Quant’è la condanna alle spese per l’avvocato di controparte?
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15 Mag 2016
 
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Quant’è la condanna alle spese per l’avvocato di controparte?

Se perdi una causa: la condanna alle spese processuali, ossia a pagare la parcella all’avvocato della parte avversaria.

 

Spesso non è tanto l’incertezza sull’esito di una causa a costituire il principale deterrente all’avvio di un giudizio in tribunale, quanto il timore di una possibile condanna alle spese processuali. Si tratta dell’ordine del giudice, fissato nella sentenza conclusiva, a pagare non solo i costi vivi della causa, ma anche l’onorario dell’avvocato di controparte (la cosiddetta “parcella”).

 

Oltre a ciò, peraltro, possono aggiungersi ulteriori spese vive successive alla pubblicazione della sentenza (l’imposta di registro, la notifica della sentenza e l’eventuale atto di precetto) che il giudice non può quantificare, ma che vengono “addebitate” direttamente dalla parte vincitrice.

 

Non è tutto: c’è anche la possibilità di una sanzione applicata dal giudice in caso di “lite temeraria”, ossia intrapresa senza che ve ne fossero le ragioni di diritto o di fatto. In secondo grado poi si aggiunge la condanna a pagare una seconda volta il contributo unificato. Ma procediamo con ordine.

 

 

A quanto ammonta la condanna se perdo una causa?

È impossibile determinare in anticipo il preciso ammontare della condanna alle spese in caso di sconfitta nella causa. Ci si può fare, tuttavia, un’idea tenendo conto delle seguenti regole.

 

Le spese vive: il contributo unificato

Ci sono innanzitutto le spese vive di inizio giudizio. Queste corrispondono, in via principale, al contributo unificato che è la tassa di avvio della causa e che, di norma, viene aggiornata ogni due o tre anni. Gli importi variano in base al valore della causa. Ne abbiamo indicato l’ammontare in questa guida sul contributo unificato. Pertanto:

 

  • se la parte che perde la causa è il convenuto (ossia chi si difende), e quindi non ha sostenuto inizialmente tali spese (che ricadono, infatti, su chi avvia il giudizio), dovrà rimborsarli alla controparte;
  • se la parte che perde la causa è l’attore (ossia chi avvia il giudizio), e quindi ha sostenuto tali spese, non le saranno rimborsate.

 

Stessa sorte riguarda per le spese collaterali come le notifiche e i bolli, che tuttavia hanno un peso irrilevante (di norma, poche decine di euro).

 

Le eventuali consulenze

Il secondo punto da tenere in considerazione è se, durante la causa, il giudice ha nominato uno o più periti (il cosiddetto CTU, ossia il consulente tecnico d’ufficio). Anche il suo onorario – che certo non deve pagare lo Stato – va addebitato a chi perde.

A riguardo, il giudice liquida al consulente un anticipo sull’onorario definitivo, prima o al termine dello svolgimento dell’incarico: l’anticipo ricade su chi ne ha chiesto la nomina. Se questi è anche colui che perde il giudizio, la spesa resterà a suo carico, altrimenti l’importo gli dovrà essere restituito integralmente dalla parte soccombente.

 

L’onorario del CTU varia in base alla complessità e durata dell’incarico, tenendo conto anche delle spese vive e di trasferta da questi sostenuti. È difficile che ammonti a meno di 1.000/1.500 euro, in media.

 

L’onorario dell’avvocato di controparte

Il capitolo più delicato è quello dell’onorario dell’avvocato di controparte, ossia di chi ha vinto la causa. Il suo compenso viene determinato dal giudice in base a dei parametri che variano, anche in questo caso, sulla base del valore della controversia. Trovate le tabelle a questo link.

Il giudice, però, potrebbe aumentare o diminuire tali importi tenendo conto rispettivamente della bravura del difensore a risolvere celermente la causa o del rigetto parziale della domanda (ad esempio: l’attore chiedeva inizialmente 10.000 euro ma gliene sono stati riconosciuti solo 2.000).

 

La lite temeraria

Per i casi di causa infondata, il codice di procedura civile prevede una particolare sanzione che viene comminata dal giudice con la sentenza. Il suo importo viene determinato sulla base della gravità del comportamento processuale della parte, della durata della lite e del valore della causa.

 

Appello

In appello, inoltre, a tali regole se ne aggiunge una ancora più penalizzante: chi perde deve pagare una sanzione pari al valore del contributo unificato.

 

 

La compensazione delle spese

Solo in tre casi il giudice non addebita le spese processuali a carico di chi perde (spese che restano a carico di chi le ha sostenute, senza diritto a rimborso). Sono le ipotesi della cosiddetta compensazione delle spese legali. Ciò avviene:

 

– in caso di soccombenza reciproca (le rispettive pretese vengono in parte accolte e in parte rigettate),

– qualora vi sia una assoluta novità sulla questione portata in giudizio;

– se muta la giurisprudenza su questioni determinanti della causa.

 

 

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