Il pignoramento dei beni mobili
Lo sai che?
16 Mag 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Il pignoramento dei beni mobili

Il pignoramento mobiliare consiste nell’espropriazione forzata dei beni mobili del debitore: cerchiamo di rispondere alle principali che tutti i debitori a rischio si pongono.

 

Il pignoramento mobiliare è un tipo di procedimento esecutivo che consiste nel sottrarre coattivamente (cioè forzatamente) determinati beni mobili o crediti appartenenti al debitore (in possesso del debitore stesso o in possesso di un terzo) per destinarli alla soddisfazione del creditore tramite la loro vendita forzata o assegnazione e la loro relativa trasformazione in denaro [1].

 

 

Qual è l’oggetto della esecuzione mobiliare?

Come detto sopra, l’esecuzione mobiliare ha per oggetto beni mobili del debitore. Tali beni possono essere individuati e successivamente pignorati dall’ufficiale giudiziario tra quelli esistenti presso la sua abitazione o negli altri luoghi a lui appartenenti. L’ufficiale giudiziario inoltre, se autorizzato dal giudice, può pignorare beni che non si trovano in luoghi appartenenti al debitore ma dei quali egli possa direttamente disporre (ad esempio, sul luogo di lavoro).

 

 

Come si svolge il pignoramento mobiliare?

Il pignoramento non viene effettuato solo per il mancato pagamento di una bolletta. Occorre il c.d. titolo esecutivo: tali sono, per esempio, gli assegni, le cambiali, le cartelle esattoriali di Equitalia, gli attestati di credito della SIAE, ma anche il contratto di mutuo firmato, dal notaio, con la banca oppure un verbale di conciliazione concluso presso l’organismo di mediazione. Dunque, in soldoni, il titolo esecutivo è l’atto scritto che accerta il diritto del creditore e l’obbligazione del debitore: attribuisce cioè al creditore il potere di agire nei confronti del debitore in via esclusiva, cioè pignorando una parte del patrimonio del debitore. Solo se l’ufficiale giudiziario ne possiede uno potrà recarsi presso l’abitazione del debitore (o negli altri luoghi a lui appartenenti o dei quali egli ha la diretta disponibilità) e ricercare i beni da pignorare nei limiti del credito e delle presumibili spese processuali.

 

Nella scelta dei beni da pignorare deve preferire i beni che, secondo la sua opinione, possono più facilmente soddisfare le ragioni del creditore come denaro contante, oggetti preziosi e titoli di credito. Una volta individuati ne determina approssimativamente il presumibile valore di realizzo (avvalendosi, se lo ritiene utile o su richiesta del creditore, dell’attività di un esperto stimatore).

 

Successivamente l’ufficiale giudiziario ingiunge al debitore (o in sua assenza a persona presente della famiglia o addetta alla casa, comunque non minore degli anni 14) di astenersi da qualunque atto di disposizione dei beni pignorati: ad esempio, non potrà venderli .

Per ultimo, procede alla nomina del custode dei beni pignorati. Di tali operazioni l’ufficiale giudiziario redige apposito verbale.

 

 

Chi è e quali sono i compiti del custode dei beni pignorati?

Il custode dei beni pignorati può essere un terzo o, come spesso accade, lo stesso debitore con il consenso, anche tacito, del creditore e viceversa. Egli ha l’obbligo di conservare i beni pignorati ed eventualmente amministrarli, dietro compenso per l’attività prestata.

 

 

Quali creditori diversi da quello pignorante possono intervenire nella procedura?

Possono intervenire nella procedura esecutiva i creditori muniti di titolo esecutivo come abbiamo detto sopra ma anche quelli che ne sono privi ma titolari di un credito sorto prima del pignoramento i quali, al momento del pignoramento stesso, avevano eseguito un sequestro sui beni pignorati o erano titolari di un diritto di prelazione (cioè che hanno il diritto di ottenere soddisfacimento con precedenza rispetto agli altri creditori) o erano creditori di somme di denaro risultanti dalle scritture contabili del debitore: sono quei documenti in cui l’imprenditore annota i movimenti di denaro e tutte le operazioni che permettono di ricostruire la gestione dell’impresa.

 

 

Qual è il termine che i creditori non pignoranti hanno per intervenire tempestivamente nella procedura?

Il termine per intervenire tempestivamente nella procedura esecutiva mobiliare è quello dell’udienza fissata per l’assegnazione o la vendita dei beni pignorati.

Se intervenuti tempestivamente, i creditori partecipano all’espropriazione e possono attivare i singoli atti esecutivi. I creditori non tempestivi ma intervenuti comunque prima del provvedimento di distribuzione, partecipano alla distribuzione della somma che eventualmente avanza dopo il soddisfacimento dei creditori tempestivi e di quelli privilegiati (i quali partecipano comunque, indipendentemente dal tempo dell’intervento): questi ultimi sono coloro che devono essere preferiti rispetto ad altri quando essi debbano essere pagati, in presenza di più creditori.

