Cosa sono le obbligazioni solidali: solidarietà attiva e passiva
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14 Mag 2016
 
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Cosa sono le obbligazioni solidali: solidarietà attiva e passiva

Contratti e recupero dei crediti: che significa solidarietà attiva e solidarietà passiva. L’obbligazione parziaria. L’azione di regresso.

 

Tra le diverse forme di obbligazione, il legislatore ha previsto anche le cd. obbligazioni solidali, che vedono coinvolti più debitori, tutti tenuti all’adempimento per l’intero (salva rivalsa nei confronti delle altre parti debitrici) o più creditori, ad ognuno del quale è riconosciuto il diritto di chiedere l’adempimento dell’intera prestazione (con conseguente liberazione del debitore che abbia adempiuto nei confronti di tutti i creditori).

 

Benché generalmente l’obbligazione intercorra tra due soli soggetti, il creditore e il debitore, può accadere che i debitori o creditori siano più di uno. In questo caso, le obbligazioni possono essere sia parziarie, sia solidali.

 

L’obbligazione è parziaria se, in caso di più debitori, il creditore può pretendere da ogni debitore solo una quota del credito oppure, nel caso di più creditori, se ciascun creditore può pretendere solo il pagamento della sua quota.

 

L’obbligazione è solidale quando più debitori sono obbligati tutti per la medesima prestazione, in modo che ciascuno di essi è obbligato ad adempiere per la totalità (art. 1292 c.c.). In tal caso, l’adempimento di uno libera gli altri (solidarietà passiva).

 

È anche solidale l’obbligazione quando, in presenza di più creditori, ciascuno di essi ha diritto di chiedere l’adempimento dell’intera obbligazione e l’adempimento conseguito da uno di essi libera il debitore verso tutti i creditori (solidarietà attiva).

 

Le obbligazioni solidali sono quindi caratterizzate dal particolare vincolo (solidarietà) che lega i soggetti rispettivamente sotto il profilo attivo (concreditori solidali), se ciascuno può pretendere dal debitore (o dai debitori) la prestazione nella sua integralità, o passivo (condebitori solidali), se ciascuno dei debitori è tenuto ad eseguire la prestazione sempre nella sua integralità.

Sono inoltre caratterizzate dalla circostanza che l’esecuzione da parte di un condebitore solidale o nei confronti di un concreditore solidale estingue l’obbligazione anche nei confronti degli altri soggetti.

 

Nel nostro ordinamento vige la presunzione di solidarietà passiva: nel caso in cui più soggetti siano obbligati verso un creditore essi sono tenuti al pagamento in solido, se dalla legge o dal titolo non risulta diversamente (art. 1294 c.c.).

Questa presunzione non si estende ai rapporti interni fra i condebitori solidali, nei quali spiega efficacia il principio della parziarietà dell’obbligazione.

 

Da ciò consegue che, nell’ipotesi di pagamento parziale del debito solidale, al condebitore adempiente spetta l’azione di regresso nei confronti degli altri condebitori, secondo la responsabilità di ciascuno, soltanto se la somma da lui pagata ecceda la quota di sua spettanza e soltanto nei limiti di tale eccedenza (Cass., 07 dicembre 1998, n. 12366).

 

La presunzione di solidarietà passiva rappresenta un indubbio vantaggio per il creditore che, normalmente, potrà scegliere di agire nei confronti del o dei soli debitori il cui patrimonio sia sufficiente a soddisfare il suo credito. Oltre a ciò se un condebitore è oppure diventa insolvente, di ciò non si farà carico il creditore ma gli altri condebitori.

 

La costituzione in mora di uno dei debitori in solido non ha effetto riguardo agli altri (art. 1308 c.c.); rimane però salvo quanto previsto in tema di prescrizione dall’art. 1310 c.c.

 

Uno dei debitori solidali non può opporre al creditore le eccezioni personali agli altri debitori (art. 1297 c.c.).

 

Nella solidarietà attiva il debitore può scegliere di pagare all’uno o all’altro dei creditori in solido, quando non è stato prevenuto da uno di essi con domanda giudiziale (art. 1296 c.c.).

