Gestione Separata: i contributi non sono persi
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5 Lug 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Gestione Separata: i contributi non sono persi

Gli assegni della gestione Separata, seppure bassi, integrano la pensione principale, rendendola simile al vecchio trattamento retributivo.

 

Crescono le pensioni della gestione Separata che fanno da spalla ai trattamenti maturati in altre gestioni, come quelle dei lavoratori dipendenti: sebbene, difatti, il calcolo a cui sono soggetti i contributi versati in tale cassa non sia molto vantaggioso, gli accantonamenti danno luogo a una pensione supplementare, che integra quella principale, rendendola più vicina all’ultimo stipendio. È quanto emerso da un recente studio dell’Inps: anche se l’assegno medio a carico della gestione è pari a 160 euro mensili, nell’82% dei casi si tratta di pensioni supplementari, erogate dunque a chi già possiede un’altra pensione a carico di fondi differenti.

Nella gestione, difatti, confluiscono i contributi versati non solo dai cococo, ma anche dai professionisti “senza cassa” e da chi lavora con i voucher: parliamo, pertanto, di contribuzione versata nello svolgimento di una seconda occupazione, certamente più esigua rispetto a quella versata per l’impiego principale, ma comunque utile ad aumentare la rendita.

 

 

Pensione supplementare nella Gestione Separata

Le notizie in merito al funzionamento della Gestione Separata ed ai trattamenti ai quali gli iscritti hanno diritto non sono molto diffuse, in quanto si parla di tale cassa per lo più in termini generici, citandola come fondo “mangia contributi”. Bisogna però sapere che i versamenti accantonati possono dar luogo non solo alla pensione principale, ma anche ad un trattamento supplementare, per il quale sono richiesti dei requisiti differenti rispetto a quelli previsti per la generalità delle prestazioni.

Così, chi possiede pochi contributi non li perde, ma li può utilizzare come integrazione della propria rendita, sotto forma di pensione supplementare.

 

 

Pensione supplementare Gestione Separata: beneficiari

Possono richiedere la pensione supplementare a carico della Gestione separata i lavoratori che possiedono i seguenti requisiti:

 

– percepiscono una pensione a carico dell’Ago (Assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti);

 

– in alternativa, percepiscono un trattamento pensionistico a carico di una gestione alternativa all’Ago (come gli iscritti al fondo Volo, Ipost, Inpdap…);

 

– in alternativa, percepiscono una pensione a carico della gestione Artigiani e Commercianti o di un’altra gestione dei lavoratori autonomi;

 

– in alternativa, percepiscono un trattamento pensionistico a carico delle gestioni previdenziali obbligatorie dei liberi professionisti (per esempio, a carico della Cassa Forense, dell’Inarcassa, dell’Enpacl, etc.);

 

– hanno raggiunto l’età prevista per la pensione di vecchiaia;

 

-non hanno raggiunto il diritto ad autonoma pensione nella Gestione Separata;

 

-possiedono una pensione inferiore a 1,5 volte il trattamento minimo, se si tratta di iscritti alla previdenza obbligatoria dopo il 1996.

 

 

Pensione supplementare: requisito d’età

Come accennato, per accedere al trattamento supplementare nella Gestione Separata è necessario aver compiuto l’età richiesta per la pensione di vecchiaia.

Il requisito di età per la pensione supplementare, come chiarito dall’Inps in un messaggio sull’argomento[1], non è più, dunque, quello di 57 anni previsto dalla Legge Dini, ma quello previsto dalla Legge Fornero, adeguato con gli incrementi alla speranza di vita.

In particolare, l’età pensionabile è pari, nel biennio 2016-2017, a:

 

– 65 anni e 7 mesi per le lavoratrici dipendenti del settore privato;

– 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome;

– 66 anni e 7 mesi per gli uomini e per le dipendenti pubbliche.

 

Nel 2018 il requisito sarà uguale per tutti e  pari a 66 anni e 7 mesi.

 

 

Pensione supplementare: decorrenza

La pensione supplementare nella gestione Separata decorre dal momento della domanda: ciò significa che, se i requisiti sono maturati prima della domanda, non si ha diritto agli arretrati. I requisiti per averne diritto sono soggetti al principio di cristallizzazione: è dunque possibile, una volta raggiunto il diritto all’assegno supplementare, richiederlo successivamente, anche se cambia la legge.

 

 

Pensione supplementare Gestione Separata: a quanto ammonta

L’importo della pensione supplementare spettante viene calcolato, alla pari delle altre pensioni della Gestione Separata, col metodo contributivo, poiché si tratta di contributi versati dal 1996 in poi: non si deve far riferimento al metodo di calcolo utilizzato per liquidare il trattamento principale. L’ammontare sarà, quindi, proporzionato ai contributi accantonati, rivalutati per la media quinquennale del Pil, e convertiti in assegno utilizzando il coefficiente di trasformazione legato all’età del richiedente.

I contributi accantonati nella gestione risultano piuttosto esigui in quanto, sino a pochi anni fa, le aliquote previste erano notevolmente basse. Ora sono state innalzate e risultano pari a:

 

– 31,72% per i cococo;

– 27,72% per i liberi professionisti;

– 24% per gli iscritti ad altre gestioni e per i pensionati.

 

Inoltre non bisogna dimenticare che i minimali previsti non obbligano ad effettuare ei versamenti minimali, come avviene per la gestione Artigiani e Commercianti: vale il principio per cui “chi nulla guadagna, nulla paga” (ma nulla mette da parte).

Ad ogni modo, l’innalzamento delle aliquote dovrebbe garantire un miglioramento del trattamento medio, almeno per i lavoratori più giovani.


[1] Inps Mess. 219/2013.

 


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