 

 

Quando deve essere presentata l’istanza per l’assegnazione o la vendita dei beni pignorati?

L’istanza deve essere presentata (dal creditore pignorante o dai creditori muniti di titolo esecutivo e intervenuti tempestivamente) decorsi 10 giorni dal pignoramento e comunque entro 90 giorni dallo stesso pena l’inefficacia del pignoramento stesso.

A questo punto, il giudice dell’esecuzione fissa quindi l’udienza per l’assegnazione o la vendita dei beni pignorati.

 

 

Quando può essere chiesta l’assegnazione dei beni pignorati?

L’assegnazione può essere chiesta solo per i crediti in denaro o per i titoli di credito e altri beni i cui valori risultino da listini di borsa o di mercato.

Per gli altri beni pignorati si deve procedere invece alla vendita, che può essere con o senza incanto.

 

 

Che significa vendita senza incanto o a mezzo commissionario?

Si tratta della vendita affidata all’istituto vendite giudiziarie o ad un altro soggetto specializzato cui vengono consegnati i beni pignorati dietro eventuale versamento di una cauzione. Il commissionario deve vendere in contanti secondo il prezzo minimo e l’importo globale massimo fissato dal giudice dell’esecuzione. Se il commissionario non procede alla vendita entro un mese, deve restituire i beni pignorati affinché si proceda alla vendita con incanto.

 

 

Cosa significa vendita con incanto?

La vendita con incanto è, in parole semplici, quella che si realizza tramite una gara tra i diversi offerenti. Il giudice fissa giorno, luogo e ora della vendita, le cui operazioni possono essere affidate al cancelliere, all’ufficiale giudiziario o ad un istituto autorizzato.

Sempre il giudice stabilisce il prezzo base dell’incanto oppure che la vendita avvenga al miglior offerente se le circostanze lo consigliano. La vendita si fa per contanti e nel caso il primo incanto vada deserto, il soggetto cui è affidata la vendita ne fissa un altro ad un prezzo base inferiore di un quinto rispetto a quello precedente.

 

 

Lo sai che possono pignorarti lo stipendio?

Tutti gli stipendi (gratifiche, pensioni, indennità, sussidi, ecc…) sono impignorabili ed insequestrabili salvo queste eccezioni:

  • se il debito riguarda alimenti dovuti per legge, è prevista la pignorabilità fino ad un terzo degli stipendi al netto di ritenute;
  • se il debito è verso lo Stato o altri enti o imprese da cui il debitore dipende, e riguarda il rapporto di impiego, è prevista la pignorabilità fino ad un quinto degli stipendi al netto di ritenute;
  • se il debito riguarda tributi dovuti allo Stato, alle Province o ai Comuni dall’impiegato o salariato, è prevista la pignorabilità fino ad un quinto degli stipendi dello stesso al netto di ritenute.

 

 

Cosa succede se i beni pignorati non sono sufficienti?

In questo caso o se sono troppo lunghi i tempi di liquidazione, l’ufficiale giudiziario può interpellare ufficialmente il debitore riguardo all’esistenza di altri beni disponibili per il pignoramento. I debitori che dichiarano il falso o non collaborano, o non rispondono entro 15 giorni, sono perseguibili penalmente con la reclusione fino ad un anno e la multa fino a 309 euro.

L’ufficiale giudiziario può anche procedere ad una ricognizione dei beni da pignorare con accesso diretto all’anagrafe tributaria o ad altre banche dati pubbliche. Se il debitore è un imprenditore commerciale, inoltre, l’ufficiale potrà consultare le scritture contabili mediante la consulenza di un professionista.

 

 

Cosa non si può pignorare?

Non sono pignorabili beni che per il loro prevalente valore morale (ad esempio, oggetti di culto, fede nuziale), o per stretta necessità nella vita domestica (come il frigorifero o la lavatrice), hanno indotto il legislatore a privilegiare i bisogni di quest’ultimo rispetto al principio per cui tutti i beni dovrebbero fungere da garanzia dei creditori ed essere quindi espropriabili. Sono inoltre sottratti al pignoramento i crediti alimentari (gli alimenti versati dal coniuge separato), i crediti aventi per oggetto sussidi di sostentamento, di maternità e di malattia.

 

 

Ci sono beni che possono essere pignorati solo parzialmente?

Sì, sono quelli indispensabili per l’esercizio della professione o del mestiere esercitato dal debitore. Essi possono essere pignorati nei limiti di un quinto nei casi in cui il presumibile valore degli altri beni non appare sufficiente per la soddisfazione del credito.


[1] La disciplina è contenuta negli artt. 513 e ss. cod. proc. civ.

 


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Commenti
16 Mag 2016 Daniele Contrisciani

Bisognerebbe vedere anche il reato di insolvenza fraudolenta