 

Non è prevista, come detto, alcuna presunzione di solidarietà attiva. La solidarietà attiva esiste quindi solo laddove pattuita. In questo senso si è espressa anche la Corte di Cassazione, la quale ha affermato che la solidarietà attiva fra più creditori sussiste solo se espressamente prevista in un titolo negoziale preesistente alla richiesta di adempimento, non essendo sufficiente all’esistenza del vincolo l’identità qualitativa delle prestazioni (eadem res debita) e delle obbligazioni (eadem causa debendi). L’interesse a negare detta solidarietà non è attribuibile esclusivamente a ciascuno dei creditori, ma appartiene anche al debitore ai fini di un corretto e non pregiudizievole assetto dei rapporti obbligatori (vedi art. 1297, comma 2, c.c. limitativo della proponibilità delle eccezioni personali), giacché nelle ipotesi di solidarietà attiva il comune debitore non potrebbe opporre al creditore che gli abbia chiesto l’intera prestazione le eccezioni personali ad altro creditore e che a questo il debitore medesimo avrebbe potuto, invece, opporre, nel caso di obbligazione parziale, il cui adempimento egli per la sua parte avesse richiesto (Cass., 29 maggio 1998, n. 5316).

 

La solidarietà attiva non può essere ricavata neppure dall’attribuzione ad uno dei concreditori del potere di rappresentare gli altri (Cass., 11 gennaio 1986, n. 103).

 

La costituzione in mora del debitore da parte di uno dei creditori in solido giova agli altri (art. 1308 c.c.).

 

Salvo patto contrario, l’obbligazione si divide tra gli eredi di uno dei condebitori o di uno dei creditori in solido, in proporzione delle rispettive quote (art. 1295 c.c.). Quindi, alla morte del debitore in solido, il vincolo (in solido) fra i condebitori e gli eredi del condebitore defunto permane ma limitato, per quanto concerne i singoli eredi. Ciascuno degli eredi rimane, quindi, obbligato solidalmente solo fino alla concorrenza della propria quota ereditaria, cosicché il creditore può richiedere a ciascuno degli eredi solo la parte proporzionale alla quota ereditaria (Cass., 17 ottobre 1989, n. 4155), avendo comunque diritto di ottenere complessivamente da essi quanto era dovuto dal de cuius (Cass., 26 agosto 1982, n. 4722).

 

Si è anche affermato che colui che contrae un’obbligazione può convenire che i suoi eredi siano solidalmente obbligati per il debito contratto, in quanto ogni debitore può apporre ai suoi beni i carichi che più gli aggradano, salvo agli eredi la facoltà di sottrarsi a quei vincoli rinunciando all’eredità o accettandola con il beneficio dell’inventario, (Cass., 25 novembre 1988, n. 6345).

 

Vigono regole particolari per la remissione, poiché la remissione a favore di uno dei condebitori in solido libera anche gli altri condebitori solidali (cd. remissione oggettiva) e tale si presume in assenza di contrarie indicazioni. Ciò però non accade se il creditore si è riservato il suo diritto verso gli altri (cd. remissione soggettiva). In questa ipotesi il creditore può esigere dagli altri condebitori solidali il credito, detratta la parte del debitore cui ha rimesso il debito. Lo stesso valga per la rinunzia, poiché, in caso di rinunzia alla solidarietà, il creditore conserva l’azione in solido contro gli altri, anche per la quota del soggetto beneficiario della rinunzia alla solidarietà.

 

Con riferimento alla compensazione, poi, ciascuno dei condebitori in solido può opporre in compensazione il credito di un condebitore solo fino alla concorrenza della parte di quest’ultimo. Nei rapporti interni il titolare del diritto opposto in compensazione non è più soggetto a regresso. Egli può eccepire in compensazione il proprio diritto al creditore che gli richieda il pagamento e poi esercitare l’azione di regresso per la propria quota.

 

Ancora, il riconoscimento del debito, fatto da uno dei debitori in solido non ha effetto riguardo agli altri. In questa ipotesi, quindi, la prescrizione si interrompe solo nei suoi confronti.

