Se il debitore si impoverisce: che può fare il creditore?
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16 Mag 2016
 
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Se il debitore si impoverisce: che può fare il creditore?

Azione revocatoria, surrogatoria e sequestro conservativo: se il debitore si spoglia dei propri beni, li vende, li dona o rinuncia all’eredità, pur di non rendere il proprio patrimonio pignorabile.

 

Si può fare ciò che si vuole con i propri beni? Sì, ma a patto di non avere debiti, perché, in quest’ultimo caso, i creditori hanno delle armi per impugnare gli atti di volontario impoverimento del debitore. In buona sostanza, tutte le volte il cui il debitore si spoglia dei propri beni, li vende, li dona o rinuncia ad arricchimenti come con l’eredità, oppure nei casi in cui il debitore non gestisca diligentemente i propri diritti, per pigrizia o negligenza, al creditore sono consentite delle azioni a difesa della propria posizione. Ecco i tre principali strumenti concessi dalla legge.

 

 

Cos’è l’azione surrogatoria?

“Surroga” significa “sostituzione”: in particolare la legge consente al creditore di sostituirsi al debitore tutte le volte in cui quest’ultimo, per negligenza o perché sommerso dai debiti, gestisca male il proprio patrimonio, non esercitando i diritti riconosciutigli dalla legge o non tutelandosi da altri atti pregiudizievoli dei terzi.

 

Facciamo qualche esempio. Il debitore è proprietario di un terreno che, tuttavia, sta andando in rovina a causa di alcuni allagamenti provenienti da proprietà vicine. Egli però si disinteressa di fare causa ai responsabili dei danni perché, in quanto pieno di debiti, sa bene che, quand’anche riesca a tutelare il proprio bene, questo prima o poi gli sarà pignorato ed espropriato dai suoi creditori. Ebbene, i suoi creditori potrebbero “surrogarsi” a lui e agire nei confronti dei vicini responsabili perché vengano condannati a realizzare opere di contenimento volte a evitare gli allagamenti.

 

Ecco un altro esempio. Il debitore è proprietario di un appartamento che però è stato occupato abusivamente. Se questi non agisce a tutela della sua proprietà potrebbero farlo, al suo posto, i suoi creditori.

 

Un esempio ancora più ricorrente è quello del recupero crediti. Immaginiamo un imprenditore che non intenda spendere soldi per recuperare le somme dai suoi debitori, sapendo che poi tali soldi gli verrebbero comunque pignorati dai creditori.

 

In tutti questi casi e in casi analoghi il creditore può surrogarsi al debitore pigro (può, cioè agire al posto dello stesso), facendo valere i diritti che questi non ha esercitato [1].

 

 

Cos’è l’azione revocatoria?

In generale, il debitore è libero di cedere i propri beni (mobili o immobili), regalandoli (donazione) o vendendoli a terzi. Ma se tale atto è fatto con lo scopo di impedire che detti beni gli vengano pignorati dai suoi creditori, a questi ultimi è consentito di revocare l’atto di cessione. Il creditore, infatti, in caso di donazioni, vendite e altre alienazioni di beni mobili o immobili del debitore può ricorrere all’azione revocatoria [2]. Lo scopo di questa azione è evitare che l’impoverimento del patrimonio del debitore possa impedire al creditore di soddisfare le proprie pretese con un eventuale pignoramento.

 

Perché l’azione revocatoria possa essere esercitata è necessario però che:

 

  • per le donazioni: il creditore dimostri che il debitore non è titolare di altri beni di pari o superiore valore sui quali potrebbe altrimenti soddisfarsi (per esempio: se il proprietario ha un debito di 100 mila euro e dona la sua unica casa ai figli, è chiaro che lo scopo è proprio quello di frodare il creditore e, pertanto, l’azione revocatoria è di facile accoglimento. Diversa sarebbe, invece, la conclusione se il cedente ha altri immobili di pari o superiore valore);
  • per le vendite: il creditore deve dimostrare che il terzo acquirente fosse consapevole della situazione debitoria del venditore (elemento difficile da dimostrare se l’acquirente non è un familiare).

