I poteri del creditore se ha un assegno del debitore
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15 Mag 2016
 
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I poteri del creditore se ha un assegno del debitore

Recupero crediti: assegno scoperto emesso “a vuoto” e assegno postdatato: che può fare il creditore per recuperare la somma che gli è dovuta.

 

L’uso dell’assegno sta via via scomparendo: un po’ perché è aumentata la diffidenza nei rapporti commerciali e gli operatori pretendono, sempre più spesso, il pagamento anticipato o, per quelli futuri, con forme di garanzia come finanziamenti, polizze bancarie o assicurative; un po’ perché lo stesso debitore è a conoscenza dei rischi che l’emissione di un titolo può comportare (rischi di cui parleremo in questo articolo). Peraltro, se il debitore possiede già le somme sul proprio conto non ha più ragione di utilizzare l’assegno (il cui trasporto pone problemi di smarrimento e di possibili usi fraudolenti), ben potendo assolvere all’obbligazione con una semplice “strisciata” della carta di credito o di debito (bancomat).

 

 

Cos’è l’assegno?

L’assegno è quello che si chiama “titolo di credito”. Esso può essere:

 

  • assegno bancario: un soggetto, cioè colui che firma ed emette l’assegno (detto traente), dà ordine alla sua banca (detta trattaria) di pagare una certa somma a un soggetto (detto prenditore).
  • Assegno circolare: un soggetto deposita una somma in banca e la banca si impegna personalmente a pagare tale somma a favore di un soggetto indicato dal primo.

 

 

Pagare con un assegno postdatato: perché?

Chi paga con un assegno postdatato lo fa, molto probabilmente, perché sul proprio conto, in quel momento, non ha la giacenza necessaria per la copertura del titolo (cosiddetta “provvista”). Così l’assegno postdatato funge a una duplice funzione:

 

  • da un lato garantisce il creditore, consegnando nelle sue mani un titolo che, in caso di mancato pagamento, gli consente di agire direttamente con un pignoramento (senza prima doversi imbattere in cause o decreti ingiuntivi);
  • dall’altro lato consente al debitore di avere quel tempo necessario per recuperare la somma da corrispondere al creditore, versandola sul conto almeno il giorno prima della scadenza dell’assegno.

 

L’assegno postdatato non costituisce illecito, né è nullo. Al contrario, è un titolo pienamente valido, che potrebbe addirittura essere portato all’incasso anche prima della data in esso indicata. E questo perché l’assegno è un titolo “pagabile a vista”, ossia nello stesso giorno in cui è esibito allo sportello: tutti i patti contrari (come l’accordo di postdatazione) si considerano come non apposti. In sintesi: chi ha un assegno può subito incassarlo, fermo restando, a tal fine, la regolarizzazione dell’imposta di bollo (e delle altre penalità) che deve essere versata al momento della presentazione in banca: il che può però risultare piuttosto dispendioso.

 

Comunque sia, si deve ammettere che il possesso di assegni postdatati dà al creditore che sappia attendere la scadenza della data di “emissione” gli stessi vantaggi della cambiale (è un titolo esecutivo e in caso di protesto il debitore è iscritto nel bollettino dei protesti). Anzi, il rilascio dell’assegno bancario dovrebbe spingere maggiormente il debitore ad assolvere il proprio debito in quanto il mancato pagamento di un assegno è punito con una sanzione amministrativa che va da un minimo di 516,46 euro a un massimo di 6.197,48 euro.

 

 

Che può fare il creditore se ha un assegno non pagato in mano?

Il creditore che ha un assegno non pagato, oltre a farlo protestare, può agire esecutivamente nei confronti del debitore. Ciò significa che può avviare, nei suoi confronti, un pignoramento senza prima dover agire in causa o procedere con un decreto ingiuntivo. Tale forza dell’assegno (che, in gergo tecnico, si chiama efficacia esecutiva) dura per massimo sei mesi dal rilascio. In buona sostanza, entro tale arco di tempo, il creditore, presentando tale titolo all’ufficiale giudiziario e non prima di aver notificato al debitore un sollecito di pagamento detto atto di precetto – con cui gli dà 10 giorni di tempo per pagare – può direttamente avviare un pignoramento, come quello del quinto dello stipendio, del conto corrente bancario, della pensione, dei beni mobili in casa, dei canoni di locazione percepiti per l’affitto di un appartamento di sua proprietà, ecc.

