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Lo sai che? Pubblicato il 16 maggio 2016

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Lo sai che? Lanciare una bottiglia d’acqua allo stadio è reato

> Lo sai che? Pubblicato il 16 maggio 2016

Tifoso tira una bottiglietta d’acqua in direzione del campo di calcio dove giocano i calciatori: subito il Daspo e un anno di reclusione.

Stop agli ultrà violenti: il tifoso che, al momento della contestazione, si fa “prendere la mano” e lancia una bottiglietta d’acqua verso il campo di calcio è responsabile del reato di lancio di materiale pericoloso. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Così come lo scavalcamento e invasione di campo, anche il lancio di una semplice bottiglietta d’acqua fa scattare l’incriminazione prevista dalla legge speciale del 1989 [2] la quale prevede, oltre al Daspo, la reclusione da 1 a 4 anni.

In particolare, la norma in commento punisce chi, nei luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive o nelle immediate adiacenze (come ad esempio nei luoghi destinati alla sosta o al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alla partita) entro le 24 ore precedenti e le 24 ore successive allo svolgimento della manifestazione sportiva, lancia o utilizza, tanto da creare un concreto pericolo per le persone, oggetti come:

  • razzi,
  • bengala,
  • fuochi artificiali,
  • petardi,
  • strumenti per l’emissione di fumo o di gas visibile,
  • bastoni,
  • mazze,
  • materiale imbrattante o inquinante,
  • oggetti contundenti, o, comunque, atti ad offendere quali – secondo la Cassazione – appunto una bottiglietta d’acqua.

La pena viene aumentata se dal fatto deriva un ritardo rilevante dell’inizio, la sospensione, l’interruzione o la cancellazione della manifestazione sportiva. La pena è aumentata fino alla metà se dal fatto deriva un danno alle persone.

La norma poi prosegue prevedendo la punizione anche di coloro che superano una recinzione o separazione del campo sportivo oppure, nel corso delle manifestazioni medesime, invadono il terreno di gioco. In questo caso scatta l’arresto fino ad un anno e l’ammenda da 1.000 euro a 5.000 euro. La pena è della reclusione da sei mesi a quattro anni se dal fatto deriva un ritardo rilevante dell’inizio, l’interruzione o la sospensione definitiva della competizione calcistica.

Il lancio della bottiglia d’acqua è pericoloso

Secondo la Cassazione il lancio della bottiglietta contenente acqua crea pericolo per le persone presenti in campo. Ciò che rileva, infatti, non è tanto se qualcuno si fa male o meno, ma è l’astratta possibilità che da tale condotta possa derivare un danno. Rilevanti, in questa ottica, le “circostanze di tempo e di luogo dell’azione, che”, evidenziano i Giudici, “era stata posta in essere all’interno di uno stadio calcistico, durante la disputa di una importante partita con evidente affluenza di persone”.

Ciò consente di ritenere certa “la messa in pericolo dell’incolumità fisica delle persone presenti alla competizione sportiva”.

note

[1] Cass. sent. n. 17100/16 del 26.04.2016.

[2] Art 6 bis della legge 13.12.1989 n. 401

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 8 marzo – 26 aprile 2016, n. 17100
Presidente Ramacci – Relatore Di Stasi

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 3.3.2010, il Tribunale di Napoli, pronunciando nei confronti dell’attuale ricorrente R.S., imputato del reato di cui all’art 6 bis della legge 13.12.1989 n. 401 perché, in occasione della partita di calcio Napoli-Benfica, valevole per la Coppa U.E.F.A., lanciava verso il campo una bottiglia contenente acqua, in modo da creare pericolo per le persone ivi presenti, Io dichiarava responsabile dei reato ascrittogli e lo condannava alla pena di anni 1 di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali.
Con sentenza del 13.2.2015, la Corte di appello di Napoli, a seguito di appello dell’imputato, confermava la sentenza dei Tribunale e condannava l’appellante R.S. al pagamento delle spese del grado.
2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione R.S., articolando il motivo di seguito enunciato nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall’art. 173 comma 1, disp. att. cod. proc. pen: inosservanza o erronea applicazione della legge penale in relazione all’art. 6 bis della legge 401/1989.
Il ricorrente deduce che l’art. 6 bis della legge 401/1989 prevede un delitto di pericolo concreto e che la Corte territoriale era incorsa nell’errore di ritenere la fattispecie quale reato di pericolo astratto, omettendo l’accertamento in ordine alla pericolosità concreta della condotta; argomenta che la pericolosità concreta della condotta integra un elemento costitutivo del reato che deve essere provato.
Chiede, pertanto, l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata con contestuale pronuncia di assoluzione dell’imputato dal reato ascrittogli perché il fatto non sussiste.

Considerato in diritto

1. II ricorso va rigettato perché infondato.
2.11 ricorrente, al quale è stato contestato il delitto di cui alla L. n. 401 del 1989, art. 6 bis che sanziona, al comma 1, la condotta violenta di chi, nel corso o in occasione di manifestazioni sportive, salvo che il fatto costituisca più grave reato, “lancia o utilizza, in modo da creare un concreto pericolo per le persone, razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l’emissione dì fumo o dì gas visibile, ovvero bastoni, mazze, materiale imbrattante o inquinante, oggetti contundenti, o, comunque, atti ad offendere”, con la pena edittale compresa tra un minimo di un anno ed un massimo di quattro anni di reclusione, deduce che la Corte territoriale avrebbe erroneamente applicato la norma incriminatrice senza offrire motivazione in ordine alla sussistenza dei pericolo concreto. La censura non è fondata.
Nei reati di pericolo concreto, quale quello previsto e punito dall’art.6 bis, comma 1, della legge n. 401/1989, il pericolo assume carattere di elemento costitutivo della fattispecie ed il Giudice deve, quindi, accertare se il bene giuridico abbia corso un effettivo rischio di compromissione.
Tale accertamento va effettuato facendo ricorso al criterio della valutazione prognostica ex ante, sulla base delle circostanze al momento verosimilmente esistenti e che rendevano prevedibile l’evento dannoso.
Nella specie, la Corte territoriale ha ritenuto configurabile la fattispecie criminosa di cui all’art.6 bis, comma 1, della legge n. 401/1989, argomentato specificamente in merito alla potenzialità lesiva della condotta dell’imputato, evincendola correttamente dalle circostanze di tempo e di luogo dell’azione, che veniva posta in essere all’interno di un stadio calcistico durante la disputa di una importante partita con evidente affluenza di persone.
Tanto è sufficiente a ritenere sussistente la messa in pericolo dell’incolumità fisica delle persone presenti alla competizione sportiva, in quanto nei reati di pericolo la tutela dei bene giuridico è anticipata e la repressione dei comportamento vietato avviene in una fase precedente rispetto ai reati di danno.
3. Consegue il rigetto dei ricorso e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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