 

La transazione fatta dal creditore con uno dei debitori in solido non produce effetto nei confronti degli altri, se questi non dichiarano di volerne profittare. La novazione tra il creditore ed uno dei suoi debitori in solido libera gli altri debitori.

Si presume, cioè, che con la novazione il creditore abbia inteso estinguere l’obbligazione originaria, per cui i condebitori vengono liberati nei confronti del creditore, ma rimane fermo il loro obbligo se il condebitore esercita l’azione di regresso. Se però, espressamente o tacitamente, si è voluto limitare la novazione a uno solo dei debitori, gli altri debitori sono liberati nei confronti del creditore solo per la parte di quello.

 

Nelle obbligazioni solidali passive, gli atti con i quali il creditore interrompe la prescrizione contro uno dei condebitori solidali hanno effetto riguardo agli altri debitori. La norma non si applica se è discussa la natura solidale dell’obbligazione e non vi sia stato riconoscimento o accertamento giudiziale della stessa.

 

La sospensione della prescrizione nei confronti di uno dei coobbligati in solido non ha effetto riguardo agli altri.

 

Il debitore che è stato costretto a pagare ha diritto di regresso contro i condebitori solidali liberati in conseguenza della prescrizione.

 

La rinunzia alla prescrizione fatta da uno dei condebitori non ha effetto riguardo agli altri. Il condebitore che abbia rinunziato alla prescrizione non ha regresso verso gli altri debitori liberati in conseguenza della prescrizione.

 

Nelle obbligazioni solidali attive se la remissione è fatta da uno dei creditori in solido, essa libera il debitore verso gli altri creditori solo per la parte spettante al primo. Il debitore può opporre in compensazione ad uno dei creditori in solido ciò che gli è dovuto da uno degli altri creditori, ma solo per la parte di questo, mentre può opporlo integralmente al concreditore che sia suo debitore (che subirà poi l’azione di regresso degli altri concreditori).

 

Nelle obbligazioni solidali attive, se il riconoscimento è fatto dal debitore nei

confronti di uno dei creditori in solido giova agli altri e determina quindi l’interruzione della prescrizione nei confronti di tutti.

 

La transazione intervenuta tra uno dei creditori in solido ed il debitore non ha effetto nei confronti degli altri creditori, se questi non dichiarano di volerne profittare.

 

La novazione convenuta tra uno dei concreditori in solido ed il debitore ha effetto verso gli altri creditori solo per la parte del concreditore che ha effettuato la pattuizione.

 

Gli atti con i quali uno dei creditori in solido interrompe la prescrizione contro il comune debitore hanno effetto riguardo agli altri creditori. La sospensione nei confronti di uno dei creditori in solido non ha effetto riguardo agli altri.

 

Quando nella stessa persona si riuniscono le qualità di creditore e di condebitore solidale, l’obbligazione degli altri coobbligati si estingue per la parte di quel condebitore (art. 1303 c.c.).

 

Se nella stessa persona si riuniscono le qualità di debitore e di concreditore solidale, l’obbligazione si estingue per la parte di questo.

 

 

Quali sono le conseguenze dell’azione giudiziaria nell’ipotesi di obbligazioni solidali?

Il legislatore ha disciplinato le conseguenze che possono derivare dalla necessità di agire in giudizio per ottenere l’adempimento dell’obbligazione solidale, prendendo in considerazione tanto il caso in cui la sentenza venga pronunciata tra il creditore ed il condebitore solidale, quanto le ipotesi di sentenza pronunciata tra debitore e concreditore solidale.

 

La solidarietà implica conseguenze anche sulla fase di esercizio dell’azione da parte del creditore. L’obbligazione solidale passiva non comporta, sul piano processuale, l’inscindibilità delle cause e non dà luogo a litisconsorzio necessario (ovvero non è prevista la necessaria partecipazione al giudizio anche degli altri condebitori), poiché “avendo il creditore titolo per rivalersi per l’intero nei confronti di ogni debitore, è sempre possibile la scissione del rapporto processuale, il quale può utilmente svolgersi anche nei confronti di uno solo dei coobbligati. Conseguentemente, nel caso di giudizio di impugnazione proposto da uno solo dei condebitori solidali, la sentenza passa in giudicato nei confronti del condebitore non impugnante” (Cass., 23 aprile 1994, n. 3900).

