Matrimonio: i vizi del consenso
Professionisti
14 Mag 2016
 
L'autore
Edizioni Simone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Matrimonio: i vizi del consenso

15Annullamento del matrimonio per vizi del consenso: violenza, errore e simulazione; matrimonio putativo.

 

Come per i contratti, anche per il matrimonio i vizi inficianti la volontà del soggetto rilevano quali cause di annullamento dell’atto.

 

L’art. 122, modificato dalla novella del 1975, al fine di assicurare una più intensa tutela della libertà del consenso, prende in espressa considerazione due vizi del volere che incidono sulla validità del matrimonio: la violenza morale esercitata su uno dei coniugi e l’errore che cada sulla identità dell’altro coniuge o su qualità personali dello stesso, purché, in tale ultimo caso, possa qualificarsi essenziale secondo le prescrizioni di legge.

 

A) Violenza (art. 122)

Il matrimonio può essere impugnato da quello dei coniugi il cui consenso è stato:

 

a) estorto con violenza: si ritiene che la sussistenza della violenza vada accertata secondo i criteri previsti per il contratto dagli artt. 1434-1438. Si deve cioè trattare della minaccia, anche proveniente da un terzo, di un male ingiusto e notevole idonea a coartare la volontà di una persona sensata, tenuto conto dell’età, del sesso e della condizione sociale.

 

Ciò avviene, ad esempio, nel caso in cui una ragazza sia stata indotta al matrimonio dalle continue minacce di suicidio della madre (Trib. Napoli 29-10-1957).

 

Secondo BIANCA non è necessario che la minaccia abbia ad oggetto un male ingiusto e notevole alla persona o ai beni (come avviene per i contratti), essendo sufficiente a viziare il consenso anche la semplice minaccia di far valere un diritto, in quanto comunque oppressiva della volontà matrimoniale che deve, al contrario, formarsi liberamente;

 

b) determinato da timore di eccezionale gravità derivante da cause esterne allo sposo (ipotesi introdotta dalla riforma): il timore deriva da circostanze oggettive nelle quali vanno comprese anche azioni umane che non siano direttamente finalizzate allo scopo di costringere i nubendi alla celebrazione del matrimonio; non è rilevante il timore reverenziale.

Così, ad esempio, vi rientrano i casi di matrimoni contratti per sottrarsi a persecuzioni politiche, razziali etc.

Ha rilevanza anche il timore putativo, dal momento che la legge non richiede la riconoscibilità (BIANCA, GAZZONI).

 

B) Errore (art. 122)

Il matrimonio può essere impugnato da quello dei coniugi il cui consenso è stato dato per effetto di errore sull’identità della persona o di errore essenziale sulle qualità personali dell’altro coniuge.

 

In particolare l’errore sulle qualità personali è essenziale quando si accerti che il coniuge non avrebbe prestato il suo consenso se avesse conosciuto esattamente le condizioni dell’altro coniuge, sempre che l’errore riguardi le ipotesi tassative previste dall’art. 122, ovvero:

 

1) l’esistenza di una malattia fisica o psichica, di un’anomalia o di una deviazione sessuale preesistente al matrimonio e ignorata dall’altro coniuge, che impedisca lo svolgimento della vita coniugale;

 

2) l’esistenza di una sentenza di condanna per delitto non colposo alla reclusione non inferiore a cinque anni, salvo il caso di intervenuta riabilitazione prima della celebrazione del matrimonio;

 

3) la dichiarazione di delinquenza abituale o professionale;

 

4) la circostanza che l’altro coniuge sia stato condannato per delitti concernenti la prostituzione a pena non inferiore a due anni;

 

5) lo stato di gravidanza causato da persona diversa dal soggetto caduto in errore.

 

L’azione non può essere proposta se vi è stata coabitazione per un anno dopo che siano cessate la violenza o le cause che hanno determinato il timore ovvero sia stato scoperto l’errore.

 

Inoltre la legge non prevede come causa d’invalidità del matrimonio il dolo.

 

C) Simulazione (art. 123)

Ciascuno dei coniugi può impugnare il matrimonio per simulazione quando gli sposi abbiano convenuto di non adempiere agli obblighi e di non esercitare i diritti da esso discendenti.

 

L’azione non può essere più proposta decorso un anno dalla celebrazione, ovvero qualora i contraenti abbiano convissuto come coniugi successivamente alla celebrazione stessa.

 

Le ipotesi più frequenti di simulazione si hanno nei matrimoni celebrati solo per conseguire il nome o la cittadinanza.