 

Decorso tale termine dei sei mesi, l’assegno perde solo la sua natura di titolo esecutivo, ma continua a rimanere una prova scritta del credito. Il che significa che il creditore, depositandolo in tribunale, potrà ottenere un decreto ingiuntivo da notificare al debitore, con l’intimazione a pagare entro 40 giorni. Il decreto ingiuntivo può essere emesso in forma provvisoriamente esecutiva, ossia consentendo già il pignoramento anche se c’è opposizione.

 

In entrambi i casi, il debitore si può ovviamente difendere. Nel primo caso, proponendo la cosiddetta opposizione all’esecuzione, con cui contesta il diritto fatto valere dal creditore e dimostrando che il titolo è stato pagato, che non si trova nelle mani della persona giusta, che avanza a sua volta un credito, ecc. Nel secondo caso, proponendo invece l’opposizione al decreto ingiuntivo con le medesime finalità.

 

Secondo la giurisprudenza [1], l’assegno bancario è sufficiente a dimostrare il debito ai fini della richiesta di decreto ingiuntivo. Per provare l’esistenza dell’obbligazione, infatti, basta qualsiasi documento proveniente non solo dal debitore, ma anche da un terzo, purché idoneo a dimostrare il diritto fatto valere, anche se privo di efficacia probatoria assoluta.

 

L’assegno, secondo i giudici del Tribunale, che si rifanno a una pronuncia della Suprema corte, ha valore come promessa di pagamento, purché il creditore indichi, nel ricorso per decreto ingiuntivo, qual è la ragione per cui è stato emesso, a suo tempo, l’assegno. Insomma, è necessario che venga specificato il rapporto sottostante (per esempio, un contratto, un risarcimento del danno, ecc.).


La sentenza

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI PALERMO

TERZA SEZIONE CIVILE

Il Tribunale in composizione monocratica, nella persona del giudice onorario Dott.ssa Caterina

Pizzuto ha emesso la seguente

SENTENZA

Nella causa iscritta al n. 6132/2014 R.G.A.C. vertente

TRA

Il. S.a.s., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. G.R.;

Opponente

E

F. S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. D.D.;

Opposta

OGGETTO: opposizione a decreto ingiuntivo.

MOTIVI DELLA DECISIONE

La presente sentenza viene resa dopo l’entrata in vigore della Legge 69/2009, onde si procede ex art.

132 c. 2 n. 4 come riformato.

Con atto di citazione del 14.4.2014 Il. sas proponeva opposizione avverso decreto ingiuntivo

provvisoriamente esecutivo n. K/2014 emesso dal Tribunale di Palermo, in forza del quale essa

opponente era stata condannata a pagare la somma di Euro 18.033,46 oltre interessi e spese del

procedimento monitorio: ciò sulla base di n. 4 assegni emessi

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[1] Trib. Palermo, sent. n. 1002/16 qui sotto riportata.

 


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Commenti
17 Mag 2016 alfonso faiella

Salve, vorrei porre un quesito
Se mai un debitore a fronte di un prestito e/o acquisto rilasci un assegno senza porre data e lo consegna al suo creditore, poi si reca presso il suo istituto di credito e dichiara di aver stralciato l’assegno, e passano 2 anni il creditore ha ancora possibilità di recuperare le somme? anche se il creditore fino ad oggi nn ha avviato nessuna procedura in quanto tra i 2 soggetti c’è un rapporto dio amicizia poi visto che il debitore non estingue il debito quale procedura si può avviare?
Certo di ricevere una risposta positiva, colgo l’occasione per inviare cordiali saluti.
Alfonso Faiella