 

Il creditore può quindi agire nei confronti di uno solo dei coobbligati, mentre “gli altri condebitori solidali possono intervenire volontariamente nel giudizio con intervento adesivo autonomo, chiedendo l’accertamento negativo dell’asserito debito” (Cass., 8 luglio 1995, n. 7508).

 

La sentenza pronunciata tra il creditore e uno dei debitori in solido non ha effetto contro gli altri debitori (art. 1306 c.c.). Gli altri debitori, però, possono opporla al creditore, salvo che sia fondata sopra ragioni personali al condebitore e salva l’eventuale esistenza nei confronti del coobbligato di un giudicato di contenuto

contrario sul punto.

 

Sull’argomento, la giurisprudenza ha affermato che “la facoltà del debitore solidale di avvalersi della sentenza favorevole intervenuta fra il creditore ed altro coobbligato concerne l’ipotesi in cui sul rapporto obbligatorio solidale sia stata pronunciata una sola sentenza i cui effetti possono comunicarsi al condebitore non in causa, mentre trova limiti alla sua applicazione nell’eventuale esistenza nei confronti del medesimo condebitore del giudicato contrario sul medesimo punto: pertanto, qualora i debitori solidali abbiano partecipato al giudizio, sia pure in un solo grado, essi sono soggetti alle preclusioni derivanti dal giudicato formatosi nei loro confronti nonché all’efficacia del giudicato medesimo qualora non abbiano proposto valida impugnazione” (Cass., 6 novembre 1996, n. 9647).

 

Per quanto attiene alla solidarietà attiva bisogna poi rammentare che ad uno dei creditori solidali il debitore non può opporre le eccezioni personali agli altri creditori (art. 1297 c.c.).

 

La sentenza pronunziata tra il debitore ed uno dei creditori solidali non ha effetto contro gli altri creditori (art. 1306 c.c.). Gli altri creditori possono farla valere contro il debitore, salve le eccezioni personali che questi può opporre a ciascuno di essi.

 

 

 

Come si regolano i rapporti interni tra condebitori e concreditori?

Il legislatore è intervenuto a disciplinare le modalità di regolazione dei rapporti tra i condebitori ed i concreditori.

Nei rapporti interni l’obbligazione in solido si divide tra i diversi debitori o tra i diversi creditori, salvo che altrimenti risulti dal titolo e salvo che sia stata contratta nell’interesse di alcuno di essi (art. 1298 c.c.).

 

Il debitore solidale che ha pagato in modo valido ed efficace l’intero debito può ripetere dai condebitori la parte di ciascuno di essi. L’azione così esercitata è detta di regresso. Secondo la Corte di Cassazione “l’azione di regresso, ai sensi dell’art. 1299, comma 1, c.c., spetta al debitore che ha pagato l’intero debito od anche una parte di esso, purché superiore alla sua quota interna e soltanto per l’eccedenza” (Cass., 19 gennaio 1984, n.459).

 

Se qualcuno dei condebitori è insolvente la perdita si ripartisce tra gli altri condebitori, compreso quello che ha effettuato il pagamento. La prova in sede giudiziale che il pagamento effettuato ecceda la quota di spettanza dovrà essere data dallo stesso debitore che ha pagato (Cass., 7 dicembre 1998, n. 12366).

 

Si è affermato che i condebitori, nei cui confronti il debitore adempiente agisce, possono opporre i fatti estintivi, impeditivi o limitativi del debito comune solo se questi fatti, essendo precedenti alla data dell’adempimento, avrebbero potuto essere opposti al creditore nel momento dell’adempimento (Cass., 1° marzo 1994, n. 2011).

