Se il vicino stende i panni oscurando la visuale
Editoriali
19 Mag 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Se il vicino stende i panni oscurando la visuale

Atti di ordinaria amministrazione dei condomini che arrecano disturbo agli altri proprietari: quando sono vietati e come rimediare.

 

Il vicino stende sempre i panni sopra la mia finestra e mi oscura la casa: posso fare qualcosa per farlo smettere? 

 

I rapporti di vicinato sono particolarmente delicati e difficili: spesso, difatti, accade che dei banali atti di ordinaria amministrazione, come la stesura del bucato, arrechino disturbo agli altri, senza che ci si renda conto del fastidio causato ai vicini.

In casi come questo, certamente la soluzione più razionale è parlare con il diretto interessato e chiedergli gentilmente di stendere il bucato in modo da non oscurare i punti luce dell’appartamento sottostante. Ma, se questo non è fattibile, o il vicino è “sordo” alle lamentele altrui, quali azioni mettere in atto per rimediare alla situazione e bloccare gli atti di disturbo?

 

 

Atti di disturbo dei vicini

In primo luogo, va detto che esiste un generale divieto [1], per il proprietario di un immobile, di compiere atti che, pur rientrando nell’esercizio del diritto di proprietà, hanno il solo scopo di nuocere o molestare gli altri.

Si parla in questo caso di atti emulativi, o di abuso del diritto: nonostante il divieto previsto dal codice civile, però, bisogna osservare che nel concreto è assai difficile comprendere quando un atto è posto in essere al solo fine di molestare il vicino e quando, invece, è semplicemente posto in essere per esigenze di ordinaria amministrazione, nonostante si stia arrecando disturbo agli altri.

 

 

Atti di disturbo vietati

Per inquadrare meglio le ipotesi nelle quali si può parlare di atti di disturbo, il codice civile specifica che un comportamento è emulativo e, quindi vietato, se, pur riguardando l’esercizio del diritto di proprietà:

 

– ha lo scopo di nuocere ad altri;

non ha utilità per chi lo compie;

– provoca un danno o una molestia per il soggetto destinatario dell’azione.

 

Secondo la giurisprudenza, è pacifico che siano vietate le azioni, intese come comportamento attivo, che possiedono i requisiti elencati. La Cassazione [2] esclude, però, che possa considerarsi un atto emulativo, dunque che possa essere vietato, un comportamento omissivo: secondo la Suprema Corte, difatti, l’omissione non può rientrare nella fattispecie degli atti di disturbo “intenzionali”, perché determina sempre un risparmio di spesa o di energia psico-fisica per chi commette l’omissione.

 

Inoltre, perché si possa trattare di atti emulativi vietati, l’assenza di utilità per il proprietario e lo scopo di nuocere devono essere valutati di volta in volta. In particolare, sussiste un atto emulativo vietato se il comportamento, oltre a nuocere ed a disturbare un’altra persona, è messo in atto solo per tale esclusivo scopo, senza essere giustificato da alcun tipo di utilità economica o sociale.

Non si può dunque trattare di atti emulativi quando questi, pur essendo contrari all’ordinamento e causando disturbo agli altri,  procurino un vantaggio all’autore [3]. Questo, in quanto, essendo sorretti da una soggettiva utilità, non possiedono la caratteristica dell’emulazione.

 

 

Quando il bucato del vicino oscura la visuale

In base a quanto esposto, il caso in cui il vicino, stendendo il bucato, oscuri la visuale dell’appartamento sottostante, in linea di massima non può costituire un atto emulativo, in quanto la stesura dei panni è un atto utile e necessario.

Tuttavia, l’azione può costituire atto emulativo se, per stendere, è possibile utilizzare altre posizioni o, comunque, collocare il bucato in modo da evitare l’oscuramento delle aperture sottostanti. È quanto stabilito da una nota sentenza del Tribunale di Genova [4]: in queste ipotesi, difatti, dato che l’azione può essere svolta in modo da non arrecare disturbo, se nel concreto è comunque effettuata causando molestia, si tratta senz’altro di atto emulativo.

Nello stesso senso sono trattati anche comportamenti analoghi , come la collocazione di piante che diminuiscono la panoramicità dell’appartamento del confinante, se non giustificata da esigenze obiettive di privacy [5].

 


[1] Art. 833 Cod. Civ.

[2] Cass. sent. n. 10250/1997.

[3] Cass. sent. n. 1515 del 05.03.1984; n. 688 del 06.02.1982; n. 23010 del 08.10.1981.

[4] Trib. Genova sent. 03.01.2006.

[5] Trib. Napoli 20 febbraio 1997.

 


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