Part time, l’azienda è obbligata a concederlo?
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1 Lug 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Part time, l’azienda è obbligata a concederlo?

Richiesta di part time da parte del lavoratore: il datore di lavoro ha l’obbligo di trasformare il contratto riducendo l’orario?

 

Nonostante lo stipendio “intero”, in questi tempi di crisi, sia una vera fortuna, in alcune situazioni risulta molto difficile conciliare le proprie necessità con quelle lavorative: per non rinunciare completamente all’impiego, allora, la soluzione può consistere nel ridurre l’orario di lavoro con un contratto part time.

Ma l’azienda è obbligata a concedere il part time al lavoratore che lo richieda?

 

 

Concessione del part time

Il datore di lavoro, in generale, non ha l’obbligo di concedere la riduzione dell’orario al dipendente che ne fa richiesta, così come, dall’altra parte, non può convertire unilateralmente il rapporto da full time a part time: in ipotesi particolari, però, è tenuto ad acconsentire alla richiesta del lavoratore, mentre in altri casi, pur non esistendo un vero e proprio diritto in capo al dipendente, esiste una priorità nella trasformazione del contratto.

Vediamo insieme i principali casi in cui può essere ridotto l’orario di lavoro.

 

 

Part time e congedo parentale

La lavoratrice madre o il lavoratore padre possono chiedere, per una sola volta, al posto del congedo parentale (maternità facoltativa), o nei limiti del congedo ancora spettante (se è stato utilizzato solo in parte), la trasformazione del contratto da tempo pieno a tempo parziale, se la riduzione dell’orario di lavoro non supera il 50%.

Il datore di lavoro non può opporsi alla richiesta, ma è tenuto a effettuare la trasformazione del contratto entro 15 giorni dalla ricezione della domanda.

 

 

Part time e malattia

Nel caso in cui il lavoratore sia affetto da una patologia oncologica o da una grave patologia cronico degenerativa, sussiste ugualmente il diritto alla trasformazione del rapporto a tempo pieno in tempo parziale. La capacità lavorativa deve risultare, da appositi accertamenti sanitari, notevolmente ridotta.

In questi casi il datore di lavoro non può rifiutare la riduzione dell’orario di lavoro, nemmeno se vi sono delle esigenze aziendali inconciliabili.

Datore e lavoratore devono invece accordarsi per quanto riguarda la collocazione dell’orario e per la scelta tra part-time orizzontale o verticale, tenendo conto sia delle esigenze del dipendente che di quelle dell’impresa.

 

 

Part time e assistenza dei figli e dei familiari malati e disabili

Il dipendente ha diritto di priorità (rispetto ad altri lavoratori della stessa azienda) nella conversione del contratto da tempo pieno a tempo parziale nel caso in cui:

 

– assista il coniuge, un figlio o un genitore con patologie oncologiche o gravi patologie cronico degenerative;

– assista un convivente con handicap grave, invalido al 100% e con necessità di ausilio continuo perché incapace di compiere gli atti quotidiani della vita;

– abbia un figlio convivente di non oltre 13 anni di età o un figlio convivente portatore di handicap.

 

 

Part time per chi ha subito violenza di genere

Hanno diritto alla trasformazione del contratto da tempo pieno a parziale anche le lavoratrici inserite in un percorso di protezione relativo alla violenza di genere, ma solo se esistono posti disponibili in organico. Il rapporto part time deve essere nuovamente trasformato in tempo pieno dietro richiesta della lavoratrice.

 

 

Part time agevolato

La possibilità di fruire del part time agevolato per i lavoratori ai quali mancano meno di 3 anni alla pensione deve essere concordata con l’azienda e successivamente autorizzata dalla Dtl e dall’Inps.

Ricordiamo che il part time agevolato dà diritto al pagamento dei contributi in misura piena e ad un premio in busta paga che compensa la riduzione dello stipendio (per approfondimenti, si veda: Part time agevolato, la guida completa).


 


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