La legge di Stabilità non ci sarà più
News
14 Mag 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

La legge di Stabilità non ci sarà più

La vecchia manovra finanziaria, oggi Legge di Stabilità, sarà sostituita da un ddl chiamato legge di Bilancio che si comporrà di due sezioni: il Governo dovrà approvare il ddl entro il 24 ottobre.

 

Prima si chiamava “Legge Finanziaria”, poi si è chiamata “Legge di Stabilità”; dal 2017 si potrebbe invece chiamare “Legge di Bilancio”, ma a cambiare non sarà solo il nome, ma soprattutto la sostanza e le tempistiche per l’adozione.

 

La manovra di fine anno, come a tutti noto, è la legge più importante adottata dal Governo, con cui vengono stabilite misure di tutti i tipi, principalmente fiscali, ma anche sociali, assistenziali, previdenziali, di lavoro, ecc. Insomma, la legge finisce per influenzare la vita politica, finanziaria e sociale dell’intero Stato almeno per i prossimi 365 giorni, sebbene molte misure siano strutturali e restino anche per gli anni successivi.

Dopo l’approvazione del Governo, la legge di Stabilità deve essere poi votata da entrambe le Camere anche se, di recente, è invalsa la pessima abitudine di apporvi la cosiddetta “fiducia” (con la mozione di fiducia, il Governo promette che, se il testo non verrà approvato, si dimetterà). Con una tecnica legislativa poi discutibile, da un po’ di tempo si usa dotare la legge di Stabilità di un solo articolo, ma centinaia di commi, il che rende non facilmente leggibile il testo, perché non separato per capi o sezioni.

 

Come si diceva in anticipo, la Legge di Stabilità potrebbe sparire: il suo contenuto confluirà in una apposita sezione della legge di bilancio dove troveranno posto le misure individuate dal governo per realizzare gli obiettivi di finanza pubblica indicati nel cosiddetto Def (Documento di economia e finanza) e nella Nota di aggiornamento del Def. Quindi, tutte le previsioni di entrata e di spesa confluiranno nella legge di bilancio, finendo così per avere lo stesso ruolo chiave dell’attuale legge di Stabilità.

Inoltre scompariranno anche le famigerate clausole di salvaguardia.

 

Il Governo avrà più tempo per deliberare il testo della manovra: se attualmente la legge di Stabilità deve essere portata alle Camere entro il 15 ottobre, per il ddl di bilancio si prevede invece il 12 ottobre prorogabile fino al 24 (9 giorni in più rispetto al vecchio termine).

 

A prevederlo è una proposta di legge che sarà depositata giovedì alla Camera: sul testo dovrebbe esserci l’appoggio del Governo e di numerosi parlamentari. L’obiettivo è quello di farla approvare entro luglio, per poter sfruttare le nuove regole già da fine anno, per la legge valida per il 2017. Quindi non ci sarà più la Legge di Stabilità di fine 2016 valevole per il 2017, ma tutto confluirà nella nuova legge di bilancio.

 

La riforma prevede l’addio alle clausole di salvaguardia: se lo Stato non riuscirà a mantenere i buoni propositi contenuti nella legge di Bilancio, tutte le misure correttive dovranno essere adottate da una successiva legge, senza quindi che possano intervenire, in via automatica clausole la cui efficacia è subordinata, dalla legge, alla verifica di determinati eventi (tali sono appunto le clausole di salvaguardia). Con il nuovo sistema, spetterà al Mef monitorare gli oneri derivanti dalle leggi che indicano previsioni di spesa e prevenire il verificarsi di eventuali scostamenti rispetto alle previsioni. Qualora tali scostamenti siano in procinto di verificarsi, il Mef con decreto da trasmettere alle camere, sospenderà l’efficacia, per l’esercizio in corso, delle disposizioni che recano le previsioni di spesa, salvo che gli scostamenti previsti non possano essere compensati a valere sullo stato di previsione del ministero competente.

 

Nella prima sezione della legge di bilancio (quella che conterrà le disposizioni della vecchia legge di Stabilità) troveranno poi posto:

 

– le norme necessarie a garantire il concorso degli enti territoriali agli obiettivi di finanza pubblica;

– l’importo massimo da destinare ai contratti del pubblico impiego;

– le misure correttive di effetti finanziari derivanti da leggi pregresse o da sentenze definitive;

– il livello massimo del ricorso al mercato finanziario e del saldo netto da finanziare in termini di competenza;

– le norme in materia di entrata e di spesa tese a realizzare effetti finanziari nel triennio.


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti