Partita IVA: quanto costa e come si apre
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15 Mag 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Partita IVA: quanto costa e come si apre

Come si apre e quanto costa una Partita IVA nel 2016? Di seguito la guida completa con tutti i fattori da considerare: si tratta, infatti, di una scelta che incide a fondo sull’attività professionale che si intraprende.

 

Nella maggior parte dei casi, chiunque si avventuri in una nuova attività professionale – che non consista in lavoro dipendente – si imbatte in un famoso dilemma: aprire o meno la Partita IVA? Si può lavorare senza Partita IVA? E soprattutto, come fare per pagare meno tasse? Domande che necessitano di un’informazione adeguata, soprattutto dal 1 gennaio 2016, data in cui sono cambiati i regimi fiscali.

 

 

Quando è necessario aprire la Partita IVA?

Prima di passare ai dettagli pratici, occorre premettere che quello di cui si parla è uno strumento che può essere utilizzato tanto dagli imprenditori individuali quanto dai liberi professionisti. I primi sono gli artigiani (e quindi, per esempio, idraulici, falegnami, muratori, gelatai, pasticceri, pastai, imbianchini, fabbri, elettricisti, meccanici, estetiste, parrucchieri, ecc…) o i commercianti (ad esempio, e-commerce grossisti, dettaglianti, ambulanti, venditori porta a porta, ecc…).

 

I liberi professionisti, invece, sono coloro che svolgono un’attività per cui non occorre iscriversi in Camera di Commercio, ad esempio professionisti iscritti in un Albo o in un Ordine (commercialisti, avvocati, medici, notai, geometri, agronomi, consulenti del lavoro, psicologi, giornalisti, architetti, ingegneri, dentisti, ecc…), oppure liberi professionisti non iscritti ad albi professionali, i c.d. “Senza Ordine”. È il caso di tutti i consulenti che svolgono l’attività senza aver sostenuto l’esame di abilitazione a un albo (consulente aziendale, tributario, informatico, editoriale, web master, ecc…). La Partita IVA è una prerogativa di questi ultimi.

 

 

Come si apre una Partita IVA?

Per quanto riguarda la burocrazia da sbrigare, partiamo col dire che aprire una Partita IVA è molto semplice e assolutamente gratuito.

Essa consiste in un codice composto da 11 numeri: i primi 7 vanno a indicare il contribuente, mentre i seguenti 3 identificano il Codice dell’Ufficio delle Entrate; l’ultimo, infine, ha carattere di controllo.

 

Occorre, prima di tutto, comunicare all’Agenzia delle Entrate l’inizio della propria attività, entro 30 giorni dall’avvio, con apposita dichiarazione, redatta su modello AA9/7 (ditta individuale e lavoratori autonomi) oppure modello AA7/7 (società): entrambi i modelli si possono scaricare dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

La presentazione dei modelli può avvenire recandosi presso l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate con apposito documento di riconoscimento; inviando una raccomandata con ricevuta di ritorno, con in allegato fotocopia del documento; oppure ancora tramite invio telematico, grazie il software apposito sempre sul sito dell’Agenzia.

 

Passaggio fondamentale è la scelta del codice ATECO che si riferisce alla nostra specifica attività. Si tratta di una combinazione di lettere e numeri in grado di identificare una ATtività ECOnomica.

 

Di non poco conto la scelta del tipo di regime contabile, tra il regime forfettario 2016 o quello di contabilità ordinaria. Per coloro che non sono del settore specifichiamo che il regime forfettario è un nuovo sistema semplificato di tassazione che, tramite una serie di sconti fiscali, intende agevolare chi ha un’attività che percepisce bassi redditi.

 

Una volta rilasciata o inviata la dichiarazione firmata, viene assegnato il numero di Partita IVA, che rimarrà sempre lo stesso fino al termine dell’attività.
A questo punto, ci si può recare all’INPS per aprire la propria posizione previdenziale. Se si tratta di ditta individuale, l’impresa dovrà essere iscritta alla Camera di Commercio, e l’avvio della attività dovrà essere comunicato al comune.

 

 

Quanto costa una Partita IVA?

A scanso di equivoci, si ribadisce che aprire una Partita IVA non costa nulla; il problema sono le spese di mantenimento, che possono essere anche sostanziose. Per chi opta per il regime di contabilità ordinaria è indispensabile che guadagni abbastanza in generale, al fine di affrontare comodamente le spese di gestione. Chi deve iscrivere una ditta alla Camera di Commercio, pagherà all’istituto una quota che si aggira attorno agli 80-100 euro l’anno; a questa spesa va aggiunto naturalmente il costo del commercialista (circa 1.000 euro l’anno), e i contributi INPS. Da non sottovalutare anche il pagamento delle imposte Irpef e Irap, ossia quelle calcolate rispettivamente sul reddito e sul valore aggiunto prodotto (ossia l’incremento di valore di una merce una volta uscita dal ciclo produttivo). Il regime forfettario, invece, come anticipato, implica la tassazione agevolata del 5% per i primi 5 anni (ove ricorrano i requisiti per il regime forfettario startup) e del 15% dal sesto anno, mentre i contributi INPS graveranno per il 27% sul reddito di impresa.

 

 

Quando non conviene aprire la Partita IVA?

Fatte queste premesse, è facile comprendere che, prima di aprire una Partita IVA, è meglio fare due calcoli su quanto ammonta il nostro guadagno annuale.

Se si è lavoratori indipendenti e i nostri introiti superano i 5.000 euro annui, è uno strumento consigliabile per regolarizzare la propria posizione fiscale, ma sotto i 5.000 euro è meglio valutare attentamente poiché le spese di gestione potrebbero incidere pesantemente sui guadagni. Ma non è tutto: chi intende procedere dovrà considerare anche che vi è una serie di obblighi fiscali che il titolare di Partita IVA deve rispettare, tra cui quello di emettere fattura e di compilare gli appositi registri contabili.


 


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