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Lo sai che? Pubblicato il 17 maggio 2016

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Lo sai che? Diritto di recesso anche a imballaggio rotto e prodotto testato

> Lo sai che? Pubblicato il 17 maggio 2016

Il consumatore ha diritto di recedere dall’acquisto entro 14 giorni dalla consegna del bene purché il bene sia integro, con ciò non riferendosi la legge all’imballaggio, alla confezione e al mancato utilizzo del bene stesso.

Sarà capitato purtroppo a molte persone di vedersi rifiutare l’esercizio del diritto di recesso da un acquisto effettuato su internet (o, comunque, a distanza) solo perché la confezione contenente il bene è stata rotta e il prodotto utilizzato: ma come fa l’acquirente a verificare la sua effettiva soddisfazione per l’acquisto se non visiona e non testa il bene medesimo? Una domanda che parrebbe retorica se non fosse che, effettivamente, qualche negoziante – specie quelli che fanno e-commerce – dopo aver ricevuto il pacco dall’acquirente, con la dichiarazione relativa al diritto di recesso, non ne vogliono sapere e gli rispediscono il pacco.

A chiarire la questione è il giudice di Pace di Taranto, già noto per numerosi pregevoli precedenti pubblicati su queste stesse pagine [1]. Ricorda giustamente il magistrato che il codice del consumo subordina l’esercizio del diritto di recesso alla “sostanziale integrità del bene” e comunque a una condizione sufficiente perché “il bene sia restituito in normale stato di conservazione in quanto custodito ed eventualmente adoperato con l’uso della normale diligenza [2]. Tali condizioni, però, non possono certo essere riferite alla confezione e all’imballaggio, né possono risolversi nel divieto, per l’acquirente, di utilizzare il bene. Diversamente sarebbe precluso all’acquirente il diritto di ispezionare la merce, di verificare la sua idoneità all’uso e l’assenza di vizi.

Ricordiamo, comunque, che il diritto di recesso non è condizionato alla presenza di vizi sul bene e che può essere esercitato, entro 14 giorni dalla consegna del bene, senza bisogno di fornire motivazioni di sorta, quindi anche a bene perfettamente funzionante.

note

[1] G.d.P. Taranto, dott. Martino Giacovelli, sent. n. 1326/2016 del 19.04.2016.

[2] Cfr art. 67. C.2, Codice di Consumo

Autore immagine: 123rf com

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI TARANTO   – 1 Sezione

         Il Giudice di Pace di Taranto, nella persona dell’Avv. Martino Giacovelli, ha pronunciato la seguente

sentenza

nella causa civile, avente per oggetto l’esercizio di recesso in un contratto stipulato fuori dai locali commerciali con la conseguente richiesta di rimborso delle somme già corrisposte per l’acquisto del bene, iscritta al n. 6903/14 R.G., riservata all’udienza del 17.12.29015, promossa da

GERARDO, rappresentato e difeso dall’Avv. Nicola M., presso il cui studio è elettivamente domiciliato,                                         parte attrice

contro

         MUSIC S.r.l., in persona del suo legale rappresentante p.t., rappresentato dagli avv.ti Antonio G. e Michele B., del Foro di Bari, presso il cui studio è elettivamente domiciliata,                                               parte convenuta

Conclusioni per la parte attrice espresse nell’atto introduttivo del giudizio :

       “Voglia l’ill.mo Giudice di Pace adito, respinta ogni avversa istanza, eccezione e conclusione, così decidere :

  • Accertata la legittimità del recesso esercitato dal consumatore sig. Gerardo M. ai sensi degli artt. 64 e 65, comma 3, del Codice del Consumo, dichiarare l’estinzione delle obbligazioni contrattuali intercorse tra le parti con il contratto del 27.6.2013 e, per l’effetto
  • Condannare la Music., in persona del legale rappresentante pro tempore, alla restituzione delle somme corrisposte dal consumatore per l’importo di € 667,77, oltre interessi legali decorrenti dal trentunesimo giorno dal ricevimento della raccomandata a/r avente ad oggetto la richiesta di recesso e sino al soddisfo;
  • In ogni caso, condannare la Music. s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, al pagamento delle spese di lite, oltre maggiorazione, iva e cap come per legge.”

