Cartelle esattoriale Equitalia: nulla la posta elettronica certificata
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17 Mag 2016
 
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Cartelle esattoriale Equitalia: nulla la posta elettronica certificata

La posta elettronica certificata contiene solo una copia informatica della cartella di pagamento di Equitalia, non conforme all’originale, né dà margini di certezza circa l’effettivo ricevimento.

 

È di nuovo messa in dubbio la validità della notifica tramite posta elettronica certificata (PEC) della cartella di pagamento di Equitalia: dopo la sentenza “shock” di due mesi fa emessa dalla CTP di Lecce (leggi “Cartella di Equitalia: la notifica per Pec non è valida”), lo stesso orientamento viene ora sposato dai colleghi di Napoli. Secondo infatti la Commissione Tributaria Provinciale del capoluogo campano [1], la posta elettronica certificata inviata al contribuente da parte di Equitalia non contiene mai l’originale della cartella di pagamento, ma solo un duplicato elettronico, non autenticato e non conforme quindi all’originale. Inoltre, la spedizione della PEC non garantisce, come invece succede con il postino – che è pubblico ufficiale e, quindi, in grado di attestare (“fino a querela di falso”), l’effettiva consegna dell’atto – la certezza del ricevimento del plico elettronico da parte del destinatario.

 

Sono questi i principi sanciti in una ordinanza della CTP di Napoli dello scorso 12 maggio, ordinanza che sospende in via provvisoria la cartella, rimandando però le parti a una successiva udienza per una più approfondita trattazione sul merito della questione.

 

Il tema è molto delicato perché, per via di uno dei decreti attuativi della delega fiscale [2], a partire dal 1° giugno 2016 la notifica delle cartelle di pagamento via posta elettronica certificata diventerà la regola, e quindi obbligatoria per professionisti, partite Iva, ditte individuali, società e tutti gli altri soggetti che, per legge, sono tenuti a dotarsi di una PEC. È chiaro che, qualora tale orientamento – secondo cui la notifica della cartella con posta certificata è nulla – dovesse trovare conforto anche in altre sentenze, sarebbe necessario un nuovo intervento normativo. O, diversamente, Equitalia si vedrà costretta a ritornare alla vecchia busta cartacea, con tutte le conseguenze e difficoltà che ciò comporta in termini di reperibilità del contribuente e di eventuali vizi di forma (a cui la spedizione per posta ci ha ormai abituato).

 

In pratica, i punti su cui si basa l’ordinanza sono essenzialmente due. Analizziamoli qui di seguito.

 

 

Nella PEC manca l’originale della cartella

La prima contestazione che viene sollevata contro la PEC è che essa contiene, come allegato, solo una copia informatica della cartella esattoriale e non invece l’originale come succede quando a bussare alla porta di casa è il postino o il messo notificatore. Copia informatica che, tra l’altro, è anche priva dell’attestazione di conformità all’originale. Ebbene, secondo i sostenitori di tale tesi, una semplice copia non può mai assumere alcun valore giuridico perché non garantisce che il documento sia identico all’originale, il quale, nel caso di spedizione a mezzo Pec, resta sempre nelle mani di Equitalia.

 

 

Manca la prova della conoscenza effettiva

In secondo luogo la posta elettronica certificata non garantisce la piena prova dell’effettiva consegna del documento al destinatario, come invece avviene con il sistema tradizionale della notifica cartacea: in quest’ultimo caso, infatti, c’è un pubblico ufficiale (appunto il postino o il messo notificatore) ad attestare il recapito del plico. Tali soggetti hanno per legge il potere di dare fede privilegiata all’attestazione di consegna, cosa che invece non succede con le PEC, nonostante l’attestazione del gestore del servizio.


[1] CTP Napoli, ord. sospensiva n. 1817/2016 del 12.05.2016.

[2] Dlgs n. 159/2015.

 


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