Reversibilità, l’Inps lancia l’allarme per le unioni civili
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13 Mag 2016
 
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Noemi Secci
 


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Reversibilità, l’Inps lancia l’allarme per le unioni civili

Pensione ai superstiti per le coppie delle unioni civili: l’Inps realizza uno studio sull’aggravio degli oneri per l’aumento delle pensioni.

 

Pensione di reversibilità: fino a quando esisterà ancora? Se lo chiedono in molti, da quando nel Ddl povertà è comparso il provvedimento che vuole subordinare il trattamento ai superstiti al possesso di un reddito Isee notevolmente basso. Come se non bastasse, con uno studio pubblicato ieri, il Presidente dell’Inps Tito Boeri ha lanciato l’allarme sull’aumento delle pensioni di reversibilità che sarebbe causato, nei prossimi anni, dall’esistenza di un maggior numero di beneficiari, cioè i componenti delle coppie delle unioni civili.

Ma la situazione è davvero insostenibile? Per capirlo, analizziamo i dati presenti nello studio previdenziale, commissionato all’Inps dal servizio bilancio della Camera dei Deputati.

 

 

Unioni civili: quanti sono gli interessati?

In primo luogo, lo studio chiarisce che le stime ufficiali effettuate e basate sull’ultimo censimento sono in realtà inattendibili. Il numero di coppie dello stesso sesso rilevate è pari a poco più di 7.500. L’Istat ha sottolineato che il dato è sottostimato, in quanto raccoglie solo quelle persone che hanno scelto di dichiarare la loro relazione affettiva e la loro convivenza. In paesi confrontabili con l’Italia quali ad esempio la Germania o l’Inghilterra il numero di unioni civili dello stesso sesso è rispettivamente pari a 67.000 e 35.000.

Ai fini della valutazione si è fatto prevalentemente riferimento all’esperienza tedesca. Questo appare giustificato dalle profonde analogie riscontrabili tra l’istituto della Lebenspartnerschaft (partenariato di vita o unione civile) e l’istituto dell’unione civile.

È stato pertanto ipotizzato che l’Italia si troverà in una situazione comparabile a quella tedesca con un’adesione all’istituto delle unioni civili analogo a quello registrato in Germania. Tenendo inoltre presente le differenze demografiche tra i due paesi, è stato fissato un numero di coppie pari a 30.000 dopo dieci anni dall’entrata in vigore della legge. Tale numero si avvicina dall’anno 2033 verso il valore di 50.000 (contro i 67.000 della Germania), proporzionale alla differente numerosità della popolazione residente italiana (61 milioni) rispetto a quella tedesca (81 milioni).

 

 

Unioni civili: quante pensioni di reversibilità in più

Sulla base del numero stimato di nuove coppie, l’Inps ha previsto che il maggior numero di pensioni partirà dall’aggiunta di 33 trattamenti nel 2016, sino ad arrivare a 5.982 pensioni in più nel 2050. Gli importi medi stimati, relativamente alle pensioni ai superstiti, partono da 8.778 euro annui nel 2016, per arrivare a una pensione media di 21.626 euro nel 2050.

Dunque gli oneri aggiuntivi sono molto esigui nell’immediato, arrivando a nemmeno 290.000 euro annui complessivi, ma sono destinati ad aumentare, sino ad arrivare a oltre 129 milioni di euro nel 2050.

 

 

Unioni civili e sostenibilità della pensione di reversibilità

Tuttavia, nel valutare l’impatto economico, l’Inps non ha toccato la questione fondamentale, cioè quella riguardante il finanziamento delle pensioni ai superstiti: non dimentichiamo, difatti, che non si tratta di prestazioni assistenziali (così come le si vuole classificare nel Ddl povertà), ma di assegni pagati dal contribuente dante causa.

Così come è stato valutato l’impatto derivante dall’aumento di beneficiari, sarebbe dunque giusto valutare l’impatto derivante dall’aumento dei requisiti e dalle nuove norme che hanno notevolmente innalzato l’età della pensione. Paradossalmente, la pensione ai superstiti, così continuando, potrebbe diventare l’unico modo di riavere quanto versato in decenni di contributi, visto che l’età pensionabile si avvicina sempre di più alla speranza di vita vera e propria.

La “questione previdenziale”, com’è ormai chiaro a tutti, è causata dall’insostenibilità del precedente sistema pensionistico, che liquidava, dopo pochi anni di contributi, trattamenti quasi uguali agli ultimi stipendi, nonché dai numerosi sprechi e privilegi presenti nel sistema (pensioni d’oro etc.).

Non è dunque giusto demonizzare le nuove coppie e indicarli come “rovina delle casse pubbliche”, in quanto i nuovi beneficiari non farebbero altro che, alla pari di tutti i beneficiari di reversibilità, riprendere una piccola quota di quanto versato dal dante causa.

La battaglia, invece, va fatta contro chi, ancora oggi, usufruisce di vecchi privilegi e percepisce pensioni totalmente sproporzionate ai contributi versati.


 


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Commenti
14 Mag 2016 dionisio vittore

Penso che l’unica cosa giusta sia applicare il sistema contributivo.Se hai versato, bene, hai diritto alla reversibilità. E non che in procinto di andare in pensione mi “sposo” con la prima extra e via. Come pure per i parenti non di I° grado.