Conclusioni per la società convenuta:

“Voglia l’Ill.mo GDP, contrariis reiectis, per tutti i motivi di cui in narrativa e per quegli altri che riterrà di diritto:

in via principale :

  • Rigettare la domanda attorea stante la violazione da parte dell’attore delle modalità per l’esercizio del recesso e del conseguente danneggiamento del bene acquistato.

In via subordinata :

  • Accertare e dichiarare che la mancata corretta esecuzione del recesso ha comportato una riduzione di valore del bene acquistato e, per l’effetto, statuire il minore importo dovuto in restituzione all’attore secondo quanto sarà ritenuto di giustizia;

In ogni caso :

  • Condannare il sig. Gerardo M. al pagamento delle spese e competenze del presente giudizio.”

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione datato 14.10.2014 e regolarmente notificato alla società odierna convenuta, la parte attrice assumeva che in data 27.6.2013 ha acquistato dalla società Music. una batteria elettronica completa di pedale per cassa doppio denominato PP 1200 e che tale acquisto è avvenuto attraverso contatti assunti sul sito internet intestato alla società Music.

Precisava di aver contestualmente pagato con carta di credito l’acquisto commissionato ma che, al ricevimento del materiale, aveva riscontrato sul prodotto ricevuto alcuni problemi “non risolvibili attraverso la sua configurazione” e che, pertanto, era costretta ad avvalersi della facoltà di recesso, come tempestivamente comunicato alla società venditrice.

Precisava, ancora, che, dopo intercorsa corrispondenza, aveva provveduto, sempre nei termini di legge, a riconfezionare il materiale ricevuto ed a rispedirlo alla società Music., richiedendo la restituzione di quanto già pagato.

Poiché la società odierna convenuta non riteneva di aderire all’invocato diritto di recesso dell’attore ed aveva provveduto a rispedire all’acquirente il materiale descritto (per il recesso non accettato), il sig. M. si vedeva costretto ad adire l’Autorità Giudiziaria per ottenere la restituzione del pagamento effettuato previo accertamento e dichiarazione della correttezza del rispetto da parte sua dei termini contrattuali previsti dalla Legge sui contratti perfezionati a distanza.

Si costituiva, quindi, la società Music. che non negava i termini contrattuali intercorsi tra le parti ma contestava il corretto esercizio del diritto di recesso da parte del sig. M. in quanto, come sostenuto da detta società, l’attore aveva restituito in data 10.7.2013 il prodotto acquistato in condizioni di assoluto degrado. Riteneva, infatti, la parte convenuta che nel caso di specie il diritto di recesso era stato esercitato in dispregio ai principi della comune diligenza ed attestava di aver rinviato all’acquirente il bene oggetto del contratto. Concludeva, pertanto, che non riteneva di poter aderire alle richieste avanzate dall’attore chiedendo il rigetto della domanda; in via subordinata, richiedeva la riduzione di una eventuale condanna nei suo confronti ad un pagamento ridotto del rimborso dovuto in considerazione della diminuzione del valore del prodotto per la vendita a causa del danneggiamento del confezionamento dello stesso.

Dopo numerosi rinvii tesi ad un bonario componimento della lite, fallito il quale, alla udienza del 17.12.2015, la causa era trattenuta per la decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

In via preliminare si osserva che la modifica dell’art. 115 c.p.c. avvenuta a seguito della legge 18 giugno 2009 n. 69 prevede che: “salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti o dal pubblico ministero nonché i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita”.