 

La convivenza va tenuta distinta dalla coabitazione che opera da sanatoria in alcune ipotesi di annullabilità, in quanto all’elemento esterno del vivere insieme, si aggiunge anche l’esistenza dell’affectio coniugalis.

 

La compresenza di questi due elementi determina, sotto il profilo probatorio, una presunzione iuris et de iure e, sotto il profilo sostanziale, una sanatoria del vizio (GAZZONI).

 

Diversa dalla simulazione è la riserva mentale, che si ha qualora uno dei coniugi, nella propria sfera interiore, avanzi riserve al matrimonio, pur manifestando esternamente il proprio consenso (cd. simulazione unilaterale).

 

Tale fatto non può avere alcuna rilevanza giuridica, limitandosi l’ordinamento a prendere atto della volontà dichiarata.

 

Controversa è la natura giuridica dell’istituto:

 

— secondo alcuni (PIETROBON) si tratterebbe di un negozio indiretto (o, secondo taluni, fiduciario). Si osserva, infatti, che se gli sposi hanno convenuto di non adempiere gli obblighi e di non esercitare i diritti discendenti dal matrimonio, significa che hanno voluto effettivamente il matrimonio, anche se per realizzare un fine diverso da quello normale del matrimonio. Ciò avviene, appunto, nel negozio indiretto, che si differenzia nettamente da quello simulato nel quale l’atto non corrisponde, invece, all’effettiva volontà delle parti;

 

— secondo altri, invece, si tratterebbe di vera e propria simulazione, anche se la disciplina è diversa da quella di cui agli artt. 1414 e ss. Per BIANCA, infatti, in tal caso si ha una divergenza tra la causa del negozio utilizzato (il matrimonio) e l’intento perseguito, che è incompatibile con essa, cosa che avviene in tutti i casi di simulazione;

 

— altri, infine, parlano di abuso del diritto (COSTANZA) o di una nuova figura di annullabilità (IRTI, PEREGO).

 

 

Il matrimonio putativo

Di regola l’annullamento del matrimonio produce effetti retroattivi. In caso di annullamento, pertanto, i coniugi riacquistano ex tunc il loro stato di libertà. La legge, però, non può non tenere conto della circostanza che il matrimonio ha creato di fatto una comunità familiare, né può disinteressarsi della posizione giuridica dei figli nati dall’unione invalida.

 

 

È per questo che essa considera valido il matrimonio a taluni effetti (art. 128). In tal caso si parla, appunto, di matrimonio «putativo» (= matrimonio che i coniugi reputavano valido).

 

Gli effetti del matrimonio putativo sono così disciplinati dalla legge:

 

a) per i coniugi:

 

— se i coniugi hanno contratto il matrimonio in buona fede, o il loro consenso è stato estorto con violenza o determinato da timore di eccezionale gravità derivante da cause esterne agli sposi, l’annullamento opera soltanto ex nunc, per cui sono fatti salvi tutti gli effetti nel frattempo prodottisi.

 

Se le condizioni anzidette si verificano nei confronti di uno solo dei coniugi, gli effetti valgono soltanto in favore di lui e dei figli.

 

La buona fede consiste nell’ignoranza da parte dei coniugi, o di uno di essi, della causa di invalidità del matrimonio. Essa si presume ed è sufficiente che esista al momento della celebrazione del matrimonio;

 

— se i coniugi hanno contratto il matrimonio in mala fede, tra di loro non si producono gli effetti del matrimonio putativo;

 

 

b) per i figli:

 

— il matrimonio putativo produce gli stessi effetti del matrimonio valido nei confronti dei figli nati o concepiti durante il matrimonio, nonché nei confronti dei figli nati prima del matrimonio e riconosciuti anteriormente alla sentenza che ha dichiarato l’invalidità;

 

— se entrambi i coniugi, invece, hanno contratto il matrimonio in mala fede (ossia nella consapevolezza della sua invalidità), questo ha comunque gli effetti del matrimonio valido rispetto ai figli nati o concepiti durante lo stesso, salvo che la nullità dipenda da incesto; in questo caso si applicano le disposizioni dell’articolo 251 (Autorizzazione al riconoscimento).

 

Generalmente la dottrina ritiene che la fattispecie del matrimonio putativo ricorra in caso di matrimonio «dichiarato nullo» (art. 128). La disciplina prevista per esso, pertanto, non opera in caso di inesistenza del matrimonio.

 

Manuale-di-Istituzioni-di-Diritto-Privato


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti