Mantenimento, affidamento e adozione: il figlio va sentito dal giudice
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13 Mag 2016
 
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Mantenimento, affidamento e adozione: il figlio va sentito dal giudice

Nelle cause che lo riguardano, come nel caso di procedimenti di separazione e divorzio tra i genitori o quelli di adozione, il minore va sempre ascoltato dal giudice anche se ha meno di 12 anni.

 

Anche il minore di 12 anni va ascoltato nelle cause che lo riguardano, salvo che vi siano ragioni particolarmente gravi che lo sconsiglino, ragioni che, comunque, il magistrato deve sempre esplicitare e motivare. In tutti gli altri casi, è necessario che, nell’ambito di giudizi come quelli di adozione, affidamento e mantenimento, il bambino sia sentito perché “dica la sua”. L’audizione, comunque, potrebbe avvenire anche per mezzo di esperti come psicologi o servizi sociali. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

Per i minori di 18 anni, ma che hanno superato 12 anni, è già la legge stessa [2] a stabilire l’obbligo, per il giudice, di sentire il ragazzo. La norma specifica poi che, per i bambini con meno di 12 anni, la necessità di procedere all’ascolto debba essere valutata caso per caso, in considerazione della maturità del soggetto e della sua capacità di discernimento.

Secondo tuttavia il principio di affermato dalla Cassazione, il giudice ha l’obbligo di sentire i minori in tutti i procedimenti che li riguardano, al fine di raccoglierne le opinioni, le esigenze e la volontà. Il giudice, però, potrebbe ritenere che particolari esigenze, volte alla tutela del minore stesso, sconsiglino detto ascolto; tali esigenze vanno comunque evidenziate nel provvedimento firmato dal magistrato. In ogni caso, l’obbligo dell’audizione può essere assolto anche indirettamente, attraverso una delega specifica a soggetti terzi esperti.

 

Si tratta, dunque, di un principio consolidato già nella stessa Cassazione che già pochi mesi fa era scesa sul punto (leggi: “I figli minori vanno sempre ascoltati”). Nella vicenda di specie, la questione riguardava la dichiarazione di adottabilità del minore, ma lo stesso ragionamento viene ripetuto, ad esempio, allorquando i genitori si separano ed è necessario verificare con quale dei due i figli vadano a convivere. Posto, infatti, che tali scelte devono porsi nell’esclusiva ottica di perseguire l’interesse dei minori, l’unico modo per poter decidere più saggiamente è proprio il sentire questi ultimi.

I genitori, in ogni caso, possono chiedere di partecipare all’audizione anche attraverso un vetro-specchio separatore.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 15 marzo 2015 – 12 maggio 2016, n. 9780
Presidente Ragonesi – Relatore Nazzicone

Svolgimento del processo

La Corte d’appello dell’Aquila, sezione per i minorenni, con sentenza del 12 dicembre 2013 ha respinto gli appelli proposti da D.D. e S. ed D.R.A. avverso la sentenza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila pronunciata il 7 maggio 2013, la quale ha dichiarato lo stato di adottabilità della minore D.R.V. .
La corte territoriale ha confermato il giudizio di sussistenza dello stato di abbandono della minore, trovata dai servizi sociali del Comune di Vasto in istato di degrado per l’inidoneità della madre, affetta da malattia mentale, a fornirle l’adeguata assistenza, mentre il padre si era allontanato verso altra città con una nuova compagna, lasciando la minore in quelle condizioni, e gli altri parenti, compresa la nonna, non si erano resi conto della situazione, né perfino del fatto che la bambina non frequentasse ancora la prima elementare, pur avendone l’età.
Propongono ricorso per cassazione la madre D.S. e la nonna D.D. , sulla base di tre motivi. Resiste con controricorso il curatore speciale della minore.
Con ordinanza interlocutoria del 25 maggio 2015, il collegio ha ordinato la notificazione del ricorso al padre

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[1] Cass. sent. n. 9780/16 del 12.05.2016.

[2] Art. 15, co. 2., l. n. 184/83.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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