L’ultimo inciso («fatti non specificamente contestati») ha, di fatto, convalidato la giurisprudenza di Cassazione che, a partire dall’arresto a Sezioni Unite del 2002 (sentenza n. 761), ha affermato l’esistenza, nell’ordinamento processuale civile, di un onere di contestazione per le parti, legato ai fatti introdotti dall’altra, ritenendo che il deficit di contestazione “rende inutile prove il fatto, poiché non controverso … vincolando il giudice a tenerne conto senza alcuna necessità di convincersi della sua esistenza.“

In altre parole, si ritiene che l’eccezione non debba dilatare l’oggetto del processo, in quanto se amplia la cognizione del giudice, non può modificare la portata della decisione. Quindi, ove venga dedotto in via di eccezione un fatto giuridico, la conclusione vale anche allorquando l’eccezione introduce un rapporto giuridico, l’effetto di una fattispecie, che potrebbe costituire l’oggetto di un autonomo processo.

Dunque, sono le parti (proprio per il principio dispositivo) a proporre al giudice gli elementi di prova su cui basare il proprio convincimento (salvo le rare eccezioni in cui il giudice può disporre, anche d’ufficio, i mezzi di prova Artt. 117 (interrogatorio non formale delle parti), 118 (ispezione di persone e di cose), 213 (richiesta di informazioni alla P.A.), 257 (assunzione di nuovi testimoni), 421, 442 (poteri istruttori del giudice in controversie di lavoro e di previdenza e di assistenza obbligatorie), 714 (poteri istruttori nei procedimenti di interdizione o inabilitazione).

La nuova formulazione dell’articolo del codice attribuisce al giudice il potere di ritenere provati, accanto ai fatti notori, anche quelli non specificamente contestati dalla controparte né in modo diritto, né indiretto. E ciò perché chi vuol far valere un proprio diritto non può limitarsi al silenzio, ma deve anche dimostrarlo: è il principio dell’onere della prova. ( Quanto sopra per come rinveniente da nota riportata in data 16.12.2015 Riv. “ La legge per Tutti).

Detto principio di non contestazione è stato recentemente rivisitato dalla Corte di Cassazione che, nel confermare il dovere a carico del giudice di porre a fondamento della decisione anche i fatti non specificatamente contestati dalle parti costituite, subordina tale operatività alla precisa e dettagliata allegazione dei fatti ad opera della parte che invoca la non contestazione (Cass. sent. n. 5482 del 24.03.2015).

Ancora in via preliminare, si ritiene di riportare di seguito alcune considerazioni ritenute condivisibili riportate negli scritti delle parti ed adeguate secondo il convincimento di questo GDP. E ciò conformemente al principio recente della Corte di Cassazione a Sezioni Unite che ha stabilito: “   Non è nulla la sentenza motivata richiamando integralmente atti di parte, depositati nel processo. ( Cassaz. SS. UU. 16 gennaio   2015 n. 642).

Questo GDP ha insistito anzitutto per trovare una soluzione di componimento bonario ed in mancanza dello stesso, ha evitato il più possibile di ampliare il contenzioso ad altre situazioni conflittuali. Il rapporto contrattuale intercorso tra le parti appare certo ed incontrovertibile per quanto affermato e dedotto dagli stessi soggetti costituiti.

Si è trattato sicuramente di un contratto definito “contratto a distanza” dal Codice di Consumo e da questo regolamentato; con tale normativo il Legislatore ha ritenuto di dover privilegiare nel rapporto venutosi a creare a distanza tra due soggetti la parte più debole, cioè quello che in detta normativa viene definito quale “consumatore” contrapposto alla posizione ritenuta dominante del professionista delle vendite.

Come è noto, per contratto a distanza si intende quel contratto avente per oggetto la fornitura di beni o di servizi stipulato tra il professionista ed il consumatore nell’ambito di un sistema di vendita organizzato dal professionista con tecniche di comunicazione a distanza, cioè con qualsiasi strumento tecnologico che consente di stipulare contratti in assenza della presenza simultanea del professionista e del consumatore, così come nei contratti conclusi via internet, come nel caso in esame.

Il Legislatore, ritenendo che le tecniche di comunicazioni a distanza poste in essere dal professionista si caratterizzano con una capacità “aggressiva” nei confronti del consumatore, considerato quest’ultimo quale parte più debole, ha introdotto con le disposizioni di cui al Codice del Consumo (D. Lgs. N. 206/2005) una serie di regole in una ottica di garantire la parte più debole e cioè il consumatore.