 

Il creditore ha massimo cinque anni di tempo (dall’atto di cessione) per esercitare la revocatoria. Dopo, la vendita o la donazione è irrevocabile.

 

In sintesi, la revocatoria consiste in un’azione giudiziale con la quale il creditore chiede al giudice di dichiarare inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio (compiuti non più di 5 anni prima) con i quali il debitore abbia arrecato pregiudizio al suo diritto di credito, qualora i suddetti atti gli facciano temere di non riuscire in futuro a recuperare il suo credito.

 

Tali atti di disposizione del patrimonio possono consistere, ad esempio, in vendite, donazioni, costituzioni di servitù, cessioni di crediti, cessioni di diritti di usufrutto o di diritti di servitù.

 

L’azione revocatoria si può esercitare anche sulla rinuncia all’eredità (leggi: “La rinuncia all’eredità può essere revocata dal creditore”). Si pensi a questo esempio: due fratelli ereditano due case ciascuno dal genitore defunto. Uno dei due, però, essendo sommerso dai debiti, preferisce rinunciare all’eredità, consapevole che, se detto immobile entrasse nel suo patrimonio, gli verrebbe certamente pignoramento e venduto all’asta. Così, per lasciare il bene “in famiglia”, rinuncia all’eredità: ciò determina un ampliamento della quota di eredità dell’altro fratello che ne acquisterà automaticamente la proprietà. Il creditore, dunque, può impedire tale manovra fraudolenta, agendo in tribunale e facendo revocare la rinuncia all’eredità. Così potrà pignorare l’immobile in questione.

 

In tutti i casi in cui esercita l’azione revocatoria, il creditore, sulla base della sentenza che ha accolto la sua domanda revocatoria, potrà agire con l’esecuzione forzata (chiedendo un pignoramento) o conservativa (chiedendo il sequestro conservativo del quale diremo tra poco) nei confronti di chi ha acquistato dal debitore il diritto che è stato oggetto di revocazione: non può però agire nei confronti di altri terzi che abbiano a loro volta acquistato da chi ha contratto con il debitore; ciò a meno che l’azione revocatoria non fosse stata trascritta (presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari) prima del secondo acquisto.

 

Gli atti di disposizione sui quali è stata esercitata la revocatoria non vengono annullati. Essi restano validi, divenendo inefficaci solo nei confronti del singolo creditore che abbia esercitato l’azione revocatoria. Dunque, per fare un esempio, chi abbia acquistato dal debitore un bene e se lo veda portare via dal creditore con l’azione revocatoria può sempre agire contro il debitore per il risarcimento del danno.

 

L’azione revocatoria può essere iniziata anche se il termine di pagamento non è ancora scaduto e anche se il credito dipende da una condizione che non si è ancora avverata.

 

 

Cos’è il sequestro conservativo?

Il creditore potrebbe venire a conoscenza di un comportamento del debitore che possa comportare un impoverimento del suo patrimonio. Egli può agire prima che l’atto venga compiuto tutte le volte in cui ravvisi il pericolo di perdere la garanzia patrimoniale del credito.

 

Si pensi a una casa la cui proprietà è controversa tra due persone; senonché l’attuale proprietario, per evitare che – in caso di soccombenza nella causa – l’immobile gli venga sottratto, firma un contratto preliminare (cosiddetto compromesso) per il successivo trasferimento della titolarità.

 

La legge [3] consente infatti al creditore di agire davanti al giudice e chiedere il sequestro conservativo dei beni del debitore.

Tali beni restano di proprietà del debitore, ma quest’ ultimo non ne può più disporre liberamente: non può, cioè, venderli o donarli a terzi fino alla sentenza che accerti l’effettivo diritto del creditore.

 


[1] Art. 2900 cod. civ.

[2] Art. 2901 cod. civ.

[3] Art. 2905 cod. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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