2016
 
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Isee: non fa reddito l’assegno al disabile

Non si calcolano nell’Isee gli assegni previdenziali e indennitari, i trattamenti assistenziali e le carte di debito pagati ai disabili.

 

Gli assegni e le prestazioni pagate dall’Inps in favore dei disabili non verranno più calcolate ai fini dell’Isee e, in definitiva, “non faranno più reddito”: lo prevede il decreto legge sulla scuola approvato ieri dal Senato. La norma è transitoria e verrà applicata in attesa che la novità venga definitivamente recepita all’interno del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che regolamenta il calcolo del reddito ai fini Isee [1].

 

La modifica si è resa necessaria a seguito delle indicazioni fornite dal Consiglio di Stato che, poco tempo fa, aveva rilevato la forte disparità di trattamento nei confronti dei soggetti affetti da disabilità e, conseguentemente, aveva bocciato le precedenti regole sul calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente (Isee) nei nuclei familiari in cui è presente un disabile.

 

Ora, con la riforma, si prevede l’esclusione, dal reddito disponibile, di tutti i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari (incluse le carte di debito) percepiti a fronte della condizione di disabilità e qualora non rientranti nel reddito complessivo a fini Irpef.

 

Inoltre, viene modificato il meccanismo di equivalenza, per cui spariscono le franchigie che servivano – nella nuova versione dell’indicatore della situazione economica equivalente dei nuclei familiari – a garantire i non autosufficienti dalle penalizzazioni legate al mutato calcolo delle prestazioni loro concesse. Al loro posto ritorna, invece, la maggiorazione dello 0,5 della scala di equivalenza per ogni componente del nucleo con disabilità media, grave o non autosufficiente, e quindi senza più differenze tra disabili minorenni e maggiorenni.

 

Gli importi percepiti per ragioni diverse dalla disabilità restano inclusi nel reddito disponibile, ma per quanto riguarda le borse di studio universitario vanno esclusi dall’Isee. In pratica, questo beneficio va valorizzato sì ai fini del calcolo Isee, ma l’ente erogatore dovrà sottrarre il valore della stessa borsa in rapporto alla scala di equivalenza.

 

A questo punto spetterà all’Inps, con una propria circolare, adeguarsi alle nuove disposizioni entro 30 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento. Fino a tale data, saranno salve le prestazioni sociali agevolate erogate sulla base delle regole attuali.


[1] Dpcm 159/2013

 


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