La citata normativa prevede la possibilità per il consumatore di poter recedere dal contratto entro il termine di dieci giorni dal momento del ricevimento del bene, indipendentemente dalla sussistenza di una giusta causa ma solo in base all’esercizio di un diritto di ripensamento.

Nel caso in esame la questione riguarda la correttezza del diritto di recesso per come esercitato dall’odierno attore.

E’ preliminarmente da rilevare che il sig. M. ha eseguito l’acquisto della citata batteria elettronica in qualità di consumatore in quanto non svolge attività di impresa né ha acquistato il bene per lo svolgimento di altra attività professionale. Quindi trova piena applicazione la normativa di cui al citato Codice del Consumo.

Dall’esame degli atti risulta che il diritto di recesso è stato esercitato dall’attore/consumatore nel rispetto dei termini previsti per il recesso e cioè in data 2 e 4 luglio 2013, nel termine di dieci giorni dal ricevimento della merce avvenuto il 28.6.2013.

Anche se le norme del Codice di Consumo riconoscono al consumatore una forma di recesso incondizionato, nel caso in esame ed attraverso l’esame della corrispondenza intercorsa tra l’acquirente ed il professionista nella fase del recesso e della restituzione del bene risulta che il sig. M. ha anche specificato i motivi del recesso precisando che il prodotto ricevuto era privo delle qualità e delle prestazioni di beni dello stesso tipo presenti in commercio.

Nel costituirsi in giudizio la società convenuta ha negato la possibilità per l’attore di poter esercitare nel caso in esame in quanto la merce ricevuta in restituzione non presentava l’integrità dell’imballaggio originale.

Tale eccezione non è condivisibile in quanto la integrità deve necessariamente fare riferimento al prodotto oggetto della contrattazione e non ad elementi esterni allo stesso, come gli imballaggi. Diversamente sarebbe stato precluso all’acquirente il diritto di ispezionare la merce, di verificare la sua idoneità all’uso e l’assenza di vizi. Nessun elemento probatorio è stato offerto per sostenere la mancanza di integrità del bene al momento della sua restituzione e nel caso di specie non vi è prova che l’attore abbia fatto un utilizzo scorretto del bene, deteriorandolo e rendendolo inutilizzabile.

Solo nel corso del giudizio la società convenuta ha eccepito la mancanza di integrità del supporto informatico di gestione del prodotto. Ma anche tale eccezione appare soltanto pretestuosa in quanto nel caso di specie si tratta di un bene complesso e costituito da diversi elementi tra i quali anche il software di gestione, componente essenziale per poter testare da parte dell’acquirente la qualità e la funzionalità del prodotto, atteso che nel caso in esame oggetto del rapporto contrattuale non era una semplice batteria musicale ma un batteria elettronica. Considerato, infatti, che il software è parte integrante del prodotto acquistato, il recesso non può essere limitato ad alcuni soltanto dei diversi componenti del bene quando gli uni sono complementari agli altri.

Ma da tale eccezione emerge anche che se la società convenuta ha potuto rilevare la mancanza di sigillo al software di gestione ha evidentemente sconfezionato lo stesso bene, prima della sua rispedizione all’acquirente con la non autorizzazione al recesso, escludendo così ogni presunta responsabilità che poteva essere addebitata in precedenza all’attore.

In altri termini l’attore nel caso in esame ha sicuramente validamente e tempestivamente esercitato il diritto di recesso conformemente alla normativa prevista dal richiamato Codice di Consumo ed appaiono soltanto dilatorie le eccezioni, non provate, sollevate dalla società convenuta.

Da tutta la documentazione in atti e dallo stesso svolgimento del processo è emerso che il professionista avrebbe adottato un comportamento dilatorio nei confronti dell’esercizio del diritto di recesso da parte del consumatore perseverando nella non restituzione del prezzo corrisposto per l’acquisto di un prodotto effettuato dal consumatore tramite sito internet adducendo la violazione da parte del sig. M. delle condizioni contrattuali relative all’acquisto della batteria elettronica che consentivano l’esercizio del diritto di recesso solo in presenza della integrità degli imballaggi al momento della restituzione.

