Sms pubblicitari: stop della Cassazione
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17 Mag 2016
 
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Sms pubblicitari: stop della Cassazione

La società che ha inviato la pubblicità con messaggi di testo sul cellulare deve dimostrare per iscritto l’avvenuto consenso, consenso però che può essere fornito anche oralmente.

 

Vietato inviare sms pubblicitari sul cellulare dell’utente, salvo che questi abbia fornito un’apposita e specifica autorizzazione: detta autorizzazione – che può essere rilasciata anche oralmente dall’utente – va comunque dimostrata dalla società e la prova deve avvenire attraverso documenti scritti. Sono questi i principi affermati ieri dalla Cassazione, una sentenza che se da un lato sdogana l’invio degli sms pubblicitari, dall’altro però li sottopone a rigide condizioni. Ma procediamo con ordine.

 

Da quando i contratti con le compagnie telefoniche vengono stipulati mediante registrazione del consenso vocale dell’utente, a quest’ultimo viene spesso richiesta anche l’autorizzazione all’invio di materiale promozionale e offerte commerciali. Di tale autorizzazione rimane traccia nel tabulato telefonico della compagnia e nella predetta registrazione vocale. Solo tale consenso informato può giustificare l’invio di sms pubblicitari, ma di esso la compagnia deve essere in grado di fornire la prova in qualsiasi momento, prova che, appunto, non potrà che consistere nelle registrazioni e riproduzioni informatiche predette. Diversamente, i messaggi si considerano non autorizzati e, quindi, danno diritto al risarcimento del danno.

 

Secondo la Cassazione, alla compagnia telefonica basta il consenso prestato a voce dall’utente per poter inviare messaggini pubblicitari sul cellulare dell’interessato ma poi, in caso di controversia, il gestore del servizio deve documentare che l’assenso del consumatore è avvenuto oralmente, ad esempio producendo gli estratti del proprio sistema informatico che attestano le vicende relative al rapporto. Dunque, la società del telefono può provare il consenso del cliente alla ricezione di informazioni commerciali anche attraverso registrazioni e riproduzioni informatiche senza dunque dover produrre in giudizio un pezzo di carta scritto.

 

Il consenso al trattamento dei dati personali non è soggetto alla forma scritta, scrive la Suprema Corte. Esso, infatti – a differenza dei dati sensibili (quelli cioè riguardanti la salute, l’orientamento religioso e sessuale, l’origine razziale, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, ecc.) – può essere espresso anche oralmente purché poi sia possibile fornirne prova “documentale”. La prova documentale però (almeno in materia di Privacy) non è necessariamente un pezzo di carta (come l’atto pubblico o la scrittura privata), ma anche un tabulato telefonico o la registrazione del consenso vocale.

 

In definitiva, da oggi per poter inviare sms pubblicitari sarà necessario che:

 

  • l’utente abbia prestato il proprio consenso, anche oralmente;
  • che la compagnia possa dimostrare tale consenso attraverso “documenti” come i tabulati telefonici, le registrazioni del consenso vocale [2].

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 16 febbraio – 16 maggio 2016, n. 9982
Presidente Di Palma – Relatore Giancola

Svolgimento del processo

Con ricorso depositato il 15.02.2008 I’Avv.to J.M., titolare di tre utenze di telefonia mobile fornitegli da TIM (nn cellulari (…),(…) e (…)), adiva, ai sensi dell’ars. 152 e 7 comma 4 lett b) del D. L.vo n. 196 del 2003, il Tribunale di Milano chiedendo che fossero ordinati alla convenuta Telecom Italia S.p.A. l’interruzione di ogni illegittimo trattamento ed uso per finalità promozionali dei suoi dati personali e che la medesima società fosse condannata al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali arrecati alla sua vita lavorativa e sociale dai continui messaggi di contenuto promozionale e pubblicitario. Con sentenza del 18.10-7.11.2011 l’adito Tribunale di Milano, nel contraddittorio delle parti, dichiarava cessata la materia dei contendere sulla domanda inibitoria (intimare alla società convenuta l’immediata cessazione del trattamento dati personali per finalità promozionali. invio materiale pubblicitario ed altro) mentre rigettava l’ulteriore domanda di risarcimento del danno proposta dal M., che condannava al pagamento in favore di Telecom Italia s.p.a. delle spese del giudizio. Il Tribunale

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[1] Cass. sent. n.9982/16 del 16.05.2016.

[2] La previsione introdotta dall’articolo 23, comma 3, del Dlgs n. 196 del 2003, secondo cui il consenso al trattamento è validamente prestato, tra l’altro, se è documentato per iscritto, «attiene non alla forma di manifestazione del consenso in questione – come, invece, stabilito per il trattamento dei dati sensibili di cui al comma 4 dello stesso art. 23 -, ma al contenuto dell’onere probatorio gravante sul titolare dei dati personali»

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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