Detassazione stipendi, via all’incentivo
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17 Mag 2016
 
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Noemi Secci
 


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Detassazione stipendi, via all’incentivo

Pubblicato dal Ministero del lavoro il decreto che autorizza la detassazione di premi di produttività, partecipazione agli utili e servizi ai dipendenti.

 

È finalmente stato pubblicato il decreto [1] che rende operativa  la detassazione dei premi per la produttività, delle partecipazioni e del welfare aziendale: le aziende hanno tempo sino al 15 giugno per depositare gli accordi collettivi già sottoscritti e poter beneficiare delle agevolazioni fiscali.

I benefici vanno dalla tassazione sostitutiva, pari al 10%, delle somme legate agli incrementi di produttività e delle partecipazioni agli utili aziendali, alla completa detassazione dei servizi erogati dall’azienda o sotto forma di voucher.

Vediamo, nel dettaglio, come funzionano le nuove misure agevolative e cosa si deve fare per usufruirne.

 

 

Detassazione: quali somme?

La detassazione a favore dei lavoratori è riconosciuta sulle seguenti somme:

 

salari di produttività, o premi di risultato;

– quote di partecipazione agli utili aziendali;

welfare derivante dalla contrattazione aziendale, anche erogato sotto forma di voucher.

 

La detassazione, per i premi di produttività e le quote di partecipazione, è riconosciuta sino al limite di 2.000 euro all’anno:  questo limite, sul quale si applica un imposta sostitutiva pari al 10%, è ampliato  a 2.500 euro, ma soltanto se l’azienda prevede una partecipazione paritetica dei dipendenti nell’organizzazione del lavoro.

Inoltre, perché sia riconosciuto il beneficio fiscale, le somme erogate devono essere previste all’interno di accordi aziendali o territoriali, firmati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Sono difatti state escluse dalla detassazione tutte le voci già previste obbligatoriamente dai contratti collettivi nazionali; inoltre non sono agevolabili i cosiddetti superminimi (si tratta di aumenti dello stipendio rispetto ai minimi contrattuali previsti per ogni livello) e gli assegni ad personam (ossia gli importi aggiuntivi contrattati o assegnati individualmente).

 

 

Detassazione premi di produttività

Come appena esposto, la principale voce che riguarda la detassazione è il salario di produttività, o premio di risultato: si tratta di compensi aggiuntivi collegati agli incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione o efficienza organizzativa.

I compensi possono riferirsi non solo all’anno 2016, ma anche al 2015, purché rispettino tutte le condizioni previste dalla Legge di stabilità 2016 e dal decreto interministeriale.

I parametri di produttività devono essere fissati dalla contrattazione collettiva decentrata, ossia da accordi collettivi aziendali e territoriali, che vanno firmati, come già detto, dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Gli accordi devono essere depositati presso la DTL (Direzione territoriale del lavoro), in via telematica (secondo il modello allegato al decreto), entro il prossimo 15 giugno. Gli accordi sottoscritti successivamente alla data di pubblicazione del decreto, invece, devono essere depositati entro 30 giorni dalla sottoscrizione.

Gli straordinari, secondo una nota risoluzione dell’Agenzia delle Entrate [2], rientrano nella detassazione solo qualora siano riconducibili a incrementi di produttività, innovazione, efficienza organizzativa e ad altri elementi di redditività e competitività legati all’andamento economico aziendale. Dunque, per poter beneficiare della detassazione, devono essere collegati a parametri di produttività: è il caso, ad esempio, dello straordinario forfettizzato, per i dipendenti non vincolati all’orario di lavoro. L’azienda ha la facoltà di documentare il legame tra lo straordinario e la produttività, anche tramite scritti indirizzati al dipendente che motivino l’erogazione della somma.

Lo stesso criterio può essere applicato, ai fini della detassazione, al lavoro supplementare (cioè all’attività svolta oltre l’orario part time contrattuale, ma entro il normale orario di 40 ore settimanali), al lavoro notturno ed alle turnazioni.

Tuttavia resta requisito indispensabile per tutti gli emolumenti il rientrare nelle specifiche previsioni della contrattazione collettiva decentrata.

 

 

Detassazione premi di produttività: limiti

I premi di produttività possono essere detassati con i seguenti limiti:

 

– sino a 2.000 euro annui;

– sino a 2.500 euro annui, se è prevista una partecipazione paritetica dei dipendenti all’organizzazione aziendale.

 

Inoltre, la detassazione è applicabile solo nei confronti dei dipendenti aventi un reddito imponibile inferiore a 50.000 euro annui.

 

 

Detassazione premi di produttività: partecipazione dei lavoratori

Per quanto riguarda la partecipazione paritetica dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro, che comporta l’innalzamento dell’importo detassato da 2.000 a 2.500 euro lordi, il decreto chiarisce requisiti e limiti.

In particolare, gli accordi territoriali o aziendali devono realizzare la partecipazione attraverso un piano dettagliato, che può prevedere:

 

– la costituzione di gruppi di lavoro;

– la costituzione di gruppi di addestramento e formazione.

 

Nei gruppi devono operare sia i responsabili aziendali che i lavoratori. I gruppi devono:

 

– essere preordinati a migliorare o innovare settori produttivi o sistemi di produzione;

– prevedere strutture permanenti di consultazione e monitoraggio degli obiettivi da perseguire e delle risorse necessarie;

– predisporre relazioni periodiche che illustrino le attività svolte e i risultati raggiunti.

 

 

Detassazione welfare aziendale

Per quanto riguarda le erogazioni effettuate dall’azienda sotto forma di welfare aziendale, anche se in sostituzione di premi di produttività, è prevista, in conformità alle previsioni del Tuir (testo unico delle imposte sui redditi) la detassazione totale, in quanto non rientranti nel reddito imponibile del lavoratore.

Sotto la voce welfare aziendale rientrano diverse misure, come benefits e servizi aggiuntivi ai dipendenti, che le imprese riconoscono per migliorare la vita lavorativa e privata del personale.

Le misure possono consistere in:

 

assistenza sanitaria integrativa;

previdenza complementare;

– assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti;

– sostegno allo sviluppo familiare (asili nido aziendali, colonie, ludoteche, convenzioni con istituti ed associazioni sportive, centri estivi ed invernali, compresi i servizi di mensa e quelli integrativi);

borse di studio concesse ai familiari;

– incentivi alla mobilità sostenibile;

– misure inerenti il benessere dell’individuo nel suo complesso;

– altre misure utili alla conciliazione famiglia-lavoro (work life balance).

 

La detassazione delle misure di welfare opera anche quando queste non sono erogate direttamente dall’azienda, ma sotto forma di voucher. È però indispensabile che il voucher sia:

 

– nominativo;

– non utilizzabile da persona diversa dal titolare;

– non monetizzabile o cedibile a terzi.

 

Il voucher, inoltre, deve dare diritto a un solo bene o servizio per l’intero valore nominale, senza integrazioni a carico del titolare.

 

 

Detassazione partecipazione agli utili

La tassazione sostitutiva al 10%, come precedentemente esposto, si applica anche alla partecipazione agli utili aziendali: si tratta di emolumenti concessi ai dipendenti in aggiunta alla normale retribuzione, collegati all’andamento dell’azienda, come le azioni.

La partecipazione agli utili ha lo scopo di motivare i lavoratori al miglioramento della produttività dell’impresa, favorendone un maggiore coinvolgimento attivo.

Le partecipazioni sono detassate sino a un tetto massimo di 2.500 euro a dipendente.

 


[1] D.I. 1462/2016.

[2] Risol. n.83/E/2010.

 


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