Professionisti Pubblicato il 14 maggio 2016

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Professionisti Quali sono le conseguenze dell’inadempimento dell’obbligazione?

> Professionisti Pubblicato il 14 maggio 2016

L’obbligazione si estingue nel momento in cui il debitore esegue la prestazione nei confronti del creditore.

Il legislatore ha disciplinato le conseguenze del mancato adempimento dell’obbligazione.

Se il debitore è inadempiente, ossia non effettua o effettua in modo inadeguato o parziale la prestazione, il creditore, al fine di ottenere quanto gli spetta, può esercitare quella che tecnicamente si definisce “azione”, cioè può adire il giudice al fine di ottenere la pronuncia di un provvedimento giudiziario con il quale si accerti l’esistenza del rapporto obbligatorio e dell’inadempimento del debitore e si pronunci la condanna del debitore ad eseguire la prestazione.

Se il debitore adempie la prestazione, l’obbligazione costituisce giusta causa della prestazione stessa, ma, se egli rimane inadempiente, l’obbligazione dà azione al creditore per ottenere quanto gli spetta.

Il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri (art. 2740 c.c.), quindi anche con quelli che dovessero essere successivamente acquistati dallo stesso o, comunque, venire a fare parte del suo patrimonio.

Il creditore, per l’effettiva soddisfazione del proprio diritto, dopo aver esercitato l’azione ed aver (auspicabilmente) ottenuto la sentenza che riconosce le sue buone ragioni e che pronuncia la condanna del debitore, può agire esecutivamente sul patrimonio del debitore. Egli, quindi, può, nei modi e con le forme legalmente previsti, far “prelevare” dal patrimonio del debitore la somma che gli spetta o, laddove ciò non fosse possibile, ricavarla dall’espropriazione e dalla successiva vendita forzata dei beni del debitore oppure ottenere che il giudice ordini ad un soggetto terzo, che sia a sua volta debitore del proprio debitore, di pagargli direttamente le somme dovute.

Il creditore, quindi, per conseguire quanto gli è dovuto, può anche fare espropriare i beni, mobili o immobili, del debitore, secondo le regole stabilite dal codice di procedura civile (art. 2910 c.c.) e talora espropriare anche i beni di un terzo, ad esempio quando sono vincolati a garanzia del credito o quando sono oggetto di un atto che è stato revocato perché compiuto in pregiudizio del creditore, ovvero ottenere il pagamento di somme che terzi dovrebbero corrispondere al proprio debitore. Il creditore può valersi anche cumulativamente dei diversi mezzi di espropriazione forzata previsti dalla legge (art. 483 c.p.c.).

In generale, i creditori compiono individualmente atti esecutivi, con il rischio che, ove siano sprovvisti di “preferenze” derivanti da pegno, ipoteca o privilegio, non possano soddisfarsi, se altri creditori li abbiano preceduti “esaurendo” la capienza del patrimonio del debitore. Questi profili saranno meglio esaminati nei capitoli successivi.

Laddove vi sia un’esecuzione concorsuale, i creditori chirografari correranno il rischio, proprio a causa del concorso delle pretese degli altri creditori, eventualmente per un ammontare complessivo anche maggiore del patrimonio del debitore, di ottenere una soddisfazione proporzionalmente ridotta rispetto alla somma inizialmente pretesa e, talora, addirittura di non ottenere nulla.

Il-Recupero-dei-Crediti

Nel caso di inadempimento dell’obbligazione, il creditore, per ottenere quanto gli spetta dal debitore, deve adire l’Autorità Giudiziaria che, accertata l’esistenza del diritto ed il mancato adempimento, provvederà a pronunciare la condanna ad eseguire la prestazione.

Il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri: ne consegue che il creditore, ai sensi di legge, può ottenere che la somma che gli spetta sia prelevata direttamente dal patrimonio del debitore e quindi può ricavarla dall’espropriazione dei beni, mobili o immobili, delle somme che parte inadempiente riceve a titolo di retribuzione o pensione o simili.

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