Conguagli Inps per somme non pagate, truffa aggravata
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16 Mag 2016
 
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Noemi Secci
 


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Conguagli Inps per somme non pagate, truffa aggravata

Conguagli ANF, indennità di malattia e maternità pagate in ritardo o non pagate: dalla sanzione amministrativa al reato di truffa aggravata.

 

Massima attenzione alla redazione della denuncia Uniemens, quella in cui i datori di lavoro espongono i contributi dovuti all’Inps ed i conguagli effettuati per somme corrisposte, per conto dell’Istituto, ai lavoratori. Basta, infatti, che nella denuncia mensile siano portati in compensazione degli importi corrisposti in ritardo ai dipendenti perché scattino sanzioni amministrative e penali. Non solo: se gli importi compensati non sono stati erogati ai lavoratori, ma il datore di lavoro dichiara di averli versati, può scattare anche il reato di truffa aggravata. È quanto previsto dal nuovo decreto Semplificazioni [1] e dal successivo decreto di depenalizzazione in materia di lavoro [2] che, pur avendo tolto il rilievo penale a diverse fattispecie, lo ha previsto in ipotesi differenti ed ha comunque inasprito tutte le sanzioni amministrative.

Così, se durante un’ispezione emerge il mancato versamento di assegni familiari ai lavoratori (ANF), ma gli stessi assegni risultano illegittimamente compensati, diminuendo l’importo dei contributi dovuti all’Inps, scatta la denuncia di reato. Nessuna possibilità di diffida per gli ispettori, tenuti a effettuare l’immediata segnalazione alla Procura della Repubblica. Questo vale non solo per gli assegni al nucleo familiare, ma anche per altre indennità a carico dell’Inps, come quella di malattia e di maternità. Vediamo, nel dettaglio, le nuove violazioni e le loro conseguenze.

 

 

ANF non versati al lavoratore

Se gli assegni familiari spettanti al lavoratore vengono portati in compensazione nella denuncia Uniemens, ma in realtà non sono mai stati erogati, scatta immediatamente la denuncia di reato. Se la Procura ravvisa il solo reato di indebita percezione e non quello di truffa aggravata, però, la condotta non ha rilevanza penale, se l’ammontare è inferiore a 3.999,96 euro. Le ultime sentenze della Cassazione in materia [3], difatti, configurano la compensazione illegittima come indebita percezione a danno dello Stato e non come truffa aggravata, per la quale sarebbero richiesti “artifici” maggiori rispetto alla sola esposizione della compensazione indebita nella denuncia mensile. La sanzione prevista [4] va da un minimo di 5.164 a 25.822 euro, ma non può superare il triplo del beneficio conseguito.

Così, se gli assegni familiari complessivamente non versati ai dipendenti risultano, ad esempio, pari a 1.000 euro, la sanzione applicata sarà pari a 3.000 euro.

Oltre alla sanzione per indebita percezione ai danni dello Stato, si deve poi sommare la sanzione amministrativa prevista dal decreto Semplificazioni: per mancata corresponsione degli assegni familiari si va da 500 a 5.000 euro. Se la violazione riguarda, però, oltre 5 lavoratori, l’importo va da 1.500 a 9.000 euro.

 

 

Versamenti in ritardo

Se il versamento di assegni familiari o di altre indennità, come maternità e malattia, avviene in ritardo, il reato si consuma soltanto se le somme sono erogate ai lavoratori dopo la presentazione della denuncia Uniemens. Sinché il modello non è presentato, dunque, non può essere applicata alcuna sanzione penale, in quanto le somme non risultano conguagliate.

 

 

Omesso versamento di ritenute

Il decreto di depenalizzazione ha cambiato completamente anche le sanzioni previste in caso di mancato versamento dei contributi previdenziali trattenuti al lavoratore in busta paga. Sino ai 10.000 euro, difatti, non scatta alcuna sanzione penale: deve essere applicata, però, una nuova e pesantissima sanzione amministrativa, che va da un minimo di 10.000 euro a un massimo di 50.000 euro. Negli altri casi resta la vecchia sanzione penale, con le reclusione sino a 3 anni e la sanzione sino a 1.032 euro.

Se, comunque, in 3 mesi dalla contestazione della violazione il datore di lavoro versa i contributi, non può essere applicata né la sanzione penale, né quella amministrativa.

 


[1] D.lgs 151/2015.

[2] D.lgs 8/2016.

[3] Cass sent. 4404/2016; SS.UU. sent. n. 7537/2010.

[4] Art. 316 ter Cod. Pen.

 


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