Compensi dell’avvocato: quale scaglione in caso di più domande?
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17 Mag 2016
 
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Compensi dell’avvocato: quale scaglione in caso di più domande?

Nel momento della liquidazione degli onorari di avvocato, per determinare lo scaglione da applicare nei casi in cui siano state proposte più domande, alcune di valore indeterminabile ed altre determinate, queste si cumulano tra di loro e la causa va complessivamente ritenuta indeterminabile.

 

Se nella stessa causa l’avvocato ha azionato una domanda di valore determinabile e una di valore indeterminabile, il giudice, per calcolare i compensi dovuti al professionista, deve riferirsi allo scaglione relativo al valore indeterminabile. Tuttavia tale principio vale solo se l’applicazione dello scaglione per controversie di valore indeterminabile sia più favorevole al professionista rispetto all’applicazione di quello previsto in base al valore effettivo della controversia. Sarebbe altrimenti contraddittorio calcolare le competenze dell’avvocato sempre e comunque secondo il criterio del valore indeterminabile della causa se questi ne subirebbe uno svantaggio: si finirebbe infatti per riconoscere un importo inferiore a un’attività più complessa svolta dall’avvocato.

 

È quanto chiarito dalla Cassazione in una sentenza pubblicata ieri [1].

 

Il Giudice di merito ha sempre la facoltà di verificare se l’importo oggetto della domanda possa costituire, o meno, un parametro di riferimento idoneo alla quantificazione della controversia oppure se lo stesso si riveli del tutto inadeguato rispetto all’effettivo valore della stessa o, ancora, se sia eccessivo. La Corte, inoltre, ha precisato che qualora vi sia un cumulo tra più domande di valore determinato e indeterminabile, ai fini della quantificazione del compenso professionale si deve prendere, come riferimento, lo scaglio di valore per le domande indeterminabili solo ove questo sia maggiormente favorevole al professionista.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 15 aprile – 16 maggio 2016, n. 9975
Presidente Bucciante – Relatore Criscuolo

Svolgimento del processo

Con distinti atti di citazione la società ricorrente proponeva opposizione avverso i decreti ingiuntivi emessi dal Tribunale di Trento in favore dell’avvocato V. e dell’avvocato Panariti quale compenso per l’attività professionale svolta nell’interesse della società opponente nell’ambito di un giudizio di responsabilità professionale, al quale la detta società era stata chiamata ad intervenire.
Con l’opposizione si deduceva l’errata applicazione dello scaglione tabellare di valore della controversia, in quanto non era stato considerato che la lite principale si era conclusa con transazione, e che la chiamata in causa dell’opponente era avvenuta in maniera del tutto impropria. Inoltre veniva contestata l’effettiva debenza di alcune delle voci tariffarie richieste in sede monitoria.
Disposta la riunione delle opposizioni, il Tribunale con la sentenza n. 403 del 9/3/2010 rigettava integralmente le opposizioni.
La ricorrente proponeva appello e, nella resistenza degli appellati i quali proponevano a loro volta appello incidentale con riferimento al mancato accoglimento dell’eccezione d’inammissibilità

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[1] Cass. sent. n. 9975/2016 del 16.05.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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