Autovelox: il cartello con l’avviso non va ripetuto dopo l’incrocio
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15 Mag 2016
 
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Redazione
 


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Autovelox: il cartello con l’avviso non va ripetuto dopo l’incrocio

Non esistono distanze minime tra il cartello che avvisa gli automobilisti della presenza dell’autovelox e l’apparecchio stesso di controllo elettronico della velocità.

 

Chi, provenendo da una traversa, si immette in una strada principale dove è presente un autovelox potrebbe non ricevere più l’avviso – previsto dalla specifica e obbligatoria segnaletica – circa la presenza del sistema di controllo elettronico della velocità. Tale mancata comunicazione, peraltro, non gli consentirà di fare alcun ricorso al giudice. La sentenza dell’altro ieri della Cassazione, infatti, nello stabilire che non esistono distanze minime imposte dalla legge tra la segnaletica e l’autovelox avrà anche questa ulteriore implicazione. Un pregiudizio per molti automobilisti che, così, si potranno trovare, sul più bello, l’auto della polizia con l’autovelox sul cavalletto o il box fisso al margine della strada, senza essere stati prima avvisati. Ma procediamo con ordine.

 

Secondo la Cassazione [1], il legislatore non ha mai fissato una distanza minima tra l’autovelox e la preventiva segnaletica con l’avviso del possibile controllo elettronico della velocità. Checché se ne dica, non vale il limite dei 400 metri, né esistono altre misure fisse. Il decreto ministeriale del 2007 [2] stabilisce solo che dell’installazione dei dispositivi o mezzi tecnici di controllo elettronico della velocità deve essere data preventiva informazione agli automobilisti: informazione che è obbligatoria e che va posizionata con adeguato anticipo rispetto al luogo del rilevamento della velocità, in modo da garantirne il tempestivo avvistamento. “Tempestivo avvistamento” che – si badi bene – non è a garanzia di quanti violano il codice della strada, per consentire loro di “regolarizzarsi” ed evitare le multe, ma di tutti gli altri automobilisti e della sicurezza della circolazione: chi, infatti, procedendo velocemente, dovesse frenare all’improvviso alla vista dell’autovelox potrebbe costituire un pericolo ben più grave (e inevitabile) rispetto a chi sfori i limiti (leggi: “Perché tutor e autovelox vanno segnalati prima?”).

 

Le conseguenze del non aver definito, in via generale, la distanza minima per la collocazione dei segnali stradali o dei dispositivi di segnalazione luminosi dall’autovelox sono due:

 

  • la prima è che la valutazione circa la distanza dell’apposizione del cartello di avviso deve essere effettuata caso per caso, tenendo conto dello stato dei luoghi e della natura della strada; il che significa attribuire al giudice di pace, in caso di impugnazione della multa, un’ampissima discrezionalità nella valutazione di tale elemento. Con conseguente incertezza circa l’esito di numerosi ricorsi;
  • la seconda, forse ancora più dirompente, è che – contrariamente a quanto si è ritenuto sino ad oggi – non ci sarà più bisogno, dopo una intersezione, di ripetere l’avviso. Insomma, anche per chi si immette in una strada da un incrocio varrà ugualmente il cartello apposto prima dello stesso incrocio e che, per ovvie ragioni, non si è potuto vedere. Secondo infatti la Cassazione, la mancata ripetizione del segnale dell’autovelox dopo l’incrocio non invalida la multa per eccesso di velocità. E ciò deriva proprio dal fatto che le norme, infatti, non stabiliscono una distanza minima fra cartello e apparecchio, ma solo l’obbligo che il segnale sia installato con adeguato anticipo per garantire un tempestivo avvistamento.

 

Si tratta di due conseguenze certamente poco garantiste per gli automobilisti che richiedono una più attenta riconsiderazione, da parte della Corte, della propria interpretazione.


[1] Cass. sent. n. 9770/16 del 12.05.2016.

[2] Art. 2 del dm 15 agosto 2007.

 


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