 

In virtù del principio di economia dei giudizi, è possibile accogliere contemporaneamente la domanda del creditore volta ad ottenere la condanna di un obbligato solidale e la domanda di regresso proposta da quest’ultimo verso un altro coobbligato. La Cassazione ha, infatti, affermato che “ben può il giudice, investito da una domanda di condanna del creditore verso un obbligato solidale e da una domanda di regresso proposta da quest’ultimo verso altro coobbligato, emettere due distinte pronunce di condanna, l’una subordinata all’altra, nel senso che la pronuncia in via di regresso possa essa posta in esecuzione soltanto ove venga dimostrato, da parte dell’altro condebitore, l’adempimento dell’obbligazione nei confronti del creditore, atteso che l’ordinamento ammette la sentenza condizionale quando l’evento futuro e incerto, cui viene subordinata l’efficacia della condanna, si configura quale elemento accidentale della decisione così formulata per economia di giudizi e per evitare ulteriori accertamenti di merito con conseguenti maggiori spese per le parti in causa” (Cass., 21 agosto 2003, n. 12300).

 

La circostanza, quindi, che il coobbligato solidale convenuto in giudizio non abbia ancora eseguito il pagamento dovuto al creditore non esclude la proponibilità della domanda di regresso nei confronti degli altri coobbligati (App.

Milano, 16 giugno 1995).

 

La domanda di regresso fatta valere in quel giudizio non varrebbe tuttavia ad estendere nei confronti dei condebitori, nei cui confronti la domanda suddetta è stata proposta, gli effetti dell’originaria domanda.

Mentre nell’ipotesi in cui il terzo sia stato chiamato in causa dal convenuto come soggetto effettivamente e direttamente obbligato alla prestazione pretesa dall’attore, la domanda attrice si estende automaticamente ad esso, senza necessità di una istanza espressa, analoga estensione non si verifica nel caso di chiamata del terzo in garanzia, stante l’autonomia sostanziale dei due rapporti, ancorché confluiti in un unico processo. Né la suddetta estensione della domanda si verifica nel caso in cui, ad istanza del condebitore solidale convenuto, venga chiamato in causa quello non compulsato dal creditore agente, essendo il chiamante privo di qualsiasi legittimazione in tal senso, attesa la sua estraneità al diverso

rapporto intercorrente fra l’attore ed il chiamato (Cass., 24 gennaio 1997, n.722).

 

Nel caso di obbligazione solidale al risarcimento dei danni, la prescrizione dell’azione di regresso di uno dei coobbligati decorre dall’avvenuto pagamento e non già dal giorno dell’evento dannoso, dal momento che il diritto al regresso non può esser fatto valere prima dell’evento estintivo dell’obbligazione (Cass., 3 novembre 2004, n. 21056).

 

Il-Recupero-dei-Crediti


In pratica

Si parla di obbligazione solidale quando più debitori sono obbligati per l’intero rispetto alla medesima prestazione (cd. solidarietà passiva), ma anche quando, nel caso di più creditori, ognuno può chiedere l’adempimento dell’intera obbligazione (cd. solidarietà attiva). Caratteristiche fondamentali della solidarietà sono il vincolo che lega i soggetti, sotto il profilo attivo o passivo, ed anche il fatto che l’esecuzione eseguita da un condebitore solidale o a favore di un concreditore solidale, estingue l’obbligazione anche rispetto agli altri soggetti. Si segnala, peraltro, che la solidarietà prevede regole particolari nel caso di remissione, compensazione, riconoscimento del debito, transazione, novazione, prescrizione e sospensione.

 

Nel caso di obbligazione solidale passiva il creditore può agire nei confronti anche di uno solo dei debitori: non è prevista neppure la necessaria partecipazione al giudizio degli altri condebitori.

Intervenuta la sentenza tra il creditore ed un condebitore, questa non ha effetto nei confronti degli altri debitori, fatta salva la facoltà di questi di opporla al creditore.

Lo stesso principio vale nel caso di sentenza tra debitore ed un concreditore, che, quindi, non ha effetto rispetto agli altri creditori, salvo la facoltà di questi di farla valere nei confronti del debitore.

 

Il legislatore ha riconosciuto, di norma, al debitore solidale che abbia validamente ed efficacemente

adempiuto alla obbligazione il diritto di regresso, ossia il diritto a pretendere un rimborso, di

norma pro quota, nei confronti degli altri condebitori.

Autore immagine: 123rf com

 


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