Diritto di accesso agli atti amministrativi: i punti della riforma
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17 Mag 2016
 
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Diritto di accesso agli atti amministrativi: i punti della riforma

FOIA, Freedom Of Information Act: diritto di accesso agli atti amministrativi sempre gratuito, scomparsa del silenzio-rifiuto, il ricorso contro il diniego dell’amministrazione.

 

Cambia il diritto di accesso agli atti amministrativi: non si parlerà più di “legge sulla trasparenza amministrativa”, ma (seguendo la nomenclatura anglosassone, come già abbiamo fatto con il Job Act) di Freedom Of Information Act (Foia), ossia legge sulla libertà di informazione.

 

Il nuovo diritto di accesso agli atti segue un capovolgimento di impostazione: la regola sarà quella della trasparenza, mentre l’eccezione sarà la privacy, purché motivata espressamente per iscritto, sulla base di specifici interessi alla riservatezza.

 

Tutti gli approfondimenti su “Cambia il diritto di accesso agli atti amministrativi”.

 

Ecco, qui, di seguito, i punti essenziali della riforma sul diritto di accesso.

 

 

I soggetti

Tenuti a garantire il diritto di accesso saranno solo le pubbliche amministrazioni e non i soggetti privati, come società e aziende, associazioni e fondazioni. Massima trasparenza invece per amministrazioni statali, regionali e comunali che non potranno mai negare il diritto di accesso.

 

 

A chi rivolgersi

Chi vuole conoscere un’informazione ha tre uffici a cui rivolgersi: quello che ha materialmente i documenti, se lo conosce, oppure l’ufficio per le relazioni con il pubblico oppure una terza struttura, che però va indicata su Internet dall’ente interessato.

 

 

La regola sull’accesso agli atti

Il diritto a conoscere atti e informazioni della Pubblica amministrazione diventa la regola e la mancata diffusione dei provvedimenti è l’eccezione motivata dalla tutela di interessi precisi, dal segreto di Stato alla privacy passando per le tutele commerciali.

 

 

I tempi per la risposta dell’amministrazione

All’istanza, la pubblica amministrazione dovrà dare riscontro entro 30 giorni. In tale termine dovrà eventualmente fornire le ragioni, per iscritto, dell’eventuale diniego all’accesso.

In particolare, l’arrivo dell’istanza fa scattare i 30 giorni entro i quali l’ufficio pubblico interpellato deve rispondere, fornendo i dati richiesti oppure motivando la decisione di tenerseli per sé. Attenzione, però, perché i tempi possono allungarsi e il cronometro potrà fermarsi parecchie volte. Infatti, ricevuta la domanda, l’amministrazione può individuare i titolari di dati personali o commerciali che potrebbero essere danneggiati dalla pubblicazione. In questo caso, la Pa avvisa tali “controinteressati”, che hanno tempo 10 giorni per opporsi alla pubblicazione. In tal caso, il termine di risposta dei 30 giorni si interrompe.

 

 

Il rifiuto

Il rifiuto all’accesso agli atti dovrà essere motivato indicando specifiche ragioni di tutela di interessi contrari di rango superiore come gli interessi dello Stato (dalla sicurezza nazionale alle questioni militari, dallo svolgimento delle indagini alla stabilità finanziaria ed economica) o quelli dei privati (cioè i dati personali, la segretezza della corrispondenza e gli interessi economici e commerciali).

 

 

Il ricorso contro il rifiuto

In caso di negazione all’accesso, il cittadino potrà ricorrere al difensore civico (se l’istanza è stata presentata presso un ente locale), al TAR o al Responsabile anti-corruzione.

 

 

Il silenzio-consenso

Se la pubblica amministrazione non risponderà all’istanza entro 30 giorni, il suo silenzio non si considererà più come rifiuto, bensì come accettazione e allora il cittadino avrà il diritto di ottenere l’accesso agli atti.

 

 

I costi

L’accesso agli atti sarà sempre gratuito, salvo i costi vivi per la riproduzione del documento su un atto cartaceo. La gratuità dovrà essere la regola per il rilascio dei documenti in formato digitale con invio telematico.

 

 

Pubblicazione online

Le Pa dovranno mettere online tutti i pagamenti effettuati, in forma puntuale e aggregata, e Stato, regioni ed enti locali dovranno pubblicare anche per i titolari di incarichi dirigenziali a qualsiasi titolo i dati che oggi devono fornire per i politici, dalle indennità alla situazione patrimoniale.


 


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Commenti
18 Mag 2016 GRANDE Vincenzo

SCUSI SU QUALE GAZZETTA E’ O SARA’ PUBBLICATA LA NORMA