Cartelle di pagamento con prescrizione breve
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18 Mag 2016
 
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Cartelle di pagamento con prescrizione breve

Tutte le imposte che devono versarsi annualmente si prescrivono in cinque e non dieci anni: la Ctp di Reggio Calabria ribadisce il proprio orientamento.

 

Tutte le tasse che si devono pagare almeno una volta all’anno e che, per ogni annualità, non richiedono un nuovo esame dell’esistenza dei presupposti impositivi si prescrivono in 5 anni e non in 10: un esempio sono i diritti della Camera di Commercio, l’Irpef, il canone sull’acqua, il canone di depurazione, l’imposta sui rifiuti, i contributi di bonifica, ecc. Questo significa, ad esempio, che se alla notifica della cartella di pagamento di Equitalia non segue alcun atto (come un pignoramento, una intimazione di pagamento, ecc.), il debito “scade” dopo il quinquennio e non va più pagato.

 

Il chiarimento giunge da una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Calabria [1]. La CTP non fa che riprendere un suo precedente orientamento [2] espresso in materia di Irpef con il quale, discostandosi dall’interpretazione maggioritaria, aveva applicato, per tale imposta, la prescrizione breve ossia quinquennale e non decennale (leggi “Cartella di pagamento: prescrizione breve in cinque anni”).

 

La ragione di tale tesi è presto detta: viene applicato l’articolo del codice civile [3] che fissa in cinque anni la prescrizione di tutti i pagamenti che devono essere fatti una volta all’anno o per frazioni di tempo più brevi. Invece, secondo altri giudici andrebbe applicata la norma generale [4] che fissa, per qualsiasi tipo di pagamento (salvo le eccezioni espressamente previste), la prescrizione in 10 anni.

 

La CTP di Reggio Calabria sposa quindi l’orientamento più favorevole al contribuente, richiamando a proprio favore alcuni precedenti della Cassazione [5]. Lo stesso ragionamento – chiarisce la sentenza in commento – si può fare non solo con i contributi dovuti alla Camera di Commercio o con l’Irpef, ma con tutte le altre prestazioni periodiche per le quali non è richiesto, per ogni singolo periodo contributivo, “un riesame dell’esistenza dei presupposti impositivi”. Si tratta, ad esempio, del canone idrico (quella che viene comunemente chiamata tassa sull’acqua), il canone depurazione, ecc. Del resto nessuno ha mai messo in discussione che per certe tipologie di imposte, che si pagano ad anno o frazione di anno come la Tarsu, la Tari, la Tosap e i contributi di bonifica si applichi la prescrizione di cinque anni e non di dieci. Questo appunto perché si tratta di prestazioni periodiche, versate annualmente ed in un’unica soluzione.

 

Anche i diritti alla CCIA vengono pagati annualmente, previo invio da parte della camera di commercio di una mera lettera informativa. E il presupposto per cui viene richiesto è la mera iscrizione dell’impresa nel registro delle imprese. Si tratta di un presupposto impositivo che non forma oggetto di riesame periodico.


[1] CTP Reggio Calabria, sent. n. 2151 del 5.05.2016.

[2] CTP Reggio Calabria, sent. del 16.04.2014; cfr. anche CTR Catanzaro, sent. n. 173/2016.

[3] Art. 2948 cod. civ.

[4] Art. 2946 cod. civ.

[5] Cass. sent. n. 4283/2010 e 26013/2014.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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