Ma tale previsione contrattuale richiamata dalla società convenuta contrasta con la previsione normativa richiamata che fa riferimento quale condizione essenziale per la restituzione solo alla “sostanziale integrità del bene” e, comunque, ad una condizione sufficiente perché “il bene sia restituito in normale stato di conservazione in quanto custodito ed eventualmente adoperato con l’uso della normale diligenza “ (Cfr art. 67. C.2, Codice di Consumo). Tant’è che in casi analoghi è intervenuta l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato disponendo la sospensione della diffusione di informazioni non rispondenti al vero in merito al diritto di recesso nei contratti stipulati a distanza e segnatamente la sospensione di quelle indicazioni fornite dal professionista relative ai presupposti per l’esercizio del diritto di recesso quando prevedono che il prodotto debba essere reso in confezione originale, integra, non aperto né utilizzato. (CFR adunanza citata Autorità del 3.2.2011)

Irrilevante ai fini della decisione della causa appare l’altra circostanza della sottrazione fraudolenta da parte di terzi del bene riconsegnato dalla Music al sig. M., così come documentata in atti, in quanto dall’esame degli atti risulta che la società odierna convenuta è stata formalmente messa in mora in tempo utile si sensi e per gli effetti di cui all’art. 1207 C.C. con la conseguenza che a causa del rifiuto illegittimo della merce resta a esclusivo carico della società Music. l’impossibilità sopravvenuta della restituzione della merce per causa non imputabile al debitore.

Per tutto quanto esposto, accertata la regolarità dell’esercizio del diritto di recesso da parte del sig. M. con riferimento all’acquisto effettuato a distanza della batteria elettronica sopra descritta, la società convenuta Music.com va condannata alla restituzione del prezzo corrisposto dall’attore per il suddetto acquisto nella misura, così come indicato in atto di citazione, di € 667,77. Tale importo sarà gravato degli interessi legali da calcolarsi dal momento della sua corresponsione al momento dell’acquisto del bene fino all’effettivo soddisfo.

Risultato vano ogni tentativo di bonario componimento, considerata l’attività dilatoria posta in atto dalla società convenuta anche nella fase processuale con l’offerta di soluzioni bonarie sicuramente non congrue ed aderenti alla fattispecie, le spese del giudizio seguono la soccombenza e vanno poste a carico della società convenuta Music. com, in persona del suo legale rappresentante, ed in favore dell’attore nella misura di € 607,00, oltre € 45,00 per spese (tot. € 652,00), ed oltre RSG,CPA ed IVA come per legge.

PQM

Il Giudice di Pace di Taranto, Dr. Martino Giacovelli, definitivamente pronunciando sulla richiesta del sig. Gerardo M. con atto di citazione specificato in premessa, ogni altra istanza, eccezione, deduzione rigettata, così provvede :

  • Accertato il rapporto contrattuale perfezionatosi a distanza tra il sig. Gerardo M. e la s.r.l. Music. regolato dalle disposizioni normative di cui al Codice di Consumo, dichiara, per quanto precisato in motivazione, correttamente esercitato dall’attore/consumatore il diritto di recesso;
  • Per l’effetto condanna la società convenuta Music., in persona del suo legale rappresentante, alla restituzione della somme di € 667,77 a suo tempo ricevuta quale corrispettivo del bene oggetto della rapporto contrattuale; su tale importo graveranno gli interessi legali da calcolarsi dalla data della corresponsione del prezzo fino al definitivo soddisfo;
  • Condanna la società convenuta al pagamento in favore dell’attore della somma di € 607,00, oltre € 45,00 per spese (tot. € 652,00) ed oltre RSG,CPA ed IVA come per legge, per spese e competenze del giudizio.

Così deciso in Taranto il 29.12.2015

Il Giudice di Pace

(Dr. Martino Giacovelli)

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