Flat tax, addio studi di settore, Irap e spesometro: tutte le novità
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17 Mag 2016
 
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Noemi Secci
 


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Flat tax, addio studi di settore, Irap e spesometro: tutte le novità

Riforma fiscale in arrivo: flat tax per le imprese, abolizione studi di settore e spesometro, niente Irap per gli studi professionali.

 

È allo studio una “rivoluzione fiscale” per imprese e professionisti; con la nuova Legge di Stabilità 2017, difatti, dovrebbero essere approvate diverse novità in materia tributaria: dalla flat tax, un’imposta simile all’Ires, all’addio agli studi di settore (per professionisti ed autonomi in generale), all’addio allo spesometro e a numerosi altri adempimenti (per chi aderirà al nuovo regime di comunicazioni telematiche).

Innovazioni di rilievo non indifferente, dunque, che dovrebbero dare, da un lato, una boccata d’ossigeno alle imprese e , dall’altro lato, aiutare a combattere l’evasione fiscale. Ma come cambieranno, nel concreto, tassazione e adempimenti?

 

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Flat tax: come funziona

La Flat tax, ossia “tassa piatta”, avrà un funzionamento simile a quello dell’attuale Ires, l’imposta sul reddito delle società. Il nuovo tributo, in pratica, sarà proporzionale e consisterà in un’aliquota unica ( probabilmente pari al 27,5%, come l’Ires) che sarà applicata sul reddito non solo delle società di capitali, ma anche delle società di persone e delle ditte individuali, per quanto riguarda gli utili lasciati in azienda e non distribuiti. Niente più imposta progressiva, con aliquote crescenti per scaglioni di reddito, dunque, ma niente più detrazioni e no tax area, che comunque continuerebbero ad essere applicate sul reddito dei soggetti a cui gli utili sono imputati. Un sistema di tassazione “a doppio binario” che verrebbe incontro soprattutto alle ditte individuali ed alle società di persone, evitando la tassazione per trasparenza direttamente in capo ai soci, per quanto non distribuito.

Peraltro, con la flat tax dovrebbe essere previsto un nuovo sistema d’imputazione del reddito d’impresa, per cassa e non più per competenza: in questo modo, le aziende non sarebbero più costrette a pagare le tasse su quanto non realmente guadagnato e verrebbe meno gran parte delle notevoli problematiche causate dalle deduzioni delle perdite su crediti.

 

 

Addio studi di settore

In programma anche l’abolizione degli studi di settore: lo strumento è ormai giudicato di scarsa utilità, nonostante gli aggiornamenti attuati negli anni, in quanto inidoneo a rappresentare la reale situazione economica del contribuente. L’addio, però, dovrebbe riguardare, almeno in un primo momento, soltanto i professionisti, in quanto i connotati di atipicità e di eterogeneità della categoria rendono difficile un inquadramento equo per tutti, ai fini dell’accertamento del reddito reale. L’abolizione è prevista, comunque, per tutti coloro che effettueranno la trasmissione telematica delle operazioni rilevanti ai fini Iva (fatture e corrispettivi).

 

 

Abolizione spesometro e altre comunicazioni

Assieme agli studi di settore, è prevista l’abolizione di un gran numero di adempimenti e comunicazioni, primo tra tutti lo spesometro, l’odiato “elenco clienti fornitori” nel quale esporre le operazioni in entrata e in uscita. In questo caso, però, l’Amministrazione Finanziaria si priverebbe di uno strumento d’accertamento del reddito di primaria importanza, solo nei confronti di chi deciderà di effettuare la trasmissione telematica di fatture e corrispettivi: lo spesometro, per questi soggetti, sarebbe solo un inutile doppione, in quanto l’Agenzia delle Entrate sarebbe comunque in possesso di tutti i dati utili per accertare il reddito. Per chi trasmette telematicamente fatture e scontrini, poi, è previsto l’esonero da comunicazioni Blacklist e Intrastat, l’accesso prioritario ai rimborsi Iva e la riduzione dei termini per l’accertamento.

 

 

Abolizione Irap per gli studi professionali

La riforma fiscale, tra le novità in cantiere, prevede anche l’abolizione dell’Irap per gli studi professionali, se senza dipendenti o con un dipendente che svolge mansioni meramente esecutive. La disposizione riflette, dunque, quanto stabilito dall’ultima sentenza della Cassazione [1], che ritiene carente del requisito di autonoma organizzazione, necessario per l’applicazione dell’imposta, lo studio privo di dipendenti capaci di aumentare la produttività dell’attività. Tali sarebbero, secondo la Suprema Corte, i lavoratori con mansioni esecutive, come una segretaria.


[1] Cass. sent. n. 9451 del 10.05.2016.

 


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