Unioni civili: vantaggi previdenziali e diritto alla reversibilità
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13 Mag 2016
 
L'autore
Valentina Azzini
 


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Unioni civili: vantaggi previdenziali e diritto alla reversibilità

Nelle unioni civili un partner può risultare fiscalmente a carico dell’atro e, in caso di morte, è concessa la pensione di reversibilità ed il TFR al partner superstite.

 

Il nuovo disegno di legge sulle unioni civili [1] equipara, anche dal punto di vista fiscale e previdenziale, i partner in regime di unione registrata ai coniugi uniti in matrimonio.

In particolare si prevede, dal punto di vista fiscale, che uno dei partner possa risultare a carico dell’atro.

Questo comporta la possibilità di detrarre alcune spese sostenute, come ad esempio le spese sanitarie o di istruzione.

 

I vantaggi fiscali si estendono anche alla casa di abitazione: la dimora scelta come “comune” dai partner dinanzi all’Ufficiale di Stato Civile, al momento dell’ufficializzazione della loro unione, è considerata a tutti gli effetti “abitazione principale” di entrambi i partner e dà quindi diritto a una deduzione Irpef dal reddito complessivo pari alla rendita catastale e con riferimento al pagamento delle imposte locali.

Tuttavia, non prevedendo il disegno di legge la possibilità per le coppie gay di adottare figli, i partner non potranno beneficiare delle prestazioni di maternità e paternità, né degli assegni familiari erogati dai Comuni per i nuclei familiari.

 

Anche con riguardo agli aspetti ereditari, ai partner dell’unione civile sono garantiti i medesimi diritti dei coniugi uniti in matrimonio. In particolare, in caso di morte di uno di essi, l’altro avrà diritto al TFR ed alla pensione di reversibilità.

 

Inoltre, il partner supersite avrà diritto alla medesima quota di eredità spettante – in analoga situazione – al coniuge unito in matrimonio: al partner superstite spetta dunque la quota di “legittima”, cioè il 50% dei beni del defunto, mentre il restante spetta agli eventuali figli.

 

I medesimi diritti – fiscali e previdenziali – non sono invece riconosciuti ai partner conviventi “more uxorio” o “di fatto”, la cui unione, quindi, non sia registrata.

 

La legge introduce tuttavia, il diritto di partecipazione agli utili in caso di convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa del partner.

 

Dal punto di vista fiscale è prevista invece solamente, quale conseguenza del diritto agli alimenti in caso di cessazione della convivenza, la possibilità per il partner che eroga il relativo assegno, di detrarlo in sede di dichiarazione dei redditi.

 

I conviventi sono equiparati alle coppie sposate anche per le graduatorie relative all’assegnazione di alloggi di edilizia popolare.

Essi potranno infine beneficiare dell’eredità del convivente defunto solo se specificamente indicati nel suo testamento e purchè la quota di beni lasciata in loro favore non leda le quote di eredità che la legge specificamente stabilisce in favore dei famigliari (la c.d. “legittima”).


[1] Legge Cirinnà – “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze” – approvata dalla Camera l’11.05.2016 e dal Senato il 25